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Pomacanthus navarchus
Pomacanthus navarchus (foto e vasca di Claudio Rebonato)
Compatibilità
Alimentazione
comunicazione
Malattie
Conclusioni








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Compatibilità tra specie in acquario

Nel genere Pomacanthus solo P. navarchus è adatto ad una vita in acquario. Pochissimi appassionati hanno vasche superiori ai 1.000 litri, ed anche in questi grandi acquari inserire più di un esemplare è sempre rischioso. Le specie possono convivere per anni e poi all’improvviso diventare intolleranti.
L’acquariofilo che decide di allevare più specie, deve essere preparato all’evenienza e sapere dove sistemare gli esemplari che non possono più convivere.

Di recente si legge spesso d’esperienze d’appassionati che mantengono specie di Pomacanthus nelle vasche di coralli. Personalmente, ritengo che nessuna specie sia adatta a trascorrere tutta la vita in una vasca d’invertebrati e che prima o dopo tutti inizino a disturbare i coralli.
Una conferma ci viene dall’appassionato americano Terry Siegel – autore di molti articoli sulla rivista Coralli – il quale racconta come dopo molti anni i suoi esemplari di Pomacanthus, all’improvviso abbiano iniziato ad infastidire e cibarsi dei coralli, seppur alimentati sempre in maniera abbondante e varia.

A prima vista l’unico genere che non dovrebbe causare problemi in vasche di coralli e le cui specie possono vivere assieme sono i Centropyge, ma anche questo genere non è totalmente sicuro.

Personalmente, data la mia esperienza pluriennale con molte specie del genere, penso che solo C. bispinosus, C. ferrugatus, C. loriculus e C. potteri possono vivere assieme.

La mia piccola "tribù" di Centropyge, che comprendeva anche C. flavissimus e C. vrolikii, si è sfaldata dopo cinque anni di pacifica convivenza. Ad innescare la guerra è stato C. flavissimus – specie molto rissosa – che in poco tempo ha destabilizzato la vasca costringendomi a dividere i sei esemplari.

Amici appassionati fanno convivere Holacanthus ciliaris, H. tricolor, Pomacanthus imperator e Pygoplites diacanthus, ma queste esperienze devono essere riservate solo a persone con molti anni d’acquariofilia alle spalle.

Quindi, nelle nostre vasche, manterremo solo un esemplare del genere Pomacanthus, e magari, se le dimensioni della vasca lo permettono, inseriremo un Apolemichthys trimaculatus, e/o un Pygoplites diacanthus, e/o un esemplare di Genicanthus melanospilos e magari alcuni Centropyge come C. bispinosus, C. loriculus e C. potteri.
Come sempre, poi, solo il tempo dirà se le nostre scelte sono state felici, ma in ogni caso queste indicazioni sono un buon punto di partenza.

Alimentazione

In questa famiglia, sebbene lo spettro alimentare sia ampio, ci sono molte specie, prima fa tutte Pygoplites diacanthus, che sono selettive e pertanto particolarmente difficili da allevare in cattività.
Molti esemplari di questa specie – specialmente quelli provenienti dal Mar Rosso – sono molto spesso destinati a morire e non accetteranno mai nessun tipo d’alimento.

Nel genere Pomacanthus e Holacanthus, le specie maggiormente importare, se mantenute in habitah adatti, ricchi di nascondigli e con ampi spazi in cui muoversi, sono facili da allevare, e accettano i più svariati tipi di cibo, perfino le banane. Un buon alimento è costituito dai preparati surgelati studiati per il genere – contengono, tra l’altro, spugne marine - e reperibili facilmente nei negozi specializzati, ma apprezzano anche prodotti secchi come i fiocchi ed i granuli. E’ fondamentale integrare la dieta anche con cibo vegetale. Una loro caratteristica è quella di strappare il cibo muovendo a scatti la testa.
Ai miei esemplari somministro ogni due/tre giorni anche del pesce fresco come Platessa, Merluzzo. Cerco in ogni modo di variare sempre la dieta per non abituarli solo a determinati alimenti. Come per altre famiglie, anche i Pomacantidi accettano volentieri il “pastoncino” che molti appassionati preparano e nel quale inseriscono gamberetti, polpa di pesce, alghe ecc.

Il genere Centropyge, invece, predilige un’alimentazione vegetale, ma anche per loro bisogna variare la dieta il più possibile.
C. potteri ha grosse difficoltà ad accettare il cibo nei primi periodi di vita in cattività e pertanto consiglio di acquistarlo solo se già nella vasca del negoziante si ciba regolarmente.

I pesci vanno alimentati due/tre volte il giorno ed almeno gli esemplari di grandi dimensioni necessitano di pasti abbondanti. Parecchi esemplari della famiglia, come i Centropyge ma anche alcuni Pomacanthus, gradiscono acquari in cui le alghe crescano regolarmente e traggono dalla loro assunzione elementi essenziali per lo sviluppo.
Le vitamine sono necessarie solo per gli esemplari giovani e per quelle specie che hanno un’alimentazione limitata.

Si può affermare che, in generale, questa famiglia non presenta grandissime difficoltà nell’alimentazione.

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Colori e comunicazione

Certamente tutti noi siamo rimasti colpiti dalla livrea adulta di Pomacanthus imperator, considerato come uno dei pesci più affascinanti in assoluto, per non parlare di P. xanthometopon o di P. paru. Si potrebbe continuare citando quasi tutte le specie. Sfoggiano colori che non si dimenticano facilmente.

Pomacanthus_imperator
Pomacanthus imperator in livrea giovanile
(foto Claudio Rebonato - vasca Sergio Girelli)

Molte specie del genere Pomacanthus hanno una livrea giovanile quasi identica. Una base blu fa da sfondo e cambia solo la disposizione delle fasce, di solito bianche. Pertanto solo la conoscenza di questi motivi ci permette di risalire alla specie, ma è facile confondere, per esempio, P. semicirculatus, P. xanthometopon, P. chrysurus, P. annularis o P. navarchus, anche se quest’ultimo cambia la livrea molto presto e le specie importate hanno già la colorazione caratteristica giallo/blu.

Una delle più belle esperienze di un acquariofilo è la possibilità di vedere la specie crescere e di conseguenza notare gli innumerevoli cambiamenti della livrea.
I Pomacantidi sono pesci mansueti e con il tempo instaureremo con loro un bellissimo rapporto. Verranno a prendere il cibo dalle nostre mani, e ci seguiranno da una parte all’altra della vasca al nostro passaggio.

Molte specie emettono dei suoni cupi e profondi. Inizialmente pensavo che questi segnali acustici fossero riservati esclusivamente ai pesci Imperatore, con il cui termine si definisce il genere Pomacanthus. Invece, a sorpresa, anche il mio esemplare di Centropyge flavissimus, dopo un paio d’anni d’assoluto "mutismo", ha iniziato a “dire la sua” ed assieme a P. navarchus intavolano delle autentiche discussioni.

Quasi sempre è un segnale rivolto agli altri pesci atraverso il quale si ribadisce la propria superiorità e gerarchia. Sicuramente è un campo che in futuro ci riserverà delle sorprese.

Come per gli altri pesci, la colorazione accesa è segno di buona salute e di un’alimentazione corretta. Al contrario, le colorazioni sbiadite ci devono subito allarmare e sono un segnale inequivocabile di un problema imminente.

Anche la posizione obliqua, che talune specie spesso assumono nuotando, può essere considerata una forma di comunicazione. Il mio esemplare di P. arcuatus, specialmente in giovane età, assumeva questa postura e mi guardava diritto negli occhi, forse per ricevere qualche bocconcino in più.

Malattie

Precisiamolo subito: i Pomacantidi sono pesci un po’ difficili da gestire, e anche per quanto riguarda le malattie bisogna prestare molta attenzione e controllare regolarmente il loro aspetto.
Certamente, quando sono nelle nostre vasche da molti mesi, è facile stabilire lo stato di salute e ci accorgeremo subito se qualcosa non va.

Vi sono malattie che possono essere presenti allo stato latente, nel corpo o sull’epidermide dei pesci e poi improvvisamente esplodere in tutta la loro gravità, magari solo perché le condizioni dell’acqua non sono più ottimali o per uno sbalzo repentino della temperatura.
Anche se acquistiamo esemplari a prima vista sani, non avremmo mai la certezza assoluta del loro effettivo stato di salute.

E qui siamo alla solita domanda: i pesci vanno quarantenati?
Io sono dell’avviso, e da molti anni adotto questo sistema, che se il pesce è acquistato da un negoziante di fiducia, il quale lo ha già sottoposto ad una terapia preventiva, che lo mantiene in acqua priva di medicinali e non presenta nessun problema evidente, non ci sono ragioni per stressarlo ulteriormente in una vaschetta di quarantena. In particolar modo quando si tratta di grossi Pomacantidi. Eventualmente, il pesce sarà curato in caso di necessità.

Deve essere chiaro il concetto che, chi acquista pesci così grandi (e non solo), deve essere già preparato all’evenienza di dovere svuotare parzialmente la vasca in caso di necessità.
Ma in fondo, per catturare un pesce, è molto più semplice accendere improvvisamente le luci in piena notte. In questo modo abbiamo a disposizione un paio di minuti nei quali il pesce è ancora addormentato e i suoi riflessi sono "appannati". E’ sufficiente spostare alcune rocce dietro le quali abitudinariamente si riposa per riuscire a pescarlo.

Le parassitosi possono essere frequenti, specialmente in vasche sovraffollate e/o durante le prime settimane dopo l’acquisto. Se sono in uno stadio avanzato vanno curate con metodi citati più volte in questo sito (sezione “Le malattie”)
Fate molta attenzione al tipo di medicinale usato, specialmente se a base di rame. I Pomacantidi, in particolar modo il genere Pomacanthus, hanno una pelle molto delicata. E’ frequente che prodotti troppo aggressivi o sovradosati intacchino i tessuti, rovinandoli a volte per sempre.

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Pure la presenza di linfocisti – batuffoli cotonosi biancastri - è molto spesso da attribuire a questi prodotti.
Molti negozianti, alla prima comparsa del sintomo (per riuscire a vendere l'esemplare), tendono a togliere i linfocisti con l’uso di forbici, sottoponendoli in caso d’inesperienza, a mutilazioni permanenti.
Niente di più sbagliato: nella maggior parte dei casi il ripristino delle buone condizioni dell’acqua è sufficiente a garantire la guarigione.
Solo nel caso in cui la malattia passi ad uno stadio preoccupante si può usare questo sistema. Mai comunque improvvisare e richiedere sempre l’aiuto o il consiglio di persone esperte.
Il pesce può essere posto in una bacinella con poca acqua. Con delle forbici affilate rifilate le estremità delle pinne, che di solito sono le zone colpite. Spennellate sul taglio della tintura di Iodio, diluita con acqua marina (proporzione 1:2 Iodio/acqua). Fate moltissima attenzione se vi avvicinate alle branchie e agli occhi, perché la sostanza non vi deve penetrare.

I vermi e i crostacei delle branchie costituiscono una delle malattie che più di frequente colpisce i pesci marini ed i Pomacantidi sono tra i principali candidati. Si può sospettare che si tratti di questa patologia, quando il pesce presenta una respirazione molto accelerata e nessun altro sintomo apparente.

E’ bene sapere che esistono più di 50 specie di vermi parassiti che colpiscono le branchie dei pesci marini, ognuna delle quali risponde a farmaci diversi. A complicare la situazione si aggiunga il fatto che non tutti sono visibili ad occhio nudo. Un’altro modo per verificare la loro presenza è quello di sollevare le branchie dei pesci e controllare il colore dei tessuti. Nel caso in cui le branchie non siano di un bel rosso acceso, ma biancastre o rosate, si può quasi essere certi della loro presenza.
Il metodo maggiormente utilizzato per combattere l’infezione è lo shock osmotico. Consiste nel trasferire il pesce in acqua dolce - acqua di rubinetto - con l’aggiunta del 10 per cento d’acqua marina. La temperatura dell'acqua deve essere uguale alla temperatura delle vasca, per evitare pericolosi sbalzi che potrebbero debilitare il soggetto invece di curarlo. Il tempo d’immersione varia secondo la specie. Grandi esemplari di Pomacantidi possono tranquillamente sopportare bagni di 20 minuti o più, mentre i piccoli Centropyge tollerano tempi inferiori (5-7 minuti).
Durante questo tempo, non allontanatevi mai dal pesce ed al primo segnale di disagio toglietelo immediatamente dal bagno e riponetelo nella sua vasca marina. Il bagno può essere ripetuto per un paio di giorni o a cadenza settimanale. Infatti, non avremmo mai la certezza di uccidere anche le larve dei parassiti se queste non sono ancora schiuse.

Se questo rimedio offre buoni risultati contro i vermi, non altrettanto si può dire contro i crostacei.
Per loro, il rimedio più efficace consiste nel porre il pesce in un contenitore – meglio una caraffa - con due litri d’acqua e sottoporlo ad un bagno di Formalina. Il dosaggio è di 0,25 ml/l (quindi 0,50 ml/l per due litri), di una soluzione già diluita al 35/40 per cento, reperibile in farmacia. E’ fondamentale utilizzare un aeratore, per assicurare una cospicua quantità d’ossigeno durante il trattamento.
La Formalina è molto tossica, ed è bene prestare molta attenzione nel maneggiarla. Possono sorgere gravi problemi in caso di contatto e d’inalazione.
La durata del trattamento deve essere verificata di specie in specie. Iniziare con 5 minuti di bagno e controllare costantemente i movimenti del pesce, che non deve coricarsi su un fianco. Se questo succede toglietelo immediatamente dalla caraffa. Nei giorni seguenti, in caso di tollerabilità, ripetere il trattamento prolungando il tempo, ad intervalli, fino a 15 minuti nel caso di pesci grandi. Oltre questo tempo si rischia di intossicare il pesce.
Ripetere il trattamento per 3 giorni e poi aspettare. E’ probabile che dopo 10 giorni il problema ricompaia e quindi ripeteremo la terapia. Come per i vermi, anche per i crostacei il problema è riuscire ad uccidere le larve che non sono ancora schiuse.

E' sconsigliato l'avventurarsi da soli nell’uso della Formalina. Meglio avvalersi del consiglio di negozianti o appassionati che abbiano già utilizzato questo prodotto con successo.

Anche le infezioni agli occhi, che quasi sempre evolvono in Esoftalmia, sono frequenti ed ancora i più colpiti sono le specie di grossa taglia. I vermi sono facili da individuare ad occhio nudo, perlomeno in zone come gli occhi ed il viso. State certi che se ne individuate un paio sugli occhi dopo un trattamento in acqua dolce – vedi sopra per i vermi delle branchie – nella caraffa ne resteranno a decine. Ogni volta che ci si accorge della loro presenza è opportuno intervenire.
Nel caso la malattia sia grave e siete costretti a curare gli esemplari, troverete nella sezione di Zanclus.it "Le malattie", un articolo dettagliato sui metodi da utilizzare.

Queste sono le malattie più frequenti. Per le altre patologie rimandiamo alla lettura di testi specializzati, alcuni titoli dei quali li trovate nella sezione “Le malattie”, o per esteso nella Bibliografia di questo sito.

Centropyge potteri Pygoplites diacanthus
Centropyge potteri e Pygoplites diacanthus (foto e vasca di Claudio Rebonato)

Conclusioni

Conosciamo molto sulle specie della famiglia Pomacanthidae; sono longeve, come dimostrano i dati raccolti dall’acquario di Nancy (Francia), dove sei esemplari hanno superato i 20 anni di vita (A. trimaculatus, A. xanthurus, P. annularis, P. semicirculatus, P. sexstriatus, P. xanthometopon), e uno i dieci anni (P. imperator). Dalle mie conoscenze personali, le quali documentano di appassionati che mantengono i loro esemplari in acquario da più di dieci anni, oppure dalle visite che compio spesso all’acquario di Monaco, dove da molto tempo riconosco le medesime specie.

Ma allora, è possibile allevarli anche nei nostri acquari casalinghi? Porsi questa domanda in acquariofilia, per alcuni può sembrare quasi un’eresia.
La mia risposta, in ogni modo, è un cauto si. Rispettando tutte le loro esigenze è possibile, a volte, anche in vasche di coralli.

Il grande carico organico prodotto può esser combattuto con l’utilizzo di potenti schiumatoi che asportano le sostante prima della trasformazione effettuata dai batteri nitrificanti, dall’impiego d’acqua calcarea (Kalkwasser), che consente la precipitazione di composti quali gli ortofosfati e da cambi d’acqua frequenti e abbondanti.

Coloro i quali non si possono permettere acquari dimensionati e non hanno molto tempo e/o denaro da dedicare a queste stupende creature, si accontentino di vederle in natura, nei parchi marini o nelle grandi vasche da esposizione.

Giugno 2003

Risorse consultate

Libri
Scott W. Michael, Reef Fishes Vol.1, T.F.H., Neptune City, 2001
Helmut Debelius - Hans A. Baensch, Marine Atlas Vol.1, Mergus, Verlag GmbH-Germania, 1994-1997
Dieter Untergasser, Malattie dei pesci d'acquario, Primaris, Milano, 1991
Valerio Zupo, Le malattie dei pesci, Editoriale Olimpia, Firenze, 1990
Hans A. Baensch, Nuova guida per l'acquario marino, Primaris, Milano, 1986
Horst E. Kipper, L'acquario marino ottimale, Aquaristica Srl, Bologna, 1991
Siti Internet
Mikko's Phylogeny Archive
Fishbase
Waikiki Aquarium
Riviste
Alessandro Mancini "Acquariofilia & dintorni", "Il Mio Acquario" n.52 (2003)
Frank Schneidewind e Joachim Frische "Caratteri sessuali nei Pomacantidi", "Acquarium oggi" n.04 (2002)
Frank Schneidewind "Pesci imperatore del genere Pomacanthus", "Acquarium oggi" n.01 (2003)
Terry Siegel "Imperatori nell’acquario di barriera?", "Coralli" n.02 (2001)
Terry Siegel "American Reef Keeping", "Coralli" n.13 (2002)
Sandro Mansutti "Pesci corallini riproducibili", "Coralli" n.14 (2003)
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