La conformazione particolare dell’apparato boccale e forse digerente, permette a questa specie di assumere solo pezzi di cibo piccoli, per non dire minuscoli. Dalle mie esperienze, posso affermare che quasi la totalità dei Chetodontidi che presentano questo genere di bocca, presentano difficoltà nutrizionali in acquario.
Indubbiamente la bellezza e il prezzo sempre contenuto dei Chetodontidi, inducono molti acquariofili ad acquistare questi pesci. L’esemplare della foto è stato “sottratto” dalla vasca di un negoziante che non conosceva minimamente le esigenze di questa specie. Dopo una cura per varie patologie in corso, C. trifasciatus ha iniziato ad accettare bocconi di platessa fresca e altro pesce di carne bianca. Successivamente ha accettato anche Artemia salina, sia surgelata sia secca. La qualità dell’acqua deve essere sempre impeccabile. In acque trattate anche minimamente con medicinali, questo pescie non accetta cibo. E' molto sensibile a parassitosi come Cryptocaryon irritans; per questa ragione una lampada battericida è stata sempre installata nell'impianto. La specie non va allevata con invertebrati di nessun genere. C. trifasciatus in cattività si adegua a mangiare anche invertebrati che normalmente in mare non prende in considerazione: Discosoma spp., Coralli duri, molli. Nella vasca in cui l'ho allevato, ho lasciato tuttavia alcuni invertebrati che il pesce nel tempo ha distrutto. Credo che l'essersi cibato di loro abbia contribuito ad abbreviargli la vita. L’alimentazione è stata sempre impegnativa, anche per la presenza di altri pesci più veloci nel catturare i bocconi di cibo. E' stato nutrito due volte al giorno per quattro anni.
Tuttavia, come spiegato nell’articolo cui è possibile accedere dal pulsante in testa pagina, la breve vita e le cure giornaliere necessarie, mi portano ad affermare che Chaetodon trifasciatus è una specie che va lasciata in mare.
C.R.