Storia di acquariofilo - Fauna mista

La nuova vasca perfettamente funzionante

La mia storia di acquariofilo. Devo dire che il mio primo approccio all’acquariofilia non è stato dei migliori, purtroppo non solo per mia ignoranza, ma soprattutto per quella del negoziante che mi seguiva: ripensandoci oggi non aveva la più pallida idea di come allevare un organismo marino.
Certo, il giorno in cui ho cominciato a studiare, a guardarmi attorno ed a scambiare opinioni con altri appassionati, le cose sono cambiate.

E’ stato il mio primo acquario a farmi capire l’importanza di comprendere prima d’agire: un principio che applico ancora oggi in tutte le cose importanti che faccio.

La mia vasca era un “Koro 100”, modificato con quattro tubi al neon, il classico filtro biologico interno pieno di cose inutili, 10 kg di rocce vive, 10 centimetri di sabbia corallina grossa e niente più.

Dopo circa due anni dall’avvio, nell’acquario c’era di tutto: pesci angelo con gli invertebrati, murene con i gamberetti. Per non parlare di percentuali d’inquinamento stratosferiche.

Ero sempre più demoralizzato per i modesti risultati raggiunti. Ho deciso quindi che per dare una vita più dignitosa ai miei animali avrei dovuto dedicare loro uno spazio più adeguato. Così dopo progetti di ogni tipo ho fatto costruire una vasca nuova e più grande.

Nel frattempo i pesci erano cresciuti notevolmente e gli invertebrati venivano divorati dai pesci: è chiaro che ci voleva uno spazio dedicato agli uni ed agli altri. Quindi ho allestito la nuova vasca, progettata da me e realizzata da un vetraio della zona.

A quel punto, ho preso un’altra decisione e cioè ho conservato solamente una delle due vasche, dedicandomi interamente all’acquario di barriera, molto più ricco di vita, di scoperte da fare e di soddisfazioni, rispetto all’acquario modello “Moby Dick” , pieno di pescioni enormi.

Una volta avviata la nuova vasca, ho scelto animali compatibili e dopo avere contattato la struttura italiana più adeguata ad ospitare dei pesci marini tropicali, ho impacchettato tutto e sono andato all’Acquario di Genova per lasciare i miei organismi in vasche bellissime e grandissime, dove avrebbero potuto crescere e proliferare per anni, invece di finire in qualche negozio che li avrebbe rivenduti di nuovo a qualche altro appassionato inesperto.

Il nuovo acquario era fantastico e particolare: alto 90 cm per 70 cm di larghezza e 180 cm di lunghezza: un vero tratto di barriera corallina.

Dopo alcuni mesi di maturazione, ho inserito i primi ospiti e poi, per la bellezza di tre anni, tutto è filato in maniera splendida: ho visto triplicare le dimensioni delle mie tridacne, dei coralli molli e di tutta una serie di organismi che con il tempo sono comparsi.

Storia di acquariofilo - Acquario esploso

Anche questa vasca però aveva dei limiti. Era dotata di un filtro biologico, uno meccanico, un secondo biologico a letto fluido, un terzo biologico “asciutto bagnato”, uno schiumatoio. Non dava i risultati che mi aspettavo anche se era veramente bellissima.

La mia passione sono sempre stati i coralli duri e nello specifico Acropore, Pocillopore, Seriatopore, Montipore e molte altre specie. Purtroppo nella mia vasca sembrava che non vi fosse speranza di sopravvivenza per loro. Proliferavano solo i coralli molli e le tridacne. L’unica spiegazione che mi sono dato, è che la presenza massiccia di bioballs, cannolicchi ed uno spesso strato di sabbia, favorisse l’accumulo di Nitrati oltre 50 mg/l e di Fosfati.

Purtroppo, una mattina del gennaio 1999, la vasca ha fatto un rumore sinistro: dopo neanche 30 secondi mi sono ritrovato con i piedi immersi in 20 cm d’acqua salata, insieme a tutto quello che la forza di 1.100 litri erano riusciti a trascinarsi dietro: pesci, coralli, rocce, sabbia, ecc.

Grazie al cielo, il mio nuovo negozio di fiducia si trovava a 500 metri da casa, così il negoziante, dopo essere corso da me armato di scatoloni di polistirolo e sacchi di plastica, ha caricato tutto sul furgone ed immesso dopo pochi minuti pesci e invertebrati in alcune delle sue 35 vasche marine.

L’unica cosa che ho perso è stata una bellissima Trachyphyllia purtroppo finita schiacciata sotto una roccia. Invece a sorpresa, dopo circa un’ora dal disastro, ho trovato il mio piccolo Gramma loreto sotto il letto in due centimetri d’acqua, vivo e vegeto con l’acqua a 13 gradi. Il sopravvissuto è ancora ospite del mio nuovo acquario.

Per fortuna in quel periodo avevo appena cominciato a conoscere la filosofia Berlinese, un metodo che pone al centro del sistema acquario non un filtro meccanico o biologico con bioballs, cannolicchi o altre cose artificiali, ma solamente ciò di cui la natura ha dotato il mare, vale a dire le rocce vive. Inutile dire che la mia successiva vasca è stata progettata e realizzata secondo la filosofia Berlinese.
Ma questa è un’altra storia.

INFO ARTICOLO:

 

Gianluca Bin  

 

 ( 2 agosto 2002 )  

 

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