Compatibilità
tra specie in acquario
Ogni specie, anche dello stesso genere, può
avere comportamenti e preferenze differenti. In
più, lo stesso esemplare si comporta in
modo diverso a seconda della vasca dove vive.
E preferibile evitare la convivenza di esemplari
della stessa specie, anche se moltissime esperienze
di appassionati hanno dimostrato il contrario.
Senza contare poi che - come vedremo più
avanti - in questa famiglia ci sono esemplari
che, quando sono ammalati, diventano delle autentiche
colture vaganti" di parassiti. Se desideriamo,
in ogni modo, tenere esemplari della stessa specie
la tecnica più efficace è quella
di inserirli in vasca assieme ed in età
giovanile.
Allora nelle nostre vasche possiamo inserire solo
un esemplare di questa famiglia? Non proprio.
E molto più sicuro, da parte mia,
fornire le incompatibilità, piuttosto che
i difficili abbinamenti. Eccone alcuni, basati
sulle mie esperienze, di altri appassionati con
anni di attività alle spalle, nonché
su molta letteratura consultata.
Specie quasi
sempre incompatibili:
-
A. sohal A. lineatus
-
A. leucosternon A.
japonicus A. nigricans (sinonimo glaucopareius)
-
Z. desjardinii Z.
veliferum
-
Z. flavescens Z. scopas
Il genere Naso contiene specie
come N. lituratus e N. lopezi che si comportano
come autentici cagnolini: non creano
problemi e sono le uniche che sicuramente andranno
daccordo con tutte le altre.
Naturalmente moltissimi altri abbinamenti sono possibili.
Io stesso ho visto molti acquari con specie di Acanturidi
differenti convivere pacificamente. Ma questi tipi
di acquari sono sempre molto capienti (almeno 800
litri), gestiti da appassionati con anni di esperienza
e pronti in caso di necessità a dividere
e collocare i litiganti in vasche separate già
predisposte.
Alimentazione
Una volta scelti gli abitanti ideali per la nostra
vasca, dobbiamo essere in grado anche di soddisfare
tutte le loro esigenze ambientali, alimentari e
sanitarie.
Gli Acanturidi richiedono unalimentazione
abbondante e ricca di vegetali, integrata con cibo
di origine animale. Parecchie persone pensano che
tutti gli Acanturidi abbiano bisogno solo di cibo
vegetale e questo porta ad avere dei pesci mal nutriti
e deboli. Un esempio è P. hepatus, la cui
dieta deve assolutamente contenere cibo di origine
animale.
Quindi, nella nostra dispensa cerchiamo
di avere sempre alghe essiccate o meglio ancora
umide - queste ultime solo recentemente sono disponibili
nei negozi specializzati - fiocchi e granuli vegetali,
mangime completo, spinaci, insalata (del tipo Romana)
e tavolette di mangime surgelato. Alimentiamo gli
Acanturidi due o tre volte al giorno variando tutti
questi elementi e loro ci ringrazieranno con una
livrea scintillante.
Colori
e comunicazione
Forse, nessuna famiglia è preparata sul tema
della comunicazione come gli Acanturidi.
Le variazioni cromatiche e gli atteggiamenti con
i quali esprimono il loro stato danimo e di
salute sono incredibili.
Naso lituratus, per esempio, esterna la felicità
quando gli somministriamo cibi (alghe in particolare)
di suo gradimento, assumendo una colorazione chiara
e saturando i colori. Al contrario, in caso di paura,
diviene scuro e mostra bande chiare.
Zebrasoma flavescens in caso di felicità
nuota dondolando da una parte allaltra
della vasca.
Acanthurus leucosternon perde quasi completamente
i colori in caso di parassitosi.
Osserviamo attentamente i nostri pesci. Saremmo
in grado di capire ed interpretare molte delle loro
emozioni e di accorgerci immediatamente quando qualche
cosa non va.
In un acquario di Acanturidi è consigliato
non tenere rocce molto appuntite, per esempio rami
di corallo. In caso di paura, pur essendo degli
abili nuotatori, possono perdere il controllo e
sbattervi contro provocandosi ferite a volte mortali.
La circolazione dellacqua deve essere intensa,
lilluminazione da media a forte e devono trovare
una ragionevole quantità di rocce libere.
Alcune specie sono molto difficili da ambientare
e trascorrono addirittura settimane prima che accettino
il cibo. In questo periodo è utile stimolarli
con pezzetti di cibo appetitoso, e lasciare delle
alghe o dellinsalata fissata in vasca con
una clip (esiste in commercio un modello apposito).
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| Acanthurus
achilles e Acanthurus leucosternon (foto e vasca
di Alberto Scapini) |
Malattie
Gli Acanturidi sono la famiglia più esposta
a parassitosi come Cryptocaryon irritans ed Oodinium
ocellatum. Sono sensibili alle variazioni di temperatura
e ai cambi di vasca. Spesso accade che nella stessa
vasca loro siano colpiti da parassitosi mentre altre
specie non presentino la malattia. E allora
importante mantenere i valori chimici sempre stabili
e munire la vasca di un climatizzatore, in modo
da garantire una temperatura costante.
Ma vediamo, in base alle mie esperienze, quali specie
sono particolarmente colpite tra quelle maggiormente
importate: A. achilles, A. japonicus, A. leucosternon,
C. hawaiiensis e in forma minore A. sohal, A. lineatus,
P. hepatus. Avere in acquario una di queste specie
colpita da una forma grave di parassitosi equivale
ad avere in vasca una bomba ad orologeria innescata.
Un paio di cicli della malattia sono
sufficienti a contaminare lintera popolazione
della vasca e mettere in serio pericolo la vita
di tutti i pesci.
Gli Acanturidi attaccati vanno tolti dall'acquario
e curati in una vasca di quarantena, senza sperare
che chissà per quale motivo possano guarire
da soli. Diffidate da coloro che vi propongono soluzioni
con preparati miracolosi da usare addirittura
nella vasca dove vivono gli invertebrati. Non esiste
al giorno doggi nessun preparato che sia in
grado di debellare una parassitosi avanzata senza
nuocere totalmente od in parte alla salute dei coralli.
Più volte sono accorso ad aiutare acquariofili
che allinterno della loro vasca avevano un
esemplare di quelli sopra citati zeppo di parassiti
e con la quasi totalità della popolazione
in vasca colpita. Quasi sempre è stato sufficiente
togliere e curare a parte la specie che ha innescato
la malattia, per consentire agli altri di riprendersi
senza nessuna cura.
Una mia esperienza con C. hawaiiensis può
esservi di aiuto per comprendere le difficoltà
che a volte si incontrano durante linserimento
in vasca di alcuni Acanturidi. Il pesce era nella
vasca da un anno e sul suo corpo erano sempre presenti
parassiti, a volte molti e a volte pochi. La vasca
era popolata di invertebrati in salute, con valori
stabili ed ottimali. Rappresentava comunque per
questa specie unambiente ostile, mentre per
gli altri abitanti risultava un habitat ideale,
dato che non presentavano la malattia. Spostato
nella vasca di cura, C. hawaiiensis in pochi giorni
è perfettamente guarito (almeno così
sembrava) e dopo una ventina di giorni è
stato inserito di nuovo nella vasca principale.
I parassiti il giorno dopo sono tornati. E in gran
numero. E evidente, a questo punto, che è
proprio il soggetto predisposto alla parassitosi
e malgrado tutte le attenzioni possibili è
molto difficile guarirlo. Sono convinto, comunque,
che con il tempo e alcuni cicli di cure riuscirà
a guarire definitivamente.
Nella sezione Le Malattie di Zanclus.it
è presente un articolo che vi aiuta a riconoscere
queste parassitosi e vi fornisce i rimedi per debellarle.
La comparsa di puntini neri e rossi sulla bocca,
o in generale sul corpo degli Acanturidi, specialmente
riscontrabile nel genere Zebrasoma e in particolare
nella specie flavescens, non deve essere considerata
quasi mai una malattia pericolosa. Generalmente
i puntini scompaiono da soli senza luso di
medicinali. Secondo le mie esperienze non è
sempre vero che il responsabile sia Posthodiplostomum
cuticola, dato che questo verme per essere debellato,
sempre consultando fonti autorevoli, necessita di
un trattamento con Acido picrico. Personalmente,
posso assicurare, che ho visto decine di Z. flavescens
guarire da soli. Naturalmente, se le condizioni
peggiorano, è lecito supporre che si tratti
di un'infezione pericolosa e in quel caso deve essere
curata.
Vi sarà capitato certamente di vedere degli
Acanturidi con le pinne rovinate e/o parti del corpo
macchiate, specialmente la testa nel caso del genere
Zebrasoma.
Queste patologie sono da ricondurre a tre cause
principali:
1) Alimentazione errata o comunque non completa;
2) Uso di medicinali troppo aggressivi (come alcuni
preparati a base di Rame);
3) Valori chimici fuori norma anche per un breve
periodo;
Non ci sono cure particolari in
queste situazioni. Tuttavia consiglio (dopo aver
ripristinato i valori chimici e aver sospeso le
cure con prodotti aggressivi) luso di vitamine
per almeno due o tre mesi aggiunte nel cibo, e lintegrazione
giornaliera di Iodio nellacqua. Se questo
non basta a ricostruire le parti danneggiate, perlomeno
arresta tale fenomeno.
Leng Sy, inventore del metodo Miracle Mud,
assicura che, molte volte, i pesci colpiti da queste
malformazioni, nelle vasche in cui è adottato
il suo metodo di filtraggio guariscono da soli.
Per il resto i pesci chirurgo" sono soggetti
alle stesse malattie che colpiscono gli altri pesci.
In generale tollerano bene i medicinali ad uso umano
e i preparati commerciali.
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| Ctenochaetus
hawaiiensis e Zebrasoma desjardinii (foto Claudio
Rebonato) |
Conclusioni
Certamente gli Acanturidi sono tra i pesci più
conosciuti in acquariofilia. Anche se c'è
chi avanza perplessità sul loro inserimento
in vasche di barriera. Molti di coloro che allevano
coralli a polipo piccolo sostengono per esempio
che non è possibile tenere in vasca questi
magnifici pesci perché - dicono - che la
loro grande esigenza di cibo e il conseguente inquinamento
prodotto non sono tollerati dai coralli. C'è
poi chi sostiene che gli Acanturidi rovinano i coralli
molli, quando in realtà, invece quasi sempre,
i coralli vengono addentati solo perché sopra
vi stanno comparendo alghe che rappresentano il
sintomo di un malfunzionamento dellacquario.
Per fortuna, esistono anche acquari dove le Acropore
crescono e i coralli molli sono rigogliosi, non
curanti del passaggio, a volte radente, di questi
magnifici pesci. Personalmente ritengo che un corretto
filtraggio e cambi dacqua appropriati possano,
come in natura, far convivere questi organismi.
Conoscere e soddisfare le loro esigenze: questo
il segreto di una lunga amicizia.
Gennaio 2003
Risorse
consultate
| Libri |
|
Scott W. Michael, Reef
Fishes Vol.1, T.F.H., Neptune City,
2001 |
|
Helmut Debelius - Hans A. Baensch, Marine
Atlas Vol.1, Mergus, Verlag GmbH-Germania,
1994-1997 |
| Riviste |
|
Raffaele Bufo "Belli
e pericolosi, gli affascinanti Acanturidi",
"Il Mio Acquario" n.10 (1988) |