Cryptocaryon irritans - Acanthurus japonicus

Acanthurus japonicus colpito da Cryptocaryon irritans. I parassiti sono molto grossi e si stanno staccando dal corpo del pesce.

Cryptocaryon irritans, più conosciuto come la malattia dei “puntini bianchi”, rappresenta, insieme con Oodinium ocellatum la malattia che più di frequente affligge i pesci marini. Purtroppo nei casi più gravi, se non viene curata, conduce alla morte del pesce colpito.
Il parassita è un protozoo ciliato che si attacca al corpo dei pesci. Maturo raggiunge dimensioni variabili tra 0,5 e 2 mm. In natura, questo parassita ha ben poche possibilità di rappresentare una seria minaccia per i pesci: l’immensa quantità d’acqua e le forti correnti presenti in mare fanno in modo che i ciliati vengano dispersi e difficilmente possano giungere ad attaccare qualche esemplare.
Molto diverso è il discorso in acquario: lo spazio angusto di una vasca fa sì che, una volta introdotto un ciliato nell’acquario, questo nel giro di pochi giorni dia vita ad un ciclo di riproduzione esponenziale dove, alla fine, i parassiti che fluttano nella vasca sono talmente numerosi che i pesci non riescono più a sottrarsi agli attacchi.

Cryptocaryon irritans – come si riproduce il parassita

Il ciclo di vita di Cryptocaryon irritans inizia con l’infezione del pesce da parte di un ciliato. Il parassita non può sopravvivere né riprodursi se, nel corso della sua breve esistenza, non riesce a trascorre un periodo di tempo aggrappato alle pelle, alle branchie o agli occhi di un pesce. Ad una temperatura tra i 24 e i 27 gradi, questo periodo dura tra 5 ai 7 giorni. In questo stadio si nutre dei tessuti dell’ospite e cresce da 60 a 370 micron.
Raggiunta la maturità, il parassita lascia il pesce e fluttua nell’acqua per 12 – 18 ore finché sviluppa una sostanza appiccicosa che gli consente di attaccarsi al substrato (persino ai vetri della vasca) e di trasformarsi in ciste. A questo stadio misura da 200 a 400 micron. Dentro la ciste, i parassiti cominciano a riprodursi ad un ritmo impressionante. All’interno di ciascuna ciste possono svilupparsi anche 200 nuovi tomiti (così si chiamano i parassiti in questo stadio) che misurano dai 25 ai 60 micron. Questa fase ha una durata variabile fra i 3 e i 28 giorni. I singoli tomiti sviluppano delle appendici e, una volta maturi, rompono la parete della ciste e iniziano a nuotare nell’acqua. A questo punto, se non trovano un ospite entro poche ore, muoiono. Secondo alcuni ricercatori, l’uscita dalla ciste avviene di solito nelle ore mattutine.
Se invece i ciliati riescono ad aggrapparsi ad un pesce, si insinuano nei tessuti nell’arco di 5 minuti e cominciano a crescere. E così riparte un nuovo ciclo di vita. Più alta è la temperatura in vasca, più rapido è il ciclo.
E’ evidente che se i pesci non hanno la forza di contrastare la parassitosi, questa, ad ogni successiva ondata si presenterà sempre più violenta.

Cryptocaryon irritans – i sintomi

Ecco nell’ordine di comparsa e di gravità quali sono i sintomi che indicano la presenza della parassitosi:

  • Strofinamento dei pesci contro le pareti della vasca e contro gli oggetti.
  • Puntini bianchi della dimensione di una capocchia di spillo sul corpo e sulle pinne del pesce.
  • Eccessiva produzione di muco.
  • Respirazione accelerata.
  • Macchie sul corpo dovute alla distruzione dei tessuti causata dai parassiti.
  • Apatia e stato di torpore

Cryptocaryon irritans – acquisti a rischio e acquisti sicuri

I pesci appena importati sono spesso soggetti a questo tipo di parassitosi. Buona abitudine, quando si acquistano dei pesci, è verificare lo stato dell’acqua in cui sono tenuti. E’ prassi diffusa di molti importatori e negozianti, tenere i pesci in un “intruglio” d’antibiotico e Rame. Quando i pesci escono da quest’acqua e vengono introdotti in acquario ci sono forti probabilità che esplodano malattie che, nell’acqua piena di medicinali, venivano tamponate.
Se invece vediamo che in negozio i pesci sono tenuti in vasca insieme con qualche invertebrato, ciò ci garantisce che l’acqua è priva di “intrugli” medicinali. Per pesci dall’aspetto sano, tenuti in queste vasche, dopo l’acquisto come precauzione è sufficiente effettuare un semplice periodo di quarantena.

Cryptocaryon irritans – pesci, vasche e Cryptocaryon

I pesci che vivono nei nostri acquari, invece, possono essere colpiti dal parassita quando si indeboliscono a causa di qualche fattore stressante. Il caso più comune è un repentino abbassamento della temperatura in vasca. Anche uno sbalzo di pochi gradi può stressare il pesce. Esistono specie particolarmente sensibili a questo genere di cambiamenti, ricordiamo ad esempio Acanthurus japonicus. Lo stress provoca un abbassamento delle difese con la conseguenza che l’esemplare diventa più vulnerabile agli attacchi del parassita.
Ma come arriva il parassita in vasca? La risposta è sorprendente: in una qualsiasi vasca normalmente popolata di pesci, nella stragrande maggioranza dei casi Cryptocaryon irritans c’è già. E’ in forma latente e non aspetta altro che incontrare un esemplare debole o stressato per attaccarlo. E’ chiaro che in una vasca ecquilibrata e ben condotta dove i pesci sono robusti e in salute, il parassita è destinato a rimanere in “sonno”. Ma non illudiamoci: in agguato quasi sempre c’è.
Ma come arriva, dunque, in vasca? Le cisti di Cryptocaryon irritans possono essere veicolate attraverso rocce vive provenienti da un altro acquario, attraverso l’immisione di altri pesci ammalati o di invertebrati provenienti da vasche contaminate.
A parte i blennidi ed altre famiglie di pesci il cui corpo è protetto da un forte strato di mucosa, quasi tutte le specie marine possono contrarre il Cryptocaryon irritans. Alcune sono particolarmente esposte. Acanthurus japonicus e Acanthurus leucosternon, solo per citarne alcuni, quando sono malati rappresentano una vera minaccia per tutta la vasca. La cosa che impressiona di questi pesci è che una volta colpiti sviluppano una quantità di parassiti doppia rispetto agli altri pesci. Diventano una specie di “vivaio” ambulante grazie al quale i parassiti hanno la possibilità di riprodursi in maniera strabiliante per attaccare poi in forze gli altri pesci.
Le vasche rispondono in maniera diversa alla presenza di Cryptocaryon irritans e, in alcuni casi, acquari pieni d’invertebrati aiutano a controllare il parassita in quanto molti ciliati finiscono tra i tentacoli dei coralli.
Non è detto che, una volta giunto in vasca un singolo ciliato, la parassitosi esploda in forma violenta. Anzi. Se i pesci sono “in forma” il problema può non presentarsi affatto oppure può manifestarsi solo in forma molto lieve. In questo caso possiamo limitarci ad installare una lampada battericida. Solitamente è sempre un singolo pesce che innesca il contagio e molte volte è sufficiente togliere questo per dar modo agli altri di guarire.

Un errore comune tra i principianti è di ritenere il problema risolto senza interventi quando, a pochi giorni dalla comparsa dei primi puntini bianchi, i pesci tornano puliti da soli. Chi non conosce il ciclo di vita del parassita crede che ciò equivalga ad una guarigione spontanea. Purtroppo si tratta invece della normale caduta dei ciliati dal pesce per incistarsi sul fondo. Dopo qualche giorno, quando le cisti saranno mature, sui pesci torneranno i puntini bianchi.
Qui le possibilità sono due. La seconda ondata della parassitosi può presentarsi in forma più lieve della prima (in questo caso vuol dire che i pesci sono in grado di superare il problema da soli) oppure più estesa. Se la parassitosi aumenta di violenza, urge iniziare una terapia.
Insomma, i pesci non vanno tolti dalla vasca principale per essere curati all’insorgere dei primi “puntini bianchi”, ma solo quando ci si rende conto, dopo ondate successive sempre più violente di parassitosi, che non sono in grado di sconfiggere il parassita da soli.

Cryptocaryon irritans – le tecniche terapeutiche

Esistono varie tecniche per debellare il Cryptocaryon irritans. Quasi tutte hanno discreti risultati ma solo una permette di pulire perfettamente dai parassiti un esemplare colpito.

Cryptocaryon irritans – la micro filtrazione

Il sistema a micro-filtrazione.Consiste nell’installare in vasca un sistema di filtraggio forzato basato su cartucce filtranti da 0,5 a 5 micron, provenienti dall’industria idraulica. Questo sistema può essere utile solo nei casi in cui la parassitosi è di media gravità.
Tra l’altro è un sistema abbastanza costoso: le cartucce filtranti hanno un prezzo che varia da 10 a 30 euro. Esistono anche cartucce provenienti dagli Usa (costruite appositamente per il mercato acquariofilo) del costo di 60 Euro. L’autonomia di queste cartucce filtranti è per giunta limitata: s’intasano e diventano inutilizzabili dopo due-tre settimane d’esercizio.
Il sistema prevede almeno due filtri collegati tra loro e l’uso di una potente pompa centrifuga con una prevalenza di almeno tre metri. Il primo filtro, con una capacità di filtrazione di 5 micron ferma le particelle più grossolane, mentre il secondo, con maglie ancora più piccole, esegue la micro-filtrazione vera e propria e riesce ad intercettare anche i ciliati di Cryptocaryon irritans.

Cryptocaryon irritans – il cambio vasca

Il sistema del cambio vasca. E’ molto efficace, ma molto complicato. Occorre avere a disposizione una batteria di piccole vasche indipendenti (almeno due-tre). Consiste nello spostare ogni due giorni il pesce ammalato da una vasca all’altra in modo che i ciliati staccatesi dalla pelle rimangano nella vasca precedente. Una volta tolto il pesce, naturalmente la vasca deve essere accuratamente sciacquata e ripulita, pena l’inutilità del trattamento. Il cambio di vasca deve essere effettuato quando la maggior parte dei “puntini bianchi” si sono staccati dai pesci. La difficoltà di sincronizzare questa fase con le nostre esigenze e l’impossibilità da parte della maggioranza degli acquariofili di avere in casa più vasche di cura, lo rende un sistema di difficile utilizzo. La cura va comunque protratta per almeno tre settimane.

Cryptocaryon irritans – l’ozono

Il sistema con l’Ozono. E’ uno dei più validi, in quanto permette di curare i pesci anche in vasche d’invertebrati.
L’Ozono però rappresenta un problema se non viene usato con schiumatoi efficientissimi e dotati di pompa centrifuga; il gas può essere molto dannoso per l’uomo.
La quantità d’Ozono impiegata per uccidere i parassiti è molto alta e se non è dosata in modo corretto, rischiamo d’uccidere prima i pesci che debellare il Cryptocaryon irritans.
L’Ozono immesso in vasca tramite lo schiumatoio, deve essere monitorato attraverso un controller elettronico che chiude il flusso qualora il valore Redox, che noi controlleremo tramite una sonda, supera il valore programmato di 470 mv.

Cryptocaryon irritans – la lampada UV

La lampada battericida UV. E’ un altro metodo di cura. Tuttavia va più considerato come un sistema di prevenzione che non un rimedio risolutivo. Quando il problema diventa serio, anche questo metodo mostra i suoi limiti. Le lampade a raggi ultravioletti (UV) sono certificate con un’autonomia molto alta ma l’esperienza insegna che la loro potenza si esaurisce in un arco di tempo relativamente breve.
Le vecchie lampade battericide, cioè quelle che sono inserite in un tubo di plexiglas e che sono a contatto con l’acqua, vanno sostituite ogni 50 giorni per assicurare un funzionamento efficiente. La lampada deve essere lasciata sempre in funzione, perché ogni spegnimento ne diminuisce la durata.
E’ molto difficile tarare la potenza del sistema battericida.
Se la pompa vi fa scorrere un flusso d’acqua troppo veloce, i raggi non hanno il tempo di “bruciare” i ciliati. Se, viceversa, il flusso dell’acqua è troppo lento (soprattutto in vasche grandi) prima di passare sotto gli UV, il parassita avrà tempo di riprodursi.
Una formula sperimentata con successo indica il seguente rapporto di irrorazione di raggi UV: 91,900 microwatt al secondo per ogni centimetro quadrato.
Le nuove lampade UV, attualmente in commercio, sono molto più corte e il bulbo non è a contatto con l’acqua. Quest’accorgimento è senza dubbio efficace perché, anche se la lampada non migliora in termini di potenza battericida, comunque ha una durata maggiore.

Cryptocaryon irritans – la tecnica più efficace

Le tecniche descritte finora sono tutte efficaci per forme leggere di Cryptocaryon irritans ma sono inutili in casi gravi. Come agire allora?
Per curare in modo risolutivo il Cryptocaryon abbiamo bisogno di un preparato a base di Rame. Per utilizzarlo è indispensabile utilizzare una vasca di quarantena: il Rame è letale per tutti gli invertebrati anche a bassissime concentrazioni.
Anche se nella nostra vasca principale non abbiamo invertebrati (naturalmente crostacei compresi), ritengo inopportuno usare il Rame: le rocce vive e quasi tutti i batteri sarebbero annientati e ci vorrebbero molti mesi prima di rivedere la vasca tornare “viva”. E in ogni caso non sarebbe più la vasca di prima.
I prodotti in commercio a base di Rame sono tutti efficaci, ma si differenziano per la loro tossicità.
I comuni test per la misurazione del Rame per uso acquariofilo non sono così precisi da potercisi affidare ciecamente.
Per una lettura della reale concentrazione in vasca dovremmo avere a disposizione test professionali oppure, meglio ancora, degli strumenti elettronici costosissimi e di difficile reperibilità. Meglio allora affidarsi alle esperienze di persone che da anni curano questa parassitosi.
Indipendentemente dalla marca di medicinale adottato è essenziale leggere scrupolosamente il dosaggio d’ogni prodotto, per non incorrere in errori che si rivelano mortali per i pesci. Direi di più: quando ci si trova ad usare un prodotto per la prima volta e non si hanno informazioni a riguardo, di regola è meglio dimezzare la dose consigliata nelle istruzioni.
Non è costume di questo sito citare le case produttrici, ma la vita dei pesci è troppo importante per non fornire un’indicazione utile: il prodotto si chiama Sea Cure ed è reperibile in molti punti vendita d’acquariofilia. L’esperienza lo conferma il meno pericoloso nel dosaggio. Resta in ogni modo inteso che in mani esperte i prodotti in commercio risultano tutti validi.
Per trattare con successo questa malattia dobbiamo mantenere un livello terapeutico di Rame ionico pari a 0,15 parti per milione (ppm).
La vasca di quarantena deve essere priva di qualsiasi tipo di fondo. Come riparo per i pesci, specialmente per i più timidi, possiamo usare delle piccole anfore o qualche roccia, ma in quantità limitata. Il Rame viene assorbito da questi materiali in modo differente e quindi calcolare il ridosaggio diventerebbe impossibile.
Se presente nel filtro, il carbone attivo deve essere tolto: eliminerebbe il Rame.
Nella vasca dobbiamo inserire un aeratore che permetta ai pesci una respirazione migliore e la temperatura va mantenuta sui 26°.
E’ vero che Cryptocaryon irritans si riproduce più in fretta (e quindi è più vulnerabile) a temperature più alte, ma è meglio aspettare un paio di giorni in più; così facendo avremo il tempo di portare il Rame alla concentrazione corretta e manterremo in vasca una quantità più elevata d’Ossigeno. Teniamo presente che i pesci quando sono afflitti da questo parassita sono già debilitati e quindi non dobbiamo accentuare lo stress con delle pessime condizioni dell’acqua.
Le istruzioni che accompagnano la confezione sono da seguire alla lettera perché si sono rivelate esatte anche dalle nostre esperienze.

Cryptocaryon irritans – il dosaggio

Cryptocaryon irritans - Vasca di quarantena

La piccola vasca di quarantena dove vengono curati i pesci. Indispensabile aggiungere un aeratore per facilitargli la respirazione.

A parte rare epidemie violente di Cryptocaryon irritans, questo parassita concede il tempo di intervenire. Dopo i dosaggi prestabiliti del prodotto, occorre controllare attentamente il decorso della malattia; non dobbiamo cadere nel classico “tranello” dell’acquariofilo inesperto aggiungendo a raffica altro Rame solo perché i “puntini bianchi” non sono già spariti.
Anche quando i pesci ne sono letteralmente coperti, abbiamo ancora tempo per intervenire. L’importante, ripeto, è controllare che la parassitosi non degeneri. Normalmente dopo otto giorni di trattamento in vasca di quarantena il Cryptocaryon irritans è debellato, ma in ogni caso terremo ancora i pesci nella vasca di cura per altri 15-20 giorni.
E’ buona norma in questo periodo fare dei cambi d’acqua. Il Rame, deve essere ridosato sulla base della quantità d’acqua cambiata.
Il Rame, naturalmente, uccide anche una quantità di batteri presenti nel filtro della vasca di quarantena (10-20%) e questo può provocare un temporaneo aumento dei Nitriti in vasca. Per questa ragione, nella vasca di quarantena il cibo deve essere somministrato con parsimonia, per non incorrere in inquinamenti eccessivi. Il normale processo di ossidazione dei Nitriti riprenderà nell’arco di due giorni. Raccomandiamo di verificare la respirazione dei pesci e di effettuare giornalmente nei quattro giorni in cui inseriamo il Rame, il test relativo ai Nitriti.
Se il test vi segnala una forte concentrazione di Nitriti e i pesci respirano affannosamente tanto da non contare più i battiti delle branchie, urge cambiare immediatamente il 50% dell’acqua e, se non è possibile trasferirli in un’altra vasca, occorre trattare l’acqua con carbone iper-attivo. Controllate i vostri esemplari per le due ore successive e se lo stato di disagio permane, non resta che toglierli dalla vasca in quanto il filtro non funziona più in modo adeguato.
Sovente potete notare che gli esemplari colpiti dalla parassitosi respirano con una branchia sola. Ciò è causato dalla quantità elevata di muco che producono nel tentativo di proteggersi dai parassiti.
Questo muco fa da “collante” e rende la branchia meno elastica; non rappresenta tuttavia un problema e tutto tornerà normale quando il pesce avrà vinto la parassitosi.

Ecco le informazioni e i dosaggi che usiamo da anni nelle nostre vasche:

Capienza reale vasca (Lunghezza x Larghezza x Altezza / 1000) – 20%): 50Litri
Materiale all’interno: una piccola anfora
Temperatura: 26°
Un aeratore
Dosaggio: 1 giorno sei gocce al mattino e sei gocce alla sera; 2 giorno sei gocce alla sera; 3 giorno tre gocce alla sera; 4 giorno tre gocce alla sera

Naturalmente dovete calcolare il dosaggio in base alla dimensione della vostra vasca.
Dopo questo trattamento, con il prodotto indicato, il dosaggio è sufficiente ad uccidere i parassiti.
Lasciate passare alcuni giorni e valutate attentamente la situazione. Se vedete che la parassitosi non peggiora, significa che siete sulla buona strada e non dovete più aggiungere altro Rame.
La presenza di cisti molto grosse sul corpo dei pesci non rappresenta un peggioramento ma solo il normale sviluppo del ciclo di vita dei parassiti. La cosa più importante è verificare che dopo ogni ciclo di Cryptocaryon irritans i pesci migliorino. Nel caso invece si noti che la situazione peggiora, aggiungete ancora alcune gocce di Rame per altri due giorni e poi lasciate passare ancora un po’ di tempo.
La possibilità di arrivare ad un’intossicazione con il preparato citato è molto remota, in quanto, come già detto, si contraddistingue per un basso grado di tossicità in rapporto alle dosi prescritte.

Ci sono capitate situazioni in cui abbiamo curato pesci con la malattia già allo stadio finale ed abbiamo dovuto portare il Rame ad una concentrazione elevata in tempi rapidi, altrimenti i pesci non sarebbero sopravvissuti. In questo caso è difficile, se non impossibile, stabilire con esattezza dosi e tempi; solo l’esperienza e un pizzico di buona sorte ci potranno aiutare.

 

INFO ARTICOLO:

 

Alberto Scapini - Claudio Rebonato  

 

 ( 2 agosto 2002 )  

 

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