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titolo
di Claudio Rebonato
 
Pomacanthus arcuatus
Pomacanthus arcuatus è la specie più grande di questa famiglia
(foto e vasca di Claudio Rebonato)
Habitat
Sessualita
Acquisto

riproduzione

Compatibilità
Alimentazione
comunicazione
Malattie
Conclusioni





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Classificazione

La famiglia Pomacanthidae appartiene alla classe Actinopterygii dell’ordine Perciformes, sottordine Percoidei. I generi rappresentati in questa famiglia sono nove: Apolemichthys, Centropyge, Chaetodontoplus, Genicanthus, Holacanthus, Paracentropyge, Pomacanthus, Pygoplites e Sumireyakko. Le specie fino ad oggi riconosciute valide sono 85 (FishBase.org).

Alcuni ittiologi impegnati nella tassonomia sostengono che si dovrebbero inserire dei sottogeneri, specialmente per il genere Pomacanthus. L'idea è avvalorata dal fatto che esistono evidenti differenze morfologiche – per esempio il numero delle scaglie - tra esemplari dello stesso genere. Al contrario, nel corso degli anni, alcuni generi sono stati raggruppati. E' il caso ad esempio del genere Euxiphipops, incluso nel genere Pomacanthus. La situazione è in continua evoluzione e sicuramente arriveranno nuovi cambiamenti, come confermato dalla notizia, secondo la quale, l’ittiologo hawaiano Richard L. Pyle sta lavorando, appunto, alla divisione dei generi.

La prima specie della famiglia ad essere stata classificata è stata Pygoplites diacanthus (Boddaert, 1772), mentre l’ultima, di recente, Genicanthus takeuchii (Pyle, 1997). La specie più grande della famiglia è Pomacanthus arcuatus (60 cm.), mentre la più piccola è Centropyge woodheadi (5,1 cm.)

Un tempo, la famiglia Pomacanthidae era classificata come una sottofamiglia (Pomacanthinae), della famiglia Chaetodontidae. Tuttavia, le differenze con i “pesci farfalla” sono evidenti.
I Pomacantidi si differenziano per l’aculeo che si trova nei pressi dell’opercolo branchiale – da cui deriva il nome della famiglia - per le labbra molto grosse, per una pinna dorsale lunga e continua e soprattutto per la mancanza dello stadio Tholichthys (larve protette da placche ossee).

Ecco le 85 specie suddivise per genere:

Apolemichthys (8 specie): Apolemichthys armitagei, Apolemichthys griffisi, Apolemichthys guezei, Apolemichthys kingi, Apolemichthys trimaculatus, Apolemichthys xanthopunctatus, Apolemichthys xanthotis, Apolemichthys xanthurus;
Centropyge (32 specie): Centropyge acanthops, Centropyge argi, Centropyge aurantius, aurantonotus, Centropyge bicolor, Centropyge bispinosus, Centropyge boylei, Centropyge colini, Centropyge debelius, Centropyge eibli, Centropyge ferrugatus, Centropyge fisheri, Centropyge flavicauda, Centropyge flavipectoralis, Centropyge flavissimus, Centropyge heraldi, Centropyge hotumatua, Centropyge interruptus, Centropyge joculator, Centropyge loriculus, Centropyge multicolor, Centropyge multispinis, Centropyge nahackyi, Centropyge narcosis , Centropyge nigriocellus, Centropyge nox, Centropyge potteri, Centropyge resplendens, Centropyge shepardi, Centropyge tibicen, Centropyge vrolikii e Centropyge woodheadi;
Chaetodontoplus (10 specie): Chaetodontoplus ballinae, Chaetodontoplus caeruleopunctatus, Chaetodontoplus chrysocephalus, Chaetodontoplus conspicillatus, Chaetodontoplus duboulayi, Chaetodontoplus melanosoma, Chaetodontoplus meredithi, Chaetodontoplus mesoleucus, Chaetodontoplus personifer e Chaetodontoplus septentrionalis;
Genicanthus (10 specie): Genicanthus bellus, Genicanthus caudovittatus, Genicanthus lamarck, Genicanthus melanospilos, Genicanthus personatus, Genicanthus semicinctus, Genicanthus semifasciatus, Genicanthus spinus, Genicanthus takeuchii e Genicanthus watanabei;
Holacanthus (9 specie): Holacanthus africanus, Holacanthus arcuatus, Holacanthus bermudensis, Holacanthus ciliaris, Holacanthus clarionensis, Holacanthus isabelita, Holacanthus limbaughi, Holacanthus passer e Holacanthus tricolor;
Paracentropyge (1 specie): Paracentropyge multifasciatus;
Pomacanthus (13 specie): Pomacanthus annularis, Pomacanthus arcuatus, Pomacanthus asfur, Pomacanthus chrysurus, Pomacanthus imperator, Pomacanthus maculosus, Pomacanthus navarchus, Pomacanthus paru, Pomacanthus rhomboides, Pomacanthus semicirculatus, Pomacanthus sexstriatus, Pomacanthus xanthometopon e Pomacanthus zonipectus;
Pygoplites (1 specie): Pygoplites diacanthus;
Sumireyakko (1 specie): Sumireyakko venustus

Habitat

I Pomacantidi vivono nell'Oceano Atlantico, Pacifico ed Indiano. Hanno il corpo fortemente appiattito. Molte specie sviluppano delle appendici (filamenti) che prolungano la pinna dorsale e anale. Questo è considerato da molti ittiologi un carattere sessuale secondario che - come vedremo più avanti - consente di distinguere il sesso. Popolano i reef e generalmente non scendono mai sotto i 20 metri. I generi Centropyge e Paracentropyge si cibano prevalentemente di alghe filamentose, il genere Genicanthus di zooplancton; la maggior parte delle altre specie di spugne, tunicati, alghe e uova di pesce.

Le specie del genere Apolemichthys vivono di solito solitarie o in coppia. Molte specie del genere Centropyge formano piccoli gruppi costituiti da un unico maschio con una decina di femmine. Quelle del genere Chaetodontoplus vivono solitarie o in coppia. I rappresentanti del genere Genicanthus vivono tutti in harem costituiti da un maschio e diverse femmine. Gli Holacanthus solitari, in coppia o addirittura in grandi gruppi simili a branchi, come nel caso della specie H. passer. L’unica specie di Pygoplites, la diacanthus, vive solitaria, in coppia o in harem.
Le specie del genere Pomacanthus vivono spesso in coppia e raramente si notano degli harem.

Studi recenti (Moyer 1990) hanno dimostrato, malgrado tutte le varianti descritte sopra, che moltissimi Pomacantidi prediligono vivere in harem.
Tutti i maschi delle specie hanno la medesima caratteristica: difendono strenuamente il proprio territorio. La ragione principale è da ricondursi al cibo. Perlustrano sistematicamente il territorio che, secondo le specie, può estendersi da pochi metri quadrati a qualche centinaio, pronti a scacciare ogni individuo che voglia entrarvi. Solo se la zona è molto ricca di cibo è stata osservata la presenza di più maschi nello stesso harem.

I giovani esemplari – specialmente delle specie P. arcuatus e P. paru - fungono spesso da pulitori, rimuovendo i parassiti e il tessuto necrotico di altri pesci.

Alcune specie, data la notevole dimensione che raggiungono, sono usate a scopo alimentare solo dagli abitanti dei luoghi di provenienza e non commercializzate.

La deposizione delle uova avviene all’imbrunire ed inizia con il maschio dominante che attira l’attenzione di una femmina estendendo le pinne, ed iniziando una specie di girotondo. In questa fase, il maschio si piega sovente su un lato e nuota verticalmente. Come ultimo atto, il maschio tocca con la bocca la zona genitale della femmina e i due salgono in superficie per espellere le uova. Poi ritornano immediatamente in profondità e le uova sono abbandonate alla corrente ed al loro destino senza nessuna cura parentale.

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Caratteri sessuali

Riconoscere a prima vista il sesso nei Pomacantidi, come nella quasi totalità dei pesci marini, è pressoché impossibile. Un’eccezione però è data dal genere Genicanthus. Le specie di questo genere si distinguono nettamente grazie a caratteri sessuali esterni.
Con il termine carattere sessuale primario, gli zoologi, intendono gli organi sessuali, mentre con il termine secondario intendono tutte le altre caratteristiche visibili.

Per “dimorfismo sessuale” s’intende i caratteri del corpo che si differiscono per forma e/o dimensione, mentre il termine “dicromatismo sessuale” è riferito a colori specifici e/o forme di disegno presenti sul corpo. Tornando al genere Genicanthus, data la loro natura discromatica, è facile riconoscerli sessualmente.

E’ frequente in un harem che una specie cambi sesso. Accade principalmente quando viene a mancare il maschio e nel gruppo non ci sono altri esemplari di sesso maschile. La femmina con la gerarchia più alta o quella pronta a riprodursi diviene in poco tempo il maschio dominante.

Proviamo ora a tracciare delle linee guida per il riconoscimento dei caratteri sessuali nei Pomacantidi che possono essere adattate anche ad altre famiglie. C'è da precisare che non si tratta di regole condivise da tutti e neppure documentate scientificamente ma si tratta di linee guida raccolte da libri e riviste specializzate del settore, per le quali si rimanda alla fine dell’articolo.

  • La dimensione del corpo è il primo aspetto da valutare quando si cerca di identificare il sesso. Quasi sempre i maschi sono più grandi e sviluppati delle femmine.
  • Un altro aspetto è la conformazione delle pinne. Nel genere Pomacanthus, si notano spesso dei filamenti che si estendono dalle pinne anali e dorsali e si presume che nei maschi siano più lunghe.
  • Di recente si è osservato che la lunghezza dell’opercolo branchiale varia da specie a specie. Anche in questo caso la maggior lunghezza è da attribuire ad un individuo maschio.
  • Ultimo, ma forse il più importante carattere sessuale da osservare è la forma della papilla genitale che nelle femmine è ovale mentre nei maschi ha una forma a cono. Tuttavia quest’osservazione è molto difficile per i non esperti.

Poi ci sono dei caratteri sessuali che si notano solo quando le specie sono nella fase di corteggiamento: i maschi emettono dei suoni che differiscono da quelli delle femmine per frequenza durata e ampiezza; il colore di alcune parti del corpo cambia. E’ il caso di P. imperator la cui maschera bianca, posta sul capo, diviene nera.

Quello che molti ittiologi non sono ancora riusciti a capire è se questi caratteri si presentino anche nel caso di un’inversione sessuale. In passato era opinione comune che tutti i Pomacantidi fossero ermafroditi, ma questo non è stato ancora dimostrato per tutti i generi.

Apolemichthys trimaculatus
Apolemichthys trimaculatus
(foto Claudio Rebonato - vasca Parco Natura Viva Verona)

Di seguito alcune differenze sessuali finora note nella famiglia Pomacanthidae:

  • Nel genere Apolemichthys l’aculeo opercolare e/o i filamenti più lunghi sono un carattere sessuale maschile.
  • Nel genere Centropyge l’aculeo opercolare più lungo è un carattere sessuale maschile.
    Centropyge acanthops: nei maschi la parte blu è più estesa verso il dorso.
    Centropyge bispinosus: nelle femmine la striatura verticale è più fitta che nei maschi.
    Centropyge loricolus; le fasce sulle pinne dorsale e anale appaiono più spesse nei maschi.
  • Nel genere Chaetodontoplus l’aculeo opercolare e/o i filamenti più lunghi sono un carattere sessuale maschile.
    Chaetodontoplus duboulayi: il disegno sui fianchi dei maschi è formato da righe, mentre nelle femmine da punti irregolari.
  • Nel genere Genicanthus sia i maschi e sia le femmine di tutte le specie presentano un dicromatismo sessuale.
  • Nel genere Holacanthus probabilmente l’aculeo opercolare e/o i filamenti più lunghi sono un carattere sessuale maschile.
    Holacanthus passer: le pinne ventrali dei maschi sono bianche, quelle delle femmine gialle
    Holacanthus tricolor: i maschi sulle pinna caudale e anale hanno dei punti rossi sbiaditi.
  • Nel genere Pomacanthus l’aculeo opercolare e/o i filamenti più lunghi sono un carattere sessuale maschile.
    Pomacanthus imperator: i maschi hanno una fascia blu scuro sugli occhi, che nelle femmine è invece da grigio chiaro a marrone.
  • In Pygoplites diacanthus probabilmente gli aculei opercolari più lunghi sono un carattere sessuale maschile.
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Acquisto

Innanzi tutto ricordiamo le dieci "regole d’oro" di Zanclus.it valide per tutte le specie marine, regole che nella maggior parte dei casi assicurano un buon acquisto.

  1. Informarsi sulle dimensioni che il pesce avrà da adulto e valutare se la vasca dove trascorrerà la sua esistenza è adeguata. Verificate di persona su qualche pubblicazione le effettive misure. Nei migliori negozi sono sempre disponibili libri per il pubblico;
  2. L’esemplare che volete acquistare deve essere compatibile con i pesci che già abitano la vasca;
  3. Il pesce deve assumere cibo. Esigete dal negoziante la prova al momento;
  4. Il corpo del pesce deve essere regolare, senza avvallamenti o rigonfiamenti visibili. Gli occhi non devono essere sporgenti e la testa non deve presentare affossamenti. Osservate l’esemplare frontalmente;
  5. I colori devono essere saturi e non scuri o sbiaditi;
  6. Controllare che non ci siano parassitosi o corrosioni delle pinne in atto;
  7. Informatevi sui valori chimici dell’acqua e sull’eventuale uso di medicinali nella vasca di esposizione;
  8. Il soggetto deve essere vivace, scattante e non impaurito;
  9. Chiedete da quanto tempo è in negozio;
  10. Chiedete la provenienza dell’animale. Alcune zone sono da sempre riconosciute come luogo in cui la pesca è effettuata con il veleno;

Un negoziante serio e competente non esiterà a fornirvi tutte queste informazioni, ben sapendo che è nel proprio interesse vendere un pesce solo quando è sano ed in forma.
Al contrario, una certa reticenza nel rispondere alle domande, denota una mancanza di professionalità e la possibile mala fede.

Coloro i quali possiedono una discreta o meglio ancora buona esperienza possono decidere comunque l’acquisto anche se alcuni di questi 10 requisiti non sono rispettati. Gli acquariofili esperti sono in grado, a volte meglio dei negozianti, di far fronte a problemi d’alimentazione, di malattie e d’ambientamento.

Prima dell’avvento dei moderni acquari di barriera l’importazione dei grandi esemplari di Pomacantidi era molto frequente. Gli acquariofili li inserivano nelle loro piccole vasche senza considerare la restrizione innaturale che infliggevano. La cosa più importante era mostrare ad amici e a se stessi quanto bello era quel pesce.
Fortunatamente le cose, oggi, sono cambiate grazie appunto alla migrazione verso vasche di coralli, ad un’informazione maggiore ed in generale ad una responsabilità più marcata da parte di tutti noi.
Anche il sottoscritto può essere definito un acquariofilo dalla “coscienza sporca”, dato che in una delle piccole vasche alleva un esemplare di Pomacanthus arcuatus. E non un esemplare qualsiasi, il più grande!
Non serve a molto incolpare il negoziante che me la venduto, anche se è vero che esistono personaggi senza scrupoli. Dobbiamo essere noi ad informarci prima dell’acquisto.
L'esperienza permette di scegliere con più sicurezza, tra le specie maggiormente importate quelle più adatte. I numeri tra parentesi riportano la misura massima che i pesci raggiungono in natura, espressa in centimetri.

Vasca con una capienza tra i 100 e i 200 litri
: tutte le specie del genere Centropyge – escluso tibicen (19) e bicolor (15) - e l’unico esemplare del genere Paracentropyge. Va ricordato che 100 litri rappresentano il limite minimo anche per questi pesci, meglio inserirne solo uno.

Vasca con una capienza tra i 200 e 300 litri: acquario ideale per il genere Centropyge e Paracentropyge, nonché per A. xanthurus (15), Chaetodontoplus mesoleucus (18), G. melanospilus (18) e G. watanabei (15).

Vasca con una capienza tra i 300 e 600 litri: A. trimaculatus (25), Chaetodontoplus duboulayi (28) e P. diacanthus (25).

Vasca con una capienza tra i 600 e 1.000 litri: Chaetodontoplus personifer (35), H. passer (35,6), H. tricolor (35), P. chrysurus (33) e P. navarchus (28).

Vasca con una capienza superiore ai 1.500 litri: H. ciliaris (45), H. isabelita (45), P. annularis (45). P. arcuatus (60), P. asfur (40), P. imperator (40), P. maculosus (50), P. paru (41,1), P. semicirculatus (40), P. sexstriatus (46) e P. xanthometopon (38).

Rispettando queste indicazioni si è certi di fornire una vasca ideale, o quanto meno dignitosa, alla specie scelta. I Pomacantidi hanno bisogno d’ampi spazi. Non fornirli significa avere un pesce pauroso, diffidente e aggressivo, sempre pronto a nascondersi al primo segnale d’allarme. Senza contare che in uno spazio angusto un pesce è più soggetto a malattie e predisposto a parassitosi.

Il mio consiglio, che sicuramente farà discutere, è di acquistare solo pesci in giovane età. Questi esemplari meglio si adattano ad una vita in acquario, sia per lo spazio e sia perché non hanno ancora sviluppato una dieta specializzata.

Riproduzione in cattività

Le specie della famiglia Pomacanthidae che popolano i nostri acquari, provengono tutte da prelievi in mare, tuttavia nessuna di loro è mai stata a rischio d’estinzione. Nonostante questo, sarebbe bello che in futuro, perlomeno alcune specie, potessero essere riprodotte in cattività.
Una parte importante la possono fare i negozianti, le riviste del settore ed i siti internet specializzati, informando gli acquariofili sugli sviluppi e preparandoli al nuovo mercato.

E' probabile che in un futuro prossimo, le nuove conoscenze sui processi di riproduzione naturali e la scoperta di nuovi alimenti adatti allo sviluppo delle larve, permetteranno di riprodurre molte specie della famiglia Pomacanthidae.

L’industria del settore è sempre stata scettica nell’investire denaro nella riproduzione in cattività. Noi acquariofili siamo sempre restii a spendere qualche euro in più, sempre alla ricerca del negozio che offra un esemplare a prezzo inferiore, senza pensare che ad un minor costo corrisponde, quasi sempre, una qualità peggiore. Nel nostro caso la qualità va a scapito della vita dei pesci che sono sottoposti a viaggi lunghissimi e in condizioni spaventose.
Per rendersi conto di ciò, bisognerebbe essere presenti quando i pesci arrivano dopo viaggi di 36/48 ore. A volte la scena è terribile. Quindi, se qualche negozio ci propone esemplari nati in cattività, apriamo volentieri il nostro portafoglio per spendere qualche euro in più. Altrimenti questa situazione continuerà e solo la passione di qualche acquariofilo o l’impegno personale di alcuni biologi porteranno nuove scoperte.

Centropyge flavissimus Centropyge loriculus
Centropyge flavissimus e C.loriculus (foto e vasca di Claudio Rebonato)

E’ il caso della biologa Karen Brittain del Waikiki Aquarium, che nel mese Gennaio 2002, è riuscita a portare le larve di Genicanthus personatus fino alla metamorfosi e a consentire poi il pieno sviluppo dei piccoli. La biologa spiega questo successo con la scoperta di un nuovo alimento che ha consentito di nutrire le piccolissime larve dei Pomacantidi. Il primo successo, tuttavia, risale al mese di Novembre 2001 quando per la prima volta sono stati riprodotti in cattività Centropyge fisheri e C. flavissimus. Ora Karen Brittain sta lavorando per riprodurre un’altra specie: Centropyge multicolor.

Sempre nel Gennaio 2002, un gruppo di ricercatori del Dr. Charles Laidley e del Dr. Robin Shields è riuscito a nutrire le larve di Centropyge loricolus, consentendo poi alla specie di svilupparsi regolarmente.

Sicuramente i notevoli successi ottenuti con i Centropyge, uniti ai primi tentativi con il genere Pomacanthus, del quale sono stati riprodotti alcuni esemplari in un allevamento in Florida (Moe 1998) e la riproduzione di Pomacanthus maculosus, anche se avvenuta mediante inseminazione artificiale a Taiwan, lasciano ben sperare.

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