Compatibilità
tra specie in acquario
Nel
genere Pomacanthus solo P. navarchus è adatto
ad una vita in acquario. Pochissimi appassionati hanno
vasche superiori ai 1.000 litri, ed anche in questi
grandi acquari inserire più di un esemplare
è sempre rischioso. Le specie possono convivere
per anni e poi all’improvviso diventare intolleranti.
L’acquariofilo che decide di allevare più
specie, deve essere preparato all’evenienza
e sapere dove sistemare gli esemplari che non possono
più convivere.
Di recente si legge spesso d’esperienze d’appassionati
che mantengono specie di Pomacanthus nelle vasche
di coralli. Personalmente, ritengo che nessuna specie
sia adatta a trascorrere tutta la vita in una vasca
d’invertebrati e che prima o dopo tutti inizino
a disturbare i coralli.
Una conferma ci viene dall’appassionato americano
Terry Siegel – autore di molti articoli sulla
rivista Coralli – il quale racconta come dopo
molti anni i suoi esemplari di Pomacanthus, all’improvviso
abbiano iniziato ad infastidire e cibarsi dei coralli,
seppur alimentati sempre in maniera abbondante e varia.
A prima vista l’unico genere che non dovrebbe
causare problemi in vasche di coralli e le cui specie
possono vivere assieme sono i Centropyge, ma anche
questo genere non è totalmente sicuro.
Personalmente, data la mia esperienza pluriennale
con molte specie del genere, penso che solo C. bispinosus,
C. ferrugatus, C. loriculus e C. potteri possono vivere
assieme.
La mia piccola "tribù" di Centropyge,
che comprendeva anche C. flavissimus e C. vrolikii,
si è sfaldata dopo cinque anni di pacifica
convivenza. Ad innescare la guerra è stato
C. flavissimus – specie molto rissosa –
che in poco tempo ha destabilizzato la vasca costringendomi
a dividere i sei esemplari.
Amici appassionati fanno convivere Holacanthus ciliaris,
H. tricolor, Pomacanthus imperator e Pygoplites diacanthus,
ma queste esperienze devono essere riservate solo
a persone con molti anni d’acquariofilia alle
spalle.
Quindi, nelle nostre vasche, manterremo solo un esemplare
del genere Pomacanthus, e magari, se le dimensioni
della vasca lo permettono, inseriremo un Apolemichthys
trimaculatus, e/o un Pygoplites diacanthus, e/o un
esemplare di Genicanthus melanospilos e magari alcuni
Centropyge come C. bispinosus, C. loriculus e C. potteri.
Come sempre, poi, solo il tempo dirà se le
nostre scelte sono state felici, ma in ogni caso queste
indicazioni sono un buon punto di partenza.
Alimentazione
In questa famiglia,
sebbene lo spettro alimentare sia ampio, ci sono molte
specie, prima fa tutte Pygoplites diacanthus, che
sono selettive e pertanto particolarmente difficili
da allevare in cattività.
Molti esemplari di questa specie – specialmente
quelli provenienti dal Mar Rosso – sono molto
spesso destinati a morire e non accetteranno mai nessun
tipo d’alimento.
Nel genere Pomacanthus
e Holacanthus, le specie maggiormente importare, se
mantenute in habitah adatti, ricchi di nascondigli
e con ampi spazi in cui muoversi, sono facili da allevare,
e accettano i più svariati tipi di cibo, perfino
le banane. Un buon alimento è costituito dai
preparati surgelati studiati per il genere –
contengono, tra l’altro, spugne marine - e reperibili
facilmente nei negozi specializzati, ma apprezzano
anche prodotti secchi come i fiocchi ed i granuli.
E’ fondamentale integrare la dieta anche con
cibo vegetale. Una loro caratteristica è quella
di strappare il cibo muovendo a scatti la testa.
Ai miei esemplari somministro ogni due/tre giorni
anche del pesce fresco come Platessa, Merluzzo. Cerco
in ogni modo di variare sempre la dieta per non abituarli
solo a determinati alimenti. Come per altre famiglie,
anche i Pomacantidi accettano volentieri il “pastoncino”
che molti appassionati preparano e nel quale inseriscono
gamberetti, polpa di pesce, alghe ecc.
Il genere Centropyge,
invece, predilige un’alimentazione vegetale,
ma anche per loro bisogna variare la dieta il più
possibile.
C. potteri ha grosse difficoltà ad accettare
il cibo nei primi periodi di vita in cattività
e pertanto consiglio di acquistarlo solo se già
nella vasca del negoziante si ciba regolarmente.
I pesci vanno alimentati
due/tre volte il giorno ed almeno gli esemplari di
grandi dimensioni necessitano di pasti abbondanti.
Parecchi esemplari della famiglia, come i Centropyge
ma anche alcuni Pomacanthus, gradiscono acquari in
cui le alghe crescano regolarmente e traggono dalla
loro assunzione elementi essenziali per lo sviluppo.
Le vitamine sono necessarie solo per gli esemplari
giovani e per quelle specie che hanno un’alimentazione
limitata.
Si può affermare
che, in generale, questa famiglia non presenta grandissime
difficoltà nell’alimentazione.
Colori
e comunicazione
Certamente tutti noi
siamo rimasti colpiti dalla livrea adulta di Pomacanthus
imperator, considerato come uno dei pesci più
affascinanti in assoluto, per non parlare di P. xanthometopon
o di P. paru. Si potrebbe continuare citando quasi
tutte le specie. Sfoggiano colori che non si dimenticano
facilmente.
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Pomacanthus
imperator in livrea giovanile
(foto Claudio Rebonato - vasca Sergio Girelli) |
Molte specie del genere
Pomacanthus hanno una livrea giovanile quasi identica.
Una base blu fa da sfondo e cambia solo la disposizione
delle fasce, di solito bianche. Pertanto solo la conoscenza
di questi motivi ci permette di risalire alla specie,
ma è facile confondere, per esempio, P. semicirculatus,
P. xanthometopon, P. chrysurus, P. annularis o P.
navarchus, anche se quest’ultimo cambia la livrea
molto presto e le specie importate hanno già
la colorazione caratteristica giallo/blu.
Una delle più
belle esperienze di un acquariofilo è la possibilità
di vedere la specie crescere e di conseguenza notare
gli innumerevoli cambiamenti della livrea.
I Pomacantidi sono pesci mansueti e con il tempo instaureremo
con loro un bellissimo rapporto. Verranno a prendere
il cibo dalle nostre mani, e ci seguiranno da una
parte all’altra della vasca al nostro passaggio.
Molte specie emettono
dei suoni cupi e profondi. Inizialmente pensavo che
questi segnali acustici fossero riservati esclusivamente
ai pesci Imperatore, con il cui termine si definisce
il genere Pomacanthus. Invece, a sorpresa, anche il
mio esemplare di Centropyge flavissimus, dopo un paio
d’anni d’assoluto "mutismo",
ha iniziato a “dire la sua” ed assieme
a P. navarchus intavolano delle autentiche discussioni.
Quasi sempre è
un segnale rivolto agli altri pesci atraverso il quale
si ribadisce la propria superiorità e gerarchia.
Sicuramente è un campo che in futuro ci riserverà
delle sorprese.
Come per gli altri
pesci, la colorazione accesa è segno di buona
salute e di un’alimentazione corretta. Al contrario,
le colorazioni sbiadite ci devono subito allarmare
e sono un segnale inequivocabile di un problema imminente.
Anche la posizione
obliqua, che talune specie spesso assumono nuotando,
può essere considerata una forma di comunicazione.
Il mio esemplare di P. arcuatus, specialmente in giovane
età, assumeva questa postura e mi guardava
diritto negli occhi, forse per ricevere qualche bocconcino
in più.
Malattie
Precisiamolo subito:
i Pomacantidi sono pesci un po’ difficili da
gestire, e anche per quanto riguarda le malattie bisogna
prestare molta attenzione e controllare regolarmente
il loro aspetto.
Certamente, quando sono nelle nostre vasche da molti
mesi, è facile stabilire lo stato di salute
e ci accorgeremo subito se qualcosa non va.
Vi sono malattie che
possono essere presenti allo stato latente, nel corpo
o sull’epidermide dei pesci e poi improvvisamente
esplodere in tutta la loro gravità, magari
solo perché le condizioni dell’acqua
non sono più ottimali o per uno sbalzo repentino
della temperatura.
Anche se acquistiamo esemplari a prima vista sani,
non avremmo mai la certezza assoluta del loro effettivo
stato di salute.
E qui siamo alla solita
domanda: i pesci vanno quarantenati?
Io sono dell’avviso, e da molti anni adotto
questo sistema, che se il pesce è acquistato
da un negoziante di fiducia, il quale lo ha già
sottoposto ad una terapia preventiva, che lo mantiene
in acqua priva di medicinali e non presenta nessun
problema evidente, non ci sono ragioni per stressarlo
ulteriormente in una vaschetta di quarantena. In particolar
modo quando si tratta di grossi Pomacantidi. Eventualmente,
il pesce sarà curato in caso di necessità.
Deve essere chiaro
il concetto che, chi acquista pesci così grandi
(e non solo), deve essere già preparato all’evenienza
di dovere svuotare parzialmente la vasca in caso di
necessità.
Ma in fondo, per catturare un pesce, è molto
più semplice accendere improvvisamente le luci
in piena notte. In questo modo abbiamo a disposizione
un paio di minuti nei quali il pesce è ancora
addormentato e i suoi riflessi sono "appannati".
E’ sufficiente spostare alcune rocce dietro
le quali abitudinariamente si riposa per riuscire
a pescarlo.
Le parassitosi possono
essere frequenti, specialmente in vasche sovraffollate
e/o durante le prime settimane dopo l’acquisto.
Se sono in uno stadio avanzato vanno curate con metodi
citati più volte in questo sito (sezione “Le
malattie”)
Fate molta attenzione al tipo di medicinale usato,
specialmente se a base di rame. I Pomacantidi, in
particolar modo il genere Pomacanthus, hanno una pelle
molto delicata. E’ frequente che prodotti troppo
aggressivi o sovradosati intacchino i tessuti, rovinandoli
a volte per sempre.
Pure la presenza di
linfocisti – batuffoli cotonosi biancastri -
è molto spesso da attribuire a questi prodotti.
Molti negozianti, alla prima comparsa del sintomo
(per riuscire a vendere l'esemplare), tendono a togliere
i linfocisti con l’uso di forbici, sottoponendoli
in caso d’inesperienza, a mutilazioni permanenti.
Niente di più sbagliato: nella maggior parte
dei casi il ripristino delle buone condizioni dell’acqua
è sufficiente a garantire la guarigione.
Solo nel caso in cui la malattia passi ad uno stadio
preoccupante si può usare questo sistema. Mai
comunque improvvisare e richiedere sempre l’aiuto
o il consiglio di persone esperte.
Il pesce può essere posto in una bacinella
con poca acqua. Con delle forbici affilate rifilate
le estremità delle pinne, che di solito sono
le zone colpite. Spennellate sul taglio della tintura
di Iodio, diluita con acqua marina (proporzione 1:2
Iodio/acqua). Fate moltissima attenzione se vi avvicinate
alle branchie e agli occhi, perché la sostanza
non vi deve penetrare.
I vermi e i crostacei
delle branchie costituiscono una delle malattie che
più di frequente colpisce i pesci marini ed
i Pomacantidi sono tra i principali candidati. Si
può sospettare che si tratti di questa patologia,
quando il pesce presenta una respirazione molto accelerata
e nessun altro sintomo apparente.
E’ bene sapere
che esistono più di 50 specie di vermi parassiti
che colpiscono le branchie dei pesci marini, ognuna
delle quali risponde a farmaci diversi. A complicare
la situazione si aggiunga il fatto che non tutti sono
visibili ad occhio nudo. Un’altro modo per verificare
la loro presenza è quello di sollevare le branchie
dei pesci e controllare il colore dei tessuti. Nel
caso in cui le branchie non siano di un bel rosso
acceso, ma biancastre o rosate, si può quasi
essere certi della loro presenza.
Il metodo maggiormente utilizzato per combattere
l’infezione
è lo shock osmotico. Consiste nel trasferire
il pesce in acqua dolce - acqua di rubinetto - con
l’aggiunta
del 10
per cento d’acqua marina. La temperatura
dell'acqua deve essere uguale alla temperatura
delle vasca, per evitare pericolosi sbalzi che
potrebbero debilitare il soggetto invece di curarlo.
Il tempo d’immersione
varia secondo la specie. Grandi esemplari di Pomacantidi
possono tranquillamente sopportare bagni di 20
minuti o più, mentre i piccoli Centropyge
tollerano tempi inferiori (5-7 minuti).
Durante questo tempo, non allontanatevi mai dal pesce
ed al primo segnale di disagio toglietelo immediatamente
dal bagno e riponetelo nella sua vasca marina.
Il bagno può essere ripetuto per un paio
di giorni o a cadenza settimanale. Infatti, non
avremmo mai la certezza di uccidere anche le larve
dei parassiti se queste non sono ancora schiuse.
Se questo rimedio offre
buoni risultati contro i vermi, non altrettanto si
può dire contro i crostacei.
Per loro, il rimedio più efficace consiste
nel porre il pesce in un contenitore – meglio
una caraffa - con due litri d’acqua e sottoporlo
ad un bagno di Formalina. Il dosaggio è di
0,25 ml/l (quindi 0,50 ml/l per due litri), di una
soluzione già diluita al 35/40 per cento, reperibile
in farmacia. E’ fondamentale utilizzare un aeratore,
per assicurare una cospicua quantità d’ossigeno
durante il trattamento.
La Formalina è molto tossica, ed è bene
prestare molta attenzione nel maneggiarla. Possono
sorgere gravi problemi in caso di contatto e d’inalazione.
La durata del trattamento deve essere verificata di
specie in specie. Iniziare con 5 minuti di bagno e
controllare costantemente i movimenti del pesce, che
non deve coricarsi su un fianco. Se questo succede
toglietelo immediatamente dalla caraffa. Nei giorni
seguenti, in caso di tollerabilità, ripetere
il trattamento prolungando il tempo, ad intervalli,
fino a 15 minuti nel caso di pesci grandi. Oltre questo
tempo si rischia di intossicare il pesce.
Ripetere il trattamento per 3 giorni e poi aspettare.
E’ probabile che dopo 10 giorni il problema
ricompaia e quindi ripeteremo la terapia. Come per
i vermi, anche per i crostacei il problema è
riuscire ad uccidere le larve che non sono ancora
schiuse.
| E' sconsigliato
l'avventurarsi da soli nell’uso della Formalina.
Meglio avvalersi del consiglio di negozianti o
appassionati che abbiano già utilizzato
questo prodotto con successo. |
Anche le infezioni
agli occhi, che quasi sempre evolvono in Esoftalmia,
sono frequenti ed ancora i più colpiti sono
le specie di grossa taglia. I vermi sono facili da
individuare ad occhio nudo, perlomeno in zone come
gli occhi ed il viso. State certi che se ne individuate
un paio sugli occhi dopo un trattamento in acqua dolce
– vedi sopra per i vermi delle branchie –
nella caraffa ne resteranno a decine. Ogni volta che
ci si accorge della loro presenza è opportuno
intervenire.
Nel caso la malattia sia grave e siete costretti a
curare gli esemplari, troverete nella sezione di Zanclus.it
"Le
malattie", un articolo dettagliato sui metodi
da utilizzare.
Queste sono le malattie
più frequenti. Per le altre patologie rimandiamo
alla lettura di testi specializzati, alcuni titoli
dei quali li trovate nella sezione “Le
malattie”, o per esteso nella Bibliografia
di questo sito.
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| Centropyge
potteri e Pygoplites diacanthus (foto e vasca
di Claudio Rebonato) |
Conclusioni
Conosciamo molto sulle
specie della famiglia Pomacanthidae; sono longeve,
come dimostrano i dati raccolti dall’acquario
di Nancy (Francia), dove sei esemplari hanno superato
i 20 anni di vita (A. trimaculatus, A. xanthurus,
P. annularis, P. semicirculatus, P. sexstriatus, P.
xanthometopon), e uno i dieci anni (P. imperator).
Dalle mie conoscenze personali, le quali documentano
di appassionati che mantengono i loro esemplari in
acquario da più di dieci anni, oppure dalle
visite che compio spesso all’acquario di Monaco,
dove da molto tempo riconosco le medesime specie.
Ma allora, è
possibile allevarli anche nei nostri acquari casalinghi?
Porsi questa domanda in acquariofilia, per alcuni
può sembrare quasi un’eresia.
La mia risposta, in ogni modo, è un cauto si.
Rispettando tutte le loro esigenze è possibile,
a volte, anche in vasche di coralli.
Il grande carico organico
prodotto può esser combattuto con l’utilizzo
di potenti schiumatoi che asportano le sostante prima
della trasformazione effettuata dai batteri nitrificanti,
dall’impiego d’acqua calcarea (Kalkwasser),
che consente la precipitazione di composti quali gli
ortofosfati e da cambi d’acqua frequenti e abbondanti.
Coloro i quali non
si possono permettere acquari dimensionati e non hanno
molto tempo e/o denaro da dedicare a queste stupende
creature, si accontentino di vederle in natura, nei
parchi marini o nelle grandi vasche da esposizione.
Giugno 2003