Gli Acanturidi sono senza dubbio la famiglia che più si addice ad una vasca di coralli. Ne esistono di varie taglie e per questo motivo sceglieremo l’esemplare non per la sua bellezza ma verificando la compatibilità in fatto di taglia con la nostra vasca.

Questi pesci sono utili per controllare la crescita delle alghe e limitarne la diffusione. Anche i Centropyge sono un genere da prendere in considerazione, ma mi sento di consigliare solo la specie bispinosus. Le altre sono note agli acquariofili per le loro saltuarie “pizzicate” ai coralli e il loro inserimento può riservare delle sorprese anche dop mesi di pacifica convivenza.

I generi Oxycirrhites e Neocirrhites ben si prestano a popolare una vasca di invertebrati, come i generi Cromis, Pterapogon, Amphiprion, Gramma, Pseudochromis, nonché il genere Blenniella, Synchiropus, Opisthognathus, Salarias, Ecsenus, Nemateleotris e tantissimi altri.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Sì, e ciò agevola la riproduzione in cattività per propagazione di molte specie. Sarcophyton sp. è uno di quei invertebrati che si presta ad essere riprodotto mediante il taglio della colonia madre.

Le due parti dove è stato effettuato il taglio, in poco tempo, rimargineranno la ferita e la colonia madre riassumerà la forma tipica a “cappello”.

Da Cladiella sp. può essere reciso un ramoscello e sulla parte tagliata germoglieranno nuovi polipi. E’ bene prestare attenzione alla metodologia usata per effettuare le divisioni.

Consultare l’articolo relativo su Zanclus.it o su altri siti, sulle riviste specializzate o sui moderni testi di acquariofilia.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Esistono moltissime vasche di soli pesci e proprio l’assenza di invertebrati permette di usare quei medicinali che in vasche popolate dai coralli sono vietati. E’ comunque sempre necessario, naturalmente, estrarre tutte le rocce vive.

Non è sempre vero che una vasca di coralli risolva o eviti le parassitosi. Spesso, pesci delicati e predisposti, curati nella loro vasca, priva di coralli, con preparati a base di Rame, risolvono definitivamente la malattia.

Le malattie e in particolare le parassitosi in una vasca di soli pesci vengono prevenute con l’uso di una lampada UVb e con l’impiego di Ozono, mentre i casi più gravi e tutte le patologie infettive richiedono che l’esemplare sia curato in una vasca di quarantena.

In natura pesci ed invertebrati convivono nello stesso ambiente. In acquario dobbiamo cercare il più possibile di “imitare “ la natura e ricreare habitat in cui la coesistenza sia possibile. Selezionando le specie secondo le loro e le nostre esigenze, oggi, siamo in grado di ottenere acquari dove, per esempio, specie del genere Pomacanthus convivono con specie del genere Discosoma. Osservando una vasca di soli pesci, come del resto una di soli coralli, possiamo renderci conto che “manca qualcosa”.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

È possibile curare un pesce nella vasca principale – naturalmente togliendo tutti gli invertebrati, le rocce vive e alcune specie di pesci che non tollerano assolutamente il Rame – ma bisogna sapere che la vasca impiegherà moltissimi mesi, prima di tornare idonea ad allevare di nuovo dei coralli.

Meglio, dunque, non farlo: una vasca dove è stato effettuato un trattamento con un prodotto a base di Rame è irrimediabilmente compromessa. Il Rame uccide circa il 20% dei batteri che servono ai processi di filtrazione. Come se non bastasse, questo metallo stermina tutti quei minuscoli organismi che popolano le rocce vive. Meglio, allora, predisporre una vasca di cura, anche di dimensioni ridotte: 50/80 litri possono bastare.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Si. Al giorno d’oggi, personalmente, non sono a conoscenza di nessun medicinale che si possa usare con gli invertebrati, o per lo meno in dosi sufficienti a curare una malattia specifica.

Alcuni antibiotici come l’Aureomicina, sono usati in dosi leggerissime per combattere il proliferare eccessivo di alcuni tipi di alghe. Esistono preparati commercializzati per combattere malattie come Cryptocaryon irritans ed Oodinium ocellatum che tuttavia devono essere considerati utili nella prevenzione e non nella cura effettiva di una malattia conclamata.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Queste specie richiedono spazi ampi e il loro scudo di aculei li porta spesso ad essere considerati i responsabili di danni agli invertebrati. Tuttavia, in una vasca di coralli dove la disposizione degli esemplari rispetta le distanze necessarie tra specie e specie, la presenza dei ricci, almeno di piccole e medie dimensioni è consigliata. Certamente il genere Diadema è uno di quei generi che esigono uno spazio maggiore. Il diametro della corona è di 9 cm, mentre il diametro totale, aculei compresi, può raggiunge i 40 cm.

Come è facile immaginare, il passaggio di un esemplare di questa taglia lascia il segno. Data la loro alimentazione (si cibano tra l’altro di alghe calcaree e spugne) la decisione di inserirli in una vasca di coralli va ben ponderata.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

I Pomacentrini (Chrysiptera cynea o Chrysiptera parasema), in genere, sono di solito i primi pesci che si introducono in una vasca in fase di maturazione. Non vanno comunque mai introdotti prima dei due mesi. Anche un pesce come Z. flavescens è indicato dopo tale periodo. L’importante, prima di decidere la specie, è verificare il corretto funzionamento dell’acquario.

Quali sono le spie? Presto detto: in una vasca che comincia “a girare” a dovere non c’è più traccia di Nitriti; i Nitrati sono scesi e si sono stabilizzati intorno almeno ai 20 mg/lt; le alghe infestanti si sono ridotte o sono scomparse; il pH ha un’oscillazione modesta e non scende (o lo fa solo di notte) sotto un valore di pH 8.00; sulle rocce cominciano a fiorire le alghe calcaree rosa.

A questo punto possiamo introdurre i primi pesci robusti delle specie citate sopra. Naturalmente il numero di esemplari deve essere molto ridotto.

Prima che la vasca abbia almeno un anno di vita mai introdurre specie della famiglia Pomacanthidae, Chaetodontidae o comunque esemplari noti come pesci “delicati”. Esemplari come A. achilles, A. leucosternon, A. japonicus, tanto per citarne alcuni, hano bisogno di una vasca funzionante senza problemi da almeno due anni.

Attenzione anche alle stelle marine, che basano la loro dieta sulle alghe, come pure i pesci che si nutrono in prevalenza di minuscoli organismi. Queste specie possono essere introdotte solo quando il sistema è in grado di fornire loro cibo in quantità sufficiente.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Una vasca può essere matura dopo due mesi, dopo tre, dopo un anno. Ci sono acquari che dopo due anni presentano ancora problemi. Insomma, ogni vasca fa storia a sé. Diciamo che “mediamente” un corretto processo di maturazione può dirsi completo nell’arco di tre mesi.

Ma è inutile e sciocco fissarsi sul calendario. Piuttosto armiamoci di test, verifichiamo i valori dell’acqua e teniamo d’occhio alcuni segnali che l’acquario ci dà. Quali sono le spie? Presto detto: in una vasca che comincia “a girare” a dovere non c’è più traccia di Nitriti (anzi questi tossici composti dell’Azoto devono sparire dopo pochi giorni dall’introduzione delle rocce vive); i Fosfati sono spariti o non superano gli 0.30 mg/lt; i Nitrati sono scesi intorno ai 20 mg/lt (o più in basso) e si sono stabilizzati; il pH ha un’oscillazione modesta e non scende (o lo fa solo di notte) sotto un valore di pH 8.00; il potenziale Redox supera i 400 mv; sulle rocce cominciano a fiorire le alghe calcaree rosa e rosse; le alghe infestanti (alghe filamentose) cominciano a regredire o sono scomparse del tutto.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

In mare la concentrazione di ossigeno è sempre a valori altissimi grazie all’immensità della massa d’acqua e, soprattutto, al vorticoso gioco di onde e di correnti che favoriscono un costante scambio di gas tra la superficie dell’acqua e l’aria.

Un dato importante da ricordare è che la concentrazione di Ossigeno è inversamente proporzionale alla tempertura dell’acqua. Ciò significa che in una vasca tropicale (dove il movimento dell’acqua non è nemmeno paragonabile a quello del mare aperto e dove la temperatura è impostata intorno ai 25 gradi) la concentrazione di Ossigeno va tenuta molto alta artificialmente.

Per avere un adeguato scambio di gas è importante che la vasca abbia una superficie molto ampia: evitare vasche strette ed alte e preferire vasche basse e larghe.
Per ossigenare l’acqua dimentichiamoci del vecchio aeratore con la pietra porosa: è antiestetico ed ha un’efficienza assai limitata. Il sistema più semplice e più efficace per tenere la concentrazione di Ossigeno vicina alla saturazione è dotare l’impianto di un sistema di pompe che tenga in costante movimento la massa d’acqua in modo da favorire un continuo scambio di gas lungo tutta la superficie dell’acquario. Si consiglia una potenza totale delle pompe pari a 20 volte la capacità della vasca. Ad esempio una vasca da 200 litri dovrà avere pompe per un totale di 4.000 litri/ora.

Il flusso delle pompe (o almeno di alcune) deve correre parallelo a pochi centimetri dalla superficie dell’acqua. Un’altra importante fonte di ossigenazione è lo schiumatoio. Oltre a togliere dall’acqua i composti organici prima che vadano in putrefazione, uno schiumatoio efficiente mescola energicamente aria ed acqua ossigenando quest’ultima.

D’estate, se l’impianto non è dotato di refrigeratore, la vasca rischia di raggiungere o superare i 30°. In questo caso è ancora più importante forzare l’ossigenazione dell’acqua attraverso il movimento. Attenzione anche ad eventuali black-out elettrici. Se la vasca è molto popolata, uno stop di molte ore potrebbe far morire “soffocati” i pesci.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

In un acquario marino il pH (cioé il valore che misura l’acidità/basicità dell’acqua) è una buona spia dello stato di salute di una vasca. I valori ottimali si attestano tra pH 8.00 e 8.30 (limiti: 7.80 e 8.50) con una leggera oscillazione durante l’arco della giornata: il pH è più basso durante la notte e più alto al momento in cui si spengono le luci.
In una vasca in fase di maturazione è normale avere un pH piuttosto basso per la presenza di materiale organico in decomposizione proveniente dalle rocce vive.

In una vasca matura e ben equilibrata, al contrario, il valore viene tenuto a bada dal “metabolismo” dell’intero micro-sistema. Nonché dall’effeto “tampone” dovuto alla presenza della sabbia corallina e di un eventuale reattore di Calcio.
In molte vasche, complice la presenza di troppi organismi (e delle loro relative deiezioni) l’acqua tende però ad avere un pH sempre piuttosto basso. Se ciò avviene anche durante l’arco della giornata (con valori che superano a fatica pH 8.00) è il caso di intervenire.

Bisognerà verificare la durezza dell’acqua misurando il dKH. Se dovesse essere inferiore a 7 occorre alzarlo. Per prima cosa dobbiamo verificare se il sistema lavora in modo equilibrato oppure se c’è troppa concentrazione di sostanze organiche dovute a un eccesso di pesci o di cibo rispetto all’impianto di filtraggio. Se non è questo il nostro caso, possiamo provare a ritarare il reattore di Calcio riducendo il flusso di CO2 oppure abbassando di un paio di punti il valore di pH sul quale scatta l’elettrovalvola. In questo caso, il risultato della taratura lo vedremo solo dopo alcune settimane mentre nei primi giorni assisteremo ad un ulteriore abbassamento del pH.

Nel frattempo possiamo intervenire con prodotti appositi. Esistono in commercio degli ottimi buffers, cioé prodotti tampone che dosati nella giusta quantità aiutano a tenere alto il dKH e di conseguenza aiutano a ridurre le cadute e le oscillazioni di pH.

Un altro ottimo sistema per tenere alto il pH è effettuare ogni sera un rabbocco goccia a goccia con acqua calcarea (kalkwasser). Questo sistema è ottimo perché aiuta anche a combattere i Fosfati e a tenere a livelli ottimali la concentrazione di Calcio in vasca.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

I Nitriti sono composti altamente tossici e sono assolutamente da tenere a zero. E’ del resto assai rara la loro comparsa in una vasca marina, persino nella più “zoppicante”. I Nitriti possono comparire solo in seguito ad avvenimenti “castrofici” come il caso di morte (e putrefazione) di qualche grosso organismo o di un’intera specie di ospiti. In questo caso è d’obbligo intervenire in modo tempestivo rimuovendo la fonte d’inquinamento ed effettuando un robusto cambio d’acqua.

I Nitrati, invece, devono restare sempre su valori accettabili. Un valore di 25 mg/l è da considerarsi accettabile: parecchie specie di invertebrati traggono da questi sali parte del proprio sostentamento. Tuttavia, se la popolazione della vasca è in gran parte costituita da coralli duri, è preferibile abbassare tale valore intorno ai 5 – 10 mg/l.

Un acquario funzionante a dovere e ben equilibrato è in grado di tenere a bada da solo la concentrazione di Nitrati. Qualora invece dobbiamo intervenire per abbassarli, il metodo più semplice è il cambio dell’acqua. Ma questa operazione ci aiuta a superare l’emergenza, non a risolvere il problema. Un valore sempre elevato, certamente è un segnale che la vasca ha un problema. I casi sono solo tre: non c’è un filtraggio ottimale, oppure l’acquario è troppo densamente popolato, oppure diamo troppo cibo ai pesci. Non riempite la vasca di pesci per poi lesinare il cibo. Piuttosto rinunciate ad alcuni esemplari.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

La comparsa di alcune specie di alghe inferiori (verdi filamentose, per esempio) è normale in un acquario appena allestito. Il loro ciclo termina quasi sempre nel giro di due mesi. Una volta trascorso tale periodo le alghe “cattive” iniziano a regredire e si insedieranno le alghe superiori. Successivamente – a volte è necessario anche un anno – faranno la loro comparsa le alghe calcaree.

In un acquario maturo, il proliferare delle alghe filamentose o patinose deve essere considerato un segnale di allarme. Verificate i valori chimici, controllate che tutte le apparecchiature lavorino in modo ideale e adeguate la popolazione della vasca adibita al loro controllo come i pesci e gli invertebrati alghivori.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Sì, senza dubbio. In natura, grazie alla simbiosi, il pesce trova nell’anemone un riparo sicuro dai predatori. D’altra parte l’anemone raccoglie gli avanzi di cibo del pesce pagliaccio. In acquario la popolazione della vasca è scelta dall’acquariofilo e quindi gli Amphiprion non devono difendersi da altri pesci predatori.

Ma non è semplice in acquario scegliere la giusta specie di pesce pagliaccio adatta a un determinato tipo di Attinia. Sono frequenti, in tal senso, le perdite di molti Anemoni proprio per la simbiosi forzata con una specie di Amphiprion inadatta.

Privi di un Anemone, i “pesci pagliaccio” sono meno aggressivi. La durata della loro vita non cambia. Certamente rinunciare allo spettacolo che queste due specie offrono in simbiosi è molto difficile. Per questo al momento dell’acquisto, cerchiamo di verificare attraverso libri aggiornati la reale compatibilità in natura delle specie. Fidarsi dell’apparente simbiosi nella vasca del negoziante a volte può essere un errore. Spesso in vasca, in assenza di un anemone, i pesci pagliaccio cercano dei surrogati e stazionano nei pressi di qualche altro invertebrato dalla struttura simile all’attinia.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

L’azione urticante di un Anemone è senza dubbio un fattore da tenere in considerazione. In caso di specie particolarmente urticanti, lo spazio disponibile per allevare altri coralli si ridurrà di molto. L’azione urticante, infatti, non è limitata al semplice contatto con il tessuto dell’Anemone, ma particelle urticanti (nematocisti) vengono rilasciate dall’invertebrato e trasportate dalla corrente in ogni angolo della vasca.

Una cosa importante da sapere è che gli Anemoni sono invertebrati “vaganti”: in acquario scelgono la posizione che più prediligono. A volte sono necessari molti giorni, settimane, o addirittura mesi perché si stabilizzino in un punto. Prima di acquistare un esemplare bisogna accertarsi che la propria vasca abbia le caratteristiche idonee al mantenimento di tale specie. Infatti, esistono Attinie che esigono un fondo sabbioso, altre che prediligono le rocce come materiale su cui posizionarsi.

Gli Anemoni hanno bisogno di vasche dedicate e i moderni acquari di barriera non sempre sono per loro un habitat idoneo. Consigliamo agli appassionati di orientarsi verso specie di Attinie che prediligono i fondi sabbiosi, come il caso di Macrodactyla doreensis.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Altri aspetti legati alla presenza dell’uomo possono essere considerati ben più influenti: il degrado generale dell’ambiente o il turismo “selvaggio”, per fare un paio di esempi.

Certamente noi acquariofili possiamo fare molto per rendere il nostro hobby meno distruttivo. La riproduzione in acquario dei coralli avviene già in maniera massiccia, come del resto anche l’allevamento di organismi in speciali zone di mare riservate al commercio.

Alla salvaguardia delle specie contribuisce anche la conoscenza delle malattie che colpiscono i pesci marini, ed infine il rifiuto assoluto di acquistare esemplari che provengono da zone in cui si effettua la pesca con il veleno.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Certamente una massa d’acqua maggiore risulta più semplice da gestire, o meglio, tollera meglio eventuali errori. I 200 litri devono essere considerati il volume minimo per un acquario marino. Questa misura limita le specie di pesci che si possono allevare e certo non permette, ad esempio, di inserire Acanturidi o Pomacantidi.

Altro discorso per gli invertebrati. In un acquario di questa dimensione si possono ottenere risultati eccellenti, tuttavia consiglio un acquario di almeno 300/400 litri.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Pomachantus imperator è sicuramente una specie che deve essere allevata in vasche capienti di almeno 1.000 litri.

Sicuramente alcune specie di coralli saranno ignorate e potranno convivere. Coralli particolarmente urticanti e moltissime specie del genere Discosoma, difficilmente verranno “attaccate”.

Pertanto la vasca ideale per Pomachantus imperator è una vasca mista, con coralli selezionati. Anche in vasche prive di coralli, dove i valori chimici sono ottimali e stabili, le rocce vive sono abbondanti e l’alimentazione è adeguata, Pomachantus imperator vive per moltissimi anni.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Gli acquariofili hanno sempre avuto opinioni contrastanti. Diciamo subito che tutti gli esseri viventi non dovrebbero subire nessuna forma di “prigionia”. Anche noi acquariofili sottoponiamo a questa condizione i nostri pesci.

Se importiamo pesci adulti e di grandi misure (20 cm. o più) impediamo la riproduzione, mentre nel caso di pesci in età giovanile danneggiamo il naturale ricambio generazionale.

Come comportarci dunque? Dobbiamo garantire adeguate condizioni di vita a ciasun esemplare. I pesci grandi devono essere tenuti in vasche capienti di almeno 1.000 litri, mentre pesci come il genere Centropyge, tanto per fare un esempio di taglia contenuta, possono tranquillamente vivere “felici” in vasche con capienza superiore ai 200 litri. L’importante è rispettare nel miglior modo possibile le loro esigenze.

Naso lituratus è sicuramente una specie adatta ad una vasca di invertebrati, consiglio di inserirlo almeno in una vasca di 600 litri. Questa specie, che in mare raggiunge la lunghezza di 45 cm., in cattività resta sensibilmente più piccola.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Zebrasoma flavescens presenta questa condizione solo nel caso in cui sia mal nutrito o ammalato. E’ un pesce robustissimo e il più diffuso in acquariofilia marina.

E’ sufficiente mantenerlo in una vasca con un normale sviluppo algale, predilige le alghe filamentose. Occorre somministrare alghe essiccate, granuli e fiocchi completi. E’ meglio integrare la dieta con cibo di origine animale e due volte la settimana completare la dieta con del cibo surgelato.

Nel caso il dimagrimento sia causato da una malattia è indispensabile intraprendere una cura adeguata.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Dodici ore per le luci blu e dieci per le luci bianche sono sufficienti a garantire un’illuminazione ottimale. Naturalmente l’impianto deve essere adeguato alla vasca, e i neon devono garantire uno spettro colore completo. E’ preferibile utilizzare un coperchio di tipo “a specchio”, o, in alternativa, utilizzare le coperture riflettenti. Così facendo, siamo in grado di aumentare la potenza del nostro impianto di illuminazione di circa il 20%.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Meglio iniziare con specie appartenenti all’ordine Corallimorpharia (Mushroom anemone), comunemente chiamati Actinodiscus. Altri coralli molto resistenti e “affamati” di Nitrati sono i Sarcophyton e molte specie di Zoanthidi. Successivamente inseriremo Cladiella, Sinularia – in particolar modo la specie S. dura – per poi iniziare, dopo circa sei/otto mesi con coralli duri come Euphyllia paradivisa e Nemenzophyllia turbida.

C’è da sottolineare, comunque, che un acquario in forma, soprattutto se funzionanate da parecchi mesi, dovrebbe avere una concentrazione di Nitrati almeno inferiore ai 20 mg/lt. Se così non è, più che investire danaro in organismi resistenti, è meglio investire energie nella ricerca di soluzioni che consentanto di abbassare la concentrazione di Nitrati.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

I pesci non hanno problemi nemmeno per due o tre giorni. Per gli invertebrati la cosa cambia. La luce è la fonte essenziale di vita per moltissimi invertebrati perché consente alle alghe simbionti (zooxanthellae) di fornire al corallo parte del nutrimento necessario, circa il 60%.

Un giorno senza luce non rappresenta un grosso problema: anche in natura, del resto, una perturbazione metereologica può oscurare per qualche giorno la barriera corallina. Tuttavia un tempo più lungo di qualche giorno senza illuminazione è senza dubbio da evitare.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Una spiegazione potrebbe essere la seguente: di notte le difese immunitarie tendono ad abbassarsi e quindi favoriscono l’attività di batteri, virus e parassiti. Nel caso di questi ultimi c’è da rilevare che la staticità dei pesci durante il sonno favorisce il loro insediamento sul corpo del pesce.

Gli invertebrati, a differenza dei pesci, non degenerano quasi mai nell’arco di uno o due giorni. I pesci, invece, possono morire nell’arco di una notte, anche se il giorno prima sembravano vispi e affamati.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Assolutamente no. Ci sono specie delle quali possiamo allevare più esemplari nella medesima vasca, come il genere Pterapogon, Amphiprion ed altre. Altre specie, invece, non possono convivere nello stesso acquario, come nel caso del genere Pomacanthus o Labroides. Gli esemplari, anche quando i libri assicurano la compatibilità, devono essere osservati in acquario per verificare realmente la possibile convivenza.

Molti pesci, anche dopo molti anni, possono improvvisamente rivelare un’intolleranza verso una specie con cui vivevano. Questo atteggiamento è spesso da ricondurre a modifiche dell’arredamento dell’acquario o alla percezione da parte del pesce che lo spazio o la disponibilità di cibo stia diminuendo.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Di solito i dati forniti dalle aziende a corredo di molti accessori (e lo schiumatoio non fa eccezione) “peccano” di ottimismo. E’ dunque preferibile acquistare uno schiumatoio di potenza un po’ superiore alla capacità della vasca: è infatti difficile peccare in eccesso di potenza. Naturalmente ciò non significa acquistare per una vasca da 200 litri uno schiumatoio che l’azienda produttrice consiglia per vasche da 600. Meglio comunque abbondare un po’. L’unico rischio che comporta un eccesso di schiumazione è di sottrarre alla vasca insieme alle sostanze da eliminare anche elementi chimici utili. Ma è un rischio relativo se nella vasca si segue un regolare regime di integrazione di oligoelementi.

Un’ultima osservazione. C’è chi acquista uno schiumatoio ad altissima efficienza e, per evitare un eccesso di schiumazione, lo fa lavorare comandato da un timer solo in particolari intervalli orari. Tenendo conto che, prima di dare il massimo, uno schiumatoio ha bisogno di molte ore di lavoro, tale soluzione non si rivela una scelta ideale.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Parliamo dell’impianto: una vasca costruita con tutti gli accorgimenti necessari e composta da materiali di qualità può durare decenni.

Per quanto riguarda invece l’ecosistema, se i valori si mantengono stabili non c’è nemmeno la necessità di “riallestirla” nel corso degli anni.

Sta a noi acquariofili condurre in maniera appropriata il “sistema”. La stabilità si ripercuote anche su tutti gli organismi che vi abitano e determina la durata della loro esistenza.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Certamente. Gli acquariofili più esperti sorridono quando sentono questa domanda. Eppure esistono molte persone che per anni hanno usato per i rabbocchi l’acqua marina invece dell’acqua dolce. La densità in vasca è modificata dall’evaporazione: quando scende il livello dell’acqua, evaporano solo le molecole d’acqua pura (H2O) mentre i sali rimangono in vasca. Per questo motivo il rabbocco deve essere effettuato con acqua di osmosi. E’ preferibile segnare un livello, anche ottico, ed ogni giorno aggiungere l’acqua, invece di lasciar passare alcuni giorni prima di farlo.

Nei moderni acquari sono previsti dei sensori galleggianti che, quando il livello dell’acqua scende, azionano una pompa situata in un serbatoio d’acqua dolce.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Nonostante l’ingente mole di informazioni che noi acquariofili, oggi, abbiamo a disposizione – Internet, libri e riviste specializzate – c’è chi continua a preparare l’acqua marina utilizzando acqua dell’acquedotto o acqua proveniente da addolcitori domestici. Niente di più sbagliato. Questi tipi d’acqua, se analizzati, presentano valori di Nitrati rilevanti e quindi non sono adatti per l’uso acquariofilo. L’acqua da utilizzare nei nostri acquari deve provenire da impianti ad osmosi inversa efficienti (un buon impianto deve essere dotato di un prefiltro a carbone attivo).

Gli acquariofili prepararano l’acqua marina in vari modi: alcuni la preparano all’istante, altri dieci giorni prima dell’uso, altri ancora aggiungono addirittura dell’acqua minerale per evitare precipitazione di Calcio.
Qualunque sia il metodo usato è importante che i sali vengano sciolti perfettamente prima dell’utilizzo dell’acqua in vasca. L’acqua marina appena miscelata è molto “aggresiva” per la grande quantità di sali non ancora perfettamente disciolti: può infastidire (se non danneggiare) invertebrati e pesci.

Meglio dunque preparare l’acqua un paio di giorni prima dell’utilizzo. Una pompa e un riscaldatore, se necessario, la tengono in forte movimento e alla temperatura adatta. In questo modo si alza leggermente anche il valore Redox che tuttavia rimane sempre inferiore rispetto a quello in vasca. La pompa, che tiene in movimento l’acqua, è indispensabile per evitare che il Calcio e gli altri elementi si depositino sulle pareti dei contenitori. La quantità da sostituire è circa il 10% ogni settimana. Questa quantità è consigliata per acquari con filtrazione biologica, mentre in vasche con sistema Berlinese la sostituzione può avvenire una volta al mese o meno.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Il movimento all’interno di un acquario deve essere almeno 20 volte il volume dell’acqua. E’ meglio distribuire la potenza delle pompe in modo equilibrato, e fornire senza dubbio la vasca di pompe di movimento interne, invece di avere una sola pompa di risalita potente.

Secondo le più recenti tecniche è meglio posizionare le pompe di movimento sul lato più corto della vasca, per simulare la direzione della corrente che i coralli trovano in mare. E’ importante, in ogni modo, che la circolazione sia unidirezionale, meglio se alternata.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Il cibo surgelato non porta nessuna conseguenza negativa. Naturalmente deve essere di buona qualità e soprattutto la “catena del freddo” non deve essere stata interrotta. In altre parole, nei vari passaggi dal produttore all’acquirente finale, il prodotto non deve mai aver subito uno scongelamento accidentale.

E’ uso di molti acquariofili, acquistare le tavolette a parecchi chilometri di distanza da casa, senza premunirsi di una borsa termica. Ciò è un errore: in questo modo esponiamo i nostri pesci a possibili infezioni. Verificate sempre la data di scadenza e se la confezione ne è priva rifiutate l’acquisto. Possiamo pure provvedere personalmente a confezionare un “pastoncino” ricco di tutti quei elementi necessari ad una corretta alimentazione per poi, una volta surgelato, averlo a disposizione ogni giorno.

Consiglio, in ogni modo, di integrare la dieta con elementi secchi e completi.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Dipende innanzi tutto dalla specie. Ci sono pesci che non si adatteranno mai al cibo secco e moriranno di fame piuttosto di assaggiarlo.

Altre specie cambieranno la loro dieta naturale e di buon grado passeranno ad una alimentazione diversa. La cosa fondamentale è fornire cibi completi che soddisfino tutte le loro necessità alimentari, variando i prodotti con marche differenti.

Ai pesci, in generale, è meglio somministrare cibo surgelato due volte la settimana, mentre per le specie che lo richiedono tutti i giorni. Dei buoni libri e la navigazione in siti aggiornati forniscono le informazioni per la singola specie.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Una dieta equilibrata soddisfa tutte le esigenze nutrizionali di cui i pesci hanno bisogno. Le vitamine vanno somministrate, aggiungendole al cibo, solo nel caso in cui il pesce sia ammalato o comunque debilitato. Oppure, quando ci si rende conto che il cibo che la specie assume in cattività è diverso da quello che consuma in natura e non gli consente una dieta adeguata (per esempio nel caso di molte specie di Chetodontidi).

In ogni modo, se si usano vitamine, è preferibile utilizzare esclusivamente prodotti specifici per il mercato acquariofilo e non avventurarsi, per risparmiare, in prodotti ad uso umano. Le nostre esigenze vitaminiche non sono uguali a quelle dei pesci.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Oggi sono disponibili mangimi secchi – in alcuni casi anche surgelati – denominati “completi”. Significa che, al loro interno, contengono tutte le proteine e le vitamine necessarie affinché un pesce goda di ottima salute. Addirittura si possono acquistare confezioni, appositamente preparate, per soddisfare le esigenze alimentari di una particolare Famiglia.

Senza dubbio, in commercio, esiste una grande scelta di prodotti e di cibi secchi completi, mentre il cibo surgelato, quasi sempre, si trova commercializzato per tipo (Artemia, krill, mysis ecc). E’ meglio acquistare prodotti di marche note del settore che garantiscono oltre alla qualità anche la freschezza della confezione, elemento da non sottovalutare.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

I pesci sono animali intelligenti e associativi. Sono in grado di riconoscere il numero delle persone presenti davanti alla vasca, o meglio, capiscono la differenza tra quando si tratta delle solite persone oppure ce ne sono molte di più.

Questo spiega il perché, a volte, sono impauriti quando degli amici vengono ad ammirare la vostra vasca. Nella mia casa le vasche sono sistemate in stanze diverse e quelle meno frequentate sono proprio quelle dove i pesci sono meno tranquilli.

Sono in grado di associare la paura per il retino o la gioia per il vasetto del cibo. Riconoscono addirittura la colorazione degli indumenti che, se molto diversa dal solito, provoca in loro una forma di timore.

Sotto un certo punto di vista è vero che riconoscono il loro padrone, ma sono anche pronti in poco tempo ad adattarsi ad uno nuovo. In altre parole, non si affezionano al padrone ma semplicemente “corteggiano” chi dà loro il cibo.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Tuttti i macro e i micro elementi devono essere presenti nell’acqua della nostra vasca per mantenere in ottime condizioni i coralli. Questi assorbono le sostanze necessarie per il loro sostentamento in vari modi. Tutti, comunque, mettono al primo posto delle loro esigenze la sopravvivenza. Quindi, è la quantità di sostanze utili disponibili che determina o meno la possibilità di crescita.

Con un acqua povera, i coralli deperiranno progressivamente; con un’acqua normale si manterranno in discrete condizioni e con un’acqua ricca di sostanze nutrienti saranno in ottime condizioni, aumentando la loro massa scheletrica nel caso dei coralli duri (Scleractinie) e il loro volume nel caso dei coralli molli (Alcionacei).

Il Calcio e lo Stronzio sono elementi indispensabili per la crescita dello scheletro. Se desideriamo un acquario di barriera ricco di coralli, sappiamo già in anticipo la spesa che dobbiamo sostenere e una volta acquistati li dobbiamo allevare correttamente, non accontentandoci di vederli sopravvivere.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Le difficoltà che si incontrano nella gestione di un acquario marino non devono essere considerate maggiori rispetto alla conduzione di un acquario d’acqua dolce.

Oggi, con il sistema Berlinese, una mini-barriera è alla portata di tutti. I costi sono maggiori, ma questo è un discorso a parte. Ogni persona decide di spendere i propri soldi nell’hobby che più gli piace.

Poche regole e tanta passione sono sufficienti ad iniziare questa avventura e con l’aiuto di appassionati o negozianti di fiducia il successo è assicurato. Leggere e documentarsi prima di cominciare è comunque una condizione imprescindibile. L’acquisto di un libro moderno e aggiornato è senza dubbio – per un principiante – l’investimento migliore.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

Il tempo consigliato per un bagno in acqua dolce dipende dalla specie e dagli organismi che “attaccano” i pesci. Durante il bagno, i pesci, devono essere costantemente controllati. Se presentano un comportamento strano occorre toglieri immediatamente dall’acqua dolce.

Di solito, i bagni vengono effettuati per togliere i vermi che frequentemente colpiscono i pesci, in particolar modo agli occhi. Cinque minuti sono sufficienti a farli staccare dal corpo del pesce. Specie appartenenti alla famiglia dei Pomacantidi sopportano senza problemi un bagno più lungo.

Non bisogna utilizzare questa tecnica per combattere Cryptocaryon e Oodinium: non ha nessun effetto sui parassiti ed, anzi, si finisce per sottoporre il pesce ad uno stress che come conseguenza provoca un ulteriore peggioramento della parassitosi. Tali patologie, piuttosto, vanno curate utilizzando preparati idonei a base di Rame.

 Alberto Scapini - Claudio Rebonato    ( 24 dicembre 2003 )

 

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