Metodo Berlinese - Architettura e dimensioni

Un tipico acquario Berlinese. Vasca di Gianluca Bin. Foto Claudio Rebonato

Architettura e dimensioni di un acquario marino.
Il metodo Berlinese cerca di riprodurre nel modo più naturale possibile l’habitat e i processi bio-chimici della barriera corallina.
Nel progettare un impianto possiamo adottare diverse scelte tecniche, differenti soluzioni strutturali ed estetiche, più o meno efficienti. Ad esempio possiamo utilizzare una sola vasca oppure possiamo allestire una vasca principale corredata da una vaschetta per i filtri (sump). Possiamo utilizzare una vasca da 1.000 litri oppure una da 300. Insomma, c’è di che sbizzarrirsi.
Tuttavia, noi preferiamo illustrare un sistema affidabile e di tipo moderno strutturato su una vasca principale di dimensioni medie (che costituisce l’acquario vero e proprio) sotto la quale viene allestito il sump in modo da poter accedere alla stazione di filtraggio comodamente e senza dover manomettere l’ambiente acquario.
Come iniziare? Primo passo: leggere e documentarsi. Non è neanche pensabile la gestione di una vasca del genere se non si conoscono i rudimenti della tecnica e della biologia di un acquario di barriera. Buttarsi nell’impresa ad occhi chiusi, confidando magari solo ed esclusivamente sulle capacità del negoziante di fiducia o di qualche amico un po’ più esperto, vuol dire – prima o poi – andare incontro a guai. Il che significa soldi (molti) buttati dalla finestra e – quel che è peggio – strage di pesci e invertebrati.
Il primo investimento da fare, dunque, è l’acquisto di buoni libri e la consultazione di qualche ottimo sito sul tema.

Architettura e dimensioni di un acquario marino nel dettaglio

Una volta che abbiamo cominciato a capire cos’è e come funziona un acquario berlinese, prima di lanciarci nell’allestimento dobbiamo partire da una considerazione: quanti e quali organismi vogliamo ospitare nel nostro acquario di barriera. Deciso questo, saremo in grado di scegliere la vasca delle dimensioni giuste e di abbinare gli accessori adatti.
Considerando le dimensioni medie di pesci e invertebrati e tenendo presente la loro velocità di crescita, è indispensabile che la vasca abbia una capacità di almeno 300 litri. In ogni caso l’altezza non dovrà superare la larghezza. Val la pena di ricordare la regola d’oro: più grande è la vasca e più stabile sarà il sistema. Attenzione però a non esagerare, il costo di un impianto (e della relativa manutenzione) aumenta di pari passo con le sue dimensioni.

Vediamo da quali componenti è formato un sistema del genere.

  1. Vasca principale. E’ l’acquario vero e proprio ed è dotato di pozzetto di tracimazione. Non ha coperchio né (se possibile) tiranti. Lo spessore dei vetri deve essere adeguato alla struttura. Una possibilità da non sottovalutare è l’acquisto di una vasca in vetro extra-chiaro: ha costi molto più elevati del normale cristallo ma, anche a spessori ragguardevoli, permette di osservare i colori di pesci e invertebrati al naturale.
  2. Sump. E’ posto sotto l’acquario. Attraverso il pozzetto di tracimazione, vi scende l’acqua dalla vasca principale per essere trattata dagli impianti di filtraggio.
  3. Raccorderia in pvc. Tubi, raccordi e rubinetti per l’impianto idraulico. Regola tassativa: l’intero impianto deve essere di materiale plastico atossico.
  4. Pompa di ricircolo. Posizionata nel sump rimanda l’acqua nell’acquario.
  5. Pompe di movimento. Vanno poste nell’acquario e servono a creare flussi di corrente forti e diversificati nella direzione e nel tempo.
  6. Illuminazione HQI. Garantisce una quantità e una qualità di luce abbastanza simile a quella che esiste sul reef.
  7. Schiumatoio. E’ il cuore del sistema berlinese. Sottrae dall’acqua le sostanze organiche prima che si trasformino in composti tossici. Se l’acquario è ben strutturato può benissimo lavorare da solo senza la necessità di essere affiancato da un filtrio biologico.
  8. Reattore di Calcio. Mantiene costante nell’acqua la concentrazione di Calcio necessaria alla crescita dei coralli duri. L’impianto tradizionale è formato da bombola di CO2, camera di reazione, elettrovalvola e controller elettronico del pH.
  9. Riscaldatore. Nei mesi invernali alza la temperatura dell’acqua mantenendola intorno ai 25°.
  10. Refrigeratore. Nei mesi estivi protegge l’acquario da un eccessivo riscaldamento.
  11. Controllers elettronici. Si tratta di apparecchiature elettroniche molto utili per tenere costantemente sotto controllo i principali parametri chimici e fisici dell’acqua.
  12. Osmoregolatore. Garantisce il rabbocco dell’acqua evaporata dall’acquario con acqua d’osmosi.
  13. Rocce vive. Sono il mattone biologico fondamentale dell’acquario di barriera. Se di buona qualità, garantiscono la creazione di un mini-ecosistema equilibrato.
  14. Materiale di fondo. Si può utilizzare sabbia corallina di diversa granulometria. Può andare anche l’Aragonite. L’ideale sarebbe utilizzare sabbia viva ma in Italia è di difficilissima reperibilità. Il fondo deve avere uno spessore adeguato al sistema che abbiamo allestito: da 1 o 2 cm a 5 o 6 cm.

Inoltre il sistema può essere dotato di:

  1. Timers. Non sono indispensabili ma molto utili per automatizzare alcune operazioni come ad esempio l’accensione e lo spegnimento delle luci.
  2. Refugium. Affiancato al sump costituisce un “serbatoio” di microrganismi utilissimi all’ecosistema vasca.
  3. Lampade UVb. Un piccolo impianto battericida, anche se da solo non è in grado di risolvere malattie e parassitosi, può aiutare a prevenirle.
  4. Impianto ad osmosi inversa. Permette di avere sempre a disposizione acqua osmotica. E’ una spesa aggiuntiva ma si ammortizza nell’arco di pochi mesi.
  5. Vasca di quarantena. Indispensabile per curare pesci malati.

INFO ARTICOLO:

 

Alberto Scapini  

 

 ( 2 dicembre 2002 )  

 

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