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Acanthurus lineatus
Acanthurus lineatus (foto Claudio Rebonato - vasca Gianluca Bin)




 
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Compatibilità tra specie in acquario
Ogni specie, anche dello stesso genere, può avere comportamenti e preferenze differenti. In più, lo stesso esemplare si comporta in modo diverso a seconda della vasca dove vive. E’ preferibile evitare la convivenza di esemplari della stessa specie, anche se moltissime esperienze di appassionati hanno dimostrato il contrario. Senza contare poi che - come vedremo più avanti - in questa famiglia ci sono esemplari che, quando sono ammalati, diventano delle autentiche “colture vaganti" di parassiti. Se desideriamo, in ogni modo, tenere esemplari della stessa specie la tecnica più efficace è quella di inserirli in vasca assieme ed in età giovanile.

Allora nelle nostre vasche possiamo inserire solo un esemplare di questa famiglia? Non proprio. E’ molto più sicuro, da parte mia, fornire le incompatibilità, piuttosto che i difficili abbinamenti. Eccone alcuni, basati sulle mie esperienze, di altri appassionati con anni di attività alle spalle, nonché su molta letteratura consultata.

Specie quasi sempre incompatibili:

  • A. sohal – A. lineatus
  • A. leucosternon – A. japonicus – A. nigricans (sinonimo glaucopareius)
  • Z. desjardinii – Z. veliferum
  • Z. flavescens – Z. scopas

Il genere Naso contiene specie come N. lituratus e N. lopezi che si comportano come autentici “cagnolini”: non creano problemi e sono le uniche che sicuramente andranno d’accordo con tutte le altre.

Naturalmente moltissimi altri abbinamenti sono possibili. Io stesso ho visto molti acquari con specie di Acanturidi differenti convivere pacificamente. Ma questi tipi di acquari sono sempre molto capienti (almeno 800 litri), gestiti da appassionati con anni di esperienza e pronti in caso di necessità a dividere e collocare i litiganti in vasche separate già predisposte.

Alimentazione
Una volta scelti gli abitanti ideali per la nostra vasca, dobbiamo essere in grado anche di soddisfare tutte le loro esigenze ambientali, alimentari e sanitarie.
Gli Acanturidi richiedono un’alimentazione abbondante e ricca di vegetali, integrata con cibo di origine animale. Parecchie persone pensano che tutti gli Acanturidi abbiano bisogno solo di cibo vegetale e questo porta ad avere dei pesci mal nutriti e deboli. Un esempio è P. hepatus, la cui dieta deve assolutamente contenere cibo di origine animale.
Quindi, nella nostra “dispensa” cerchiamo di avere sempre alghe essiccate o meglio ancora umide - queste ultime solo recentemente sono disponibili nei negozi specializzati - fiocchi e granuli vegetali, mangime completo, spinaci, insalata (del tipo Romana) e tavolette di mangime surgelato. Alimentiamo gli Acanturidi due o tre volte al giorno variando tutti questi elementi e loro ci ringrazieranno con una livrea scintillante.

Colori e comunicazione
Forse, nessuna famiglia è preparata sul tema della “comunicazione” come gli Acanturidi. Le variazioni cromatiche e gli atteggiamenti con i quali esprimono il loro stato d’animo e di salute sono incredibili.
Naso lituratus, per esempio, esterna la felicità quando gli somministriamo cibi (alghe in particolare) di suo gradimento, assumendo una colorazione chiara e saturando i colori. Al contrario, in caso di paura, diviene scuro e mostra bande chiare.
Zebrasoma flavescens in caso di felicità nuota “dondolando” da una parte all’altra della vasca.
Acanthurus leucosternon perde quasi completamente i colori in caso di parassitosi.
Osserviamo attentamente i nostri pesci. Saremmo in grado di capire ed interpretare molte delle loro emozioni e di accorgerci immediatamente quando qualche cosa non va.

In un acquario di Acanturidi è consigliato non tenere rocce molto appuntite, per esempio rami di corallo. In caso di paura, pur essendo degli abili nuotatori, possono perdere il controllo e sbattervi contro provocandosi ferite a volte mortali. La circolazione dell’acqua deve essere intensa, l’illuminazione da media a forte e devono trovare una ragionevole quantità di rocce “libere”.

Alcune specie sono molto difficili da ambientare e trascorrono addirittura settimane prima che accettino il cibo. In questo periodo è utile stimolarli con pezzetti di cibo appetitoso, e lasciare delle alghe o dell’insalata fissata in vasca con una clip (esiste in commercio un modello apposito).

Acanthurus achilles Acanthurus leucosternon
Acanthurus achilles e Acanthurus leucosternon (foto e vasca di Alberto Scapini)

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Malattie
Gli Acanturidi sono la famiglia più esposta a parassitosi come Cryptocaryon irritans ed Oodinium ocellatum. Sono sensibili alle variazioni di temperatura e ai cambi di vasca. Spesso accade che nella stessa vasca loro siano colpiti da parassitosi mentre altre specie non presentino la malattia. E’ allora importante mantenere i valori chimici sempre stabili e munire la vasca di un climatizzatore, in modo da garantire una temperatura costante.

Ma vediamo, in base alle mie esperienze, quali specie sono particolarmente colpite tra quelle maggiormente importate: A. achilles, A. japonicus, A. leucosternon, C. hawaiiensis e in forma minore A. sohal, A. lineatus, P. hepatus. Avere in acquario una di queste specie colpita da una forma grave di parassitosi equivale ad avere in vasca una bomba ad orologeria innescata. Un paio di “cicli” della malattia sono sufficienti a contaminare l’intera popolazione della vasca e mettere in serio pericolo la vita di tutti i pesci.

Gli Acanturidi attaccati vanno tolti dall'acquario e curati in una vasca di quarantena, senza sperare che chissà per quale motivo possano guarire da soli. Diffidate da coloro che vi propongono soluzioni con preparati “miracolosi” da usare addirittura nella vasca dove vivono gli invertebrati. Non esiste al giorno d’oggi nessun preparato che sia in grado di debellare una parassitosi avanzata senza nuocere totalmente od in parte alla salute dei coralli. Più volte sono accorso ad aiutare acquariofili che all’interno della loro vasca avevano un esemplare di quelli sopra citati zeppo di parassiti e con la quasi totalità della popolazione in vasca colpita. Quasi sempre è stato sufficiente togliere e curare a parte la specie che ha innescato la malattia, per consentire agli altri di riprendersi senza nessuna cura.

Una mia esperienza con C. hawaiiensis può esservi di aiuto per comprendere le difficoltà che a volte si incontrano durante l’inserimento in vasca di alcuni Acanturidi. Il pesce era nella vasca da un anno e sul suo corpo erano sempre presenti parassiti, a volte molti e a volte pochi. La vasca era popolata di invertebrati in salute, con valori stabili ed ottimali. Rappresentava comunque per questa specie un’ambiente ostile, mentre per gli altri abitanti risultava un habitat ideale, dato che non presentavano la malattia. Spostato nella vasca di cura, C. hawaiiensis in pochi giorni è perfettamente guarito (almeno così sembrava) e dopo una ventina di giorni è stato inserito di nuovo nella vasca principale. I parassiti il giorno dopo sono tornati. E in gran numero. E’ evidente, a questo punto, che è proprio il soggetto predisposto alla parassitosi e malgrado tutte le attenzioni possibili è molto difficile guarirlo. Sono convinto, comunque, che con il tempo e alcuni cicli di cure riuscirà a guarire definitivamente.

Nella sezione “Le Malattie” di Zanclus.it è presente un articolo che vi aiuta a riconoscere queste parassitosi e vi fornisce i rimedi per debellarle.

La comparsa di puntini neri e rossi sulla bocca, o in generale sul corpo degli Acanturidi, specialmente riscontrabile nel genere Zebrasoma e in particolare nella specie flavescens, non deve essere considerata quasi mai una malattia pericolosa. Generalmente i puntini scompaiono da soli senza l’uso di medicinali. Secondo le mie esperienze non è sempre vero che il responsabile sia Posthodiplostomum cuticola, dato che questo verme per essere debellato, sempre consultando fonti autorevoli, necessita di un trattamento con Acido picrico. Personalmente, posso assicurare, che ho visto decine di Z. flavescens guarire da soli. Naturalmente, se le condizioni peggiorano, è lecito supporre che si tratti di un'infezione pericolosa e in quel caso deve essere curata.

Vi sarà capitato certamente di vedere degli Acanturidi con le pinne rovinate e/o parti del corpo macchiate, specialmente la testa nel caso del genere Zebrasoma.

Queste patologie sono da ricondurre a tre cause principali:
1) Alimentazione errata o comunque non completa;
2) Uso di medicinali troppo aggressivi (come alcuni preparati a base di Rame);
3) Valori chimici fuori norma anche per un breve periodo;

Non ci sono cure particolari in queste situazioni. Tuttavia consiglio (dopo aver ripristinato i valori chimici e aver sospeso le cure con prodotti aggressivi) l’uso di vitamine per almeno due o tre mesi aggiunte nel cibo, e l’integrazione giornaliera di Iodio nell’acqua. Se questo non basta a ricostruire le parti danneggiate, perlomeno arresta tale fenomeno.
Leng Sy, inventore del metodo “Miracle Mud”, assicura che, molte volte, i pesci colpiti da queste malformazioni, nelle vasche in cui è adottato il suo metodo di filtraggio guariscono da soli.

Per il resto i “pesci chirurgo" sono soggetti alle stesse malattie che colpiscono gli altri pesci. In generale tollerano bene i medicinali ad uso umano e i preparati commerciali.

Ctenochaetus hawaiiensis Zebrasoma desjardinii
Ctenochaetus hawaiiensis e Zebrasoma desjardinii (foto Claudio Rebonato)

Conclusioni
Certamente gli Acanturidi sono tra i pesci più conosciuti in acquariofilia. Anche se c'è chi avanza perplessità sul loro inserimento in vasche di barriera. Molti di coloro che allevano coralli a polipo piccolo sostengono per esempio che non è possibile tenere in vasca questi magnifici pesci perché - dicono - che la loro grande esigenza di cibo e il conseguente inquinamento prodotto non sono tollerati dai coralli. C'è poi chi sostiene che gli Acanturidi rovinano i coralli molli, quando in realtà, invece quasi sempre, i coralli vengono addentati solo perché sopra vi stanno comparendo alghe che rappresentano il sintomo di un malfunzionamento dell’acquario.

Per fortuna, esistono anche acquari dove le Acropore crescono e i coralli molli sono rigogliosi, non curanti del passaggio, a volte radente, di questi magnifici pesci. Personalmente ritengo che un corretto filtraggio e cambi d’acqua appropriati possano, come in natura, far convivere questi organismi.

Conoscere e soddisfare le loro esigenze: questo il segreto di una lunga “amicizia”.

Gennaio 2003

Risorse consultate

Libri
Scott W. Michael, Reef Fishes Vol.1, T.F.H., Neptune City, 2001
Helmut Debelius - Hans A. Baensch, Marine Atlas Vol.1, Mergus, Verlag GmbH-Germania, 1994-1997
Siti Internet
Mikko's Phylogeny Archive
Fishbase
Waikiki Aquarium
Riviste
Raffaele Bufo "Belli e pericolosi, gli affascinanti Acanturidi", "Il Mio Acquario" n.10 (1988)
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