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| Nano-reef.
La biologia |
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Gli
ospiti.
Siamo al punto più delicato della nostra sfida: popolare
la vasca con organismi adatti. E' buona norma rispettare le fasi
dell'evoluzione naturale: prima appaiono le alghe, poi gli
invertebrati ed infine i pesci.
Le
alghe.
Parliamo di alghe superiori. La più comune è la Caulerpa
della quale esistono numerose specie (C. prolifera, C. racemosa,
C. sertularoides, C. taxifolia ed altre). La presenza della Caulerpa
va comunque tenuta sotto controllo. Il piccolo "giardino"
va potato spesso perché l'alga non diventi infestante. Ciò
infatti ci espone a tre rischi. Il primo è che la Caulerpa
soffochi gli altri invertebrati. Il secondo è un improvviso
"sbiancamento" delle alghe che in pochi istanti trasformerà
l'acqua della vasca in una orribile sorta di the dal colore verde.
Infine, il terzo, il pericolo più insidioso si chiama Caulerpina:
si tratta di una tossina contenuta nell'alga che viene liberata
ogni qualvolta ne recidiamo un ramo.
Oltre alla Caulerpa ci sono altre alghe ottime per un nano-reef.
Per esempio Halimeda sp. (un'alga calcarea dalle foglie tonde),
Sargassum sp., Galaxaura sp. e Halymenia sp. (un'alga rossa che
spesso "sboccia" spontanea dalle rocce vive). Se le rocce
vive sono di buona qualità si svilupperanno anche le caratteristiche
alghe calcaree rosse incrostanti: Mesophyllum sp. e Peyssonnelia
sp.
Gli invertebrati.
Gli invertebrati vanno scelti sia in base alla taglia che alle particolari
esigenze di ciascuna specie. Nessun Genere, a priori, è da
scartare per un nano-reef, nemmeno i più esigenti appartenenti
all'Ordine Scleractinia. Piuttosto, nel caso dei coralli duri, il
problema è riuscire a trovare esemplari di taglia "mignon"
nei negozi.
Ma andiamo con ordine. La regola doro è - come del
resto nellacquario di barriera - puntare sulla biodiversità,
cioé inserire quante più specie possibili, evitando
ovviamente quelle tra loro incompatibili.
Visto il poco spazio a disposizione è preferibile puntare
su Famiglie che vivono e si riproducono in colonie come ad esempio
gli invertebrati dell'Ordine Stolonifera. Facciamo degli esempi:
Famiglia Cornulariidae e Clavulariidae (Cornularia sp. e Clavularia
sp.); Famiglia Zoanthidae (Zoanthus sp.; Parazoantus sp.; Palythoa
sp.); Famiglia Discosomatidae (Actinodiscus sp., Rhodactis sp.).
Eviterei la Famiglia Xeniidae in quanto questi invertebrati non
vanno d'accordo con il carbone attivo e probabilmente hanno bisogno
di un'acqua più ricca di nutrienti di quanto non sia quella
del nostro nano-reef.
La presenza di più colonie di specie diverse, allinizio,
scatenerà una competizione spietata per la conquista degli
spazi vitali.
Ma dopo qualche mese, quando ciascuna colonia avrà "negoziato"
con le vicine i propri confini, la vasca avrà un aspetto
straordinariamente naturale e rigoglioso.
Un nano-reef può ospitare anche esemplari della Famiglia
Alcyoniidae (come Sinularia sp. e Sarcophytum sp.), sempre che si
scelgano "pezzi" di dimensioni molto ridotte.
Nessun problema nemmeno per gli spirografi (per esempio Sabellastarte
indica), basta che il substrato sia alto e di sabbia sottile. Quando
la vasca sarà ben rodata, potremo inserire persino qualche
frammento di corallo duro a polipi piccoli. Qui la scelta è
abbastanza ampia. Vanno bene le specie più comuni di Acropora
(per esempio A. humils, A. formosa, A. selago). La soluzione migliore
è staccare qualche talea da una formazione già
cresciuta nella vasca di un amico e fissarla su una roccia in posizione
esposta alla luce e alla corrente. Di solito, questi frammenti hanno
tempi di acclimatazione piuttosto lunghi (settimane o - persino
- mesi) ma se le condizioni in vasca sono buone, allimprovviso
questa talea comincia a crescere mostrando le caratteristiche punte
bianche sui rami. Oltre alle Acropora, sono ospiti ideali anche
i coralli a polipi piccoli della Famiglia Poritidae.
Più difficile inserire coralli duri a polipi grandi (Famiglie
Fungidae e Mussidae, per esempio) in quanto è praticamente
impossibile, nei negozi, trovare esemplari sotto i 4-5 cm di diametro.
Con un po di fortuna, invece, prima o poi ci si può
imbattere in esemplari di Tridacna sp. di 3-4 cm: unospite
ideale per il nano-reef.
Da tenere presente, però, che le Tridacne, in condizioni
ottimali, «divorano» molto Calcio e crescono con strabiliante
rapidità. Nel giro di uno o due anni dovranno essere tolte
dal nano-reef per essere trasferite in una vasca di dimensioni più
consone. La specie più adatta è senza dubbio T. crocea:
è la più piccola e colorata, inoltre vive in acque
superficiali ed è tra le più robuste.
Da evitare nel modo più assoluto, invece, qualsiasi specie
di anemoni: se sono a disagio vagano per la vasca rovesciando rocce
e invertebrati. Inoltre i loro tentacoli disperdono in continuazione
nematocisti, le cellule urticanti che tengono alla larga i nemici.
In un ambiente angusto, la loro presenza disturba (spesso ustiona)
gli altri ospiti.
Per la stessa ragione, anche eventuali colonie di Discosomatidae
vanno circoscritte a pochissimi esemplari. Ottima, invece, la presenza
di organismi detrivori tipo i paguri dalle zampe blu (Calcinus elegans)
o le ofiure (Ophiarachna incrassata) purché di piccola taglia.
Qualche perplessità invece sullinserimento di minuscole
stelle marine rosse (Fromia sp.) molto appariscenti ma esigenti
in fatto di alimentazione: questi echinodermi possono prosperare
solo in una vasca grande e matura.
Bene i gamberetti come Lysmata debelius, Lysmata amboinensis e Stenopus
hispidus. Attenzione solo alle incompatibilità tra specie
differenti e persino tra esemplari della stessa specie: lambiente
angusto scatena una forte aggressività. Un Lysmata debelius
che non gradisce linserimento di un secondo esemplare, nel
giro di pochi istanti lo può uccidere oppure, «sforbiciandolo»
con le chele, lo può ridurre ad un tronco privo di zampe
e antenne.
Per finire, possiamo inserire nel nostro nano-reef due o tre chiocciole
divoratrici d'alghe come, per esempio, Astraea sp.
I
pesci.
E veniamo ai pesci. La scelta non è molto ampia ma tutt'altro
che povera. Ovviamente, qui, a dettare legge sono la taglia e, in
subordine, le esigenze territoriali. Attenzione anche alla competizione
alimentare tra specie diverse.
E' importantissimo, inoltre non esagerare con il numero di esemplari.
E' impossibile dettare regole matematiche perché la popolazione
"limite" dipende da troppi fattori. Indicativamente: in
vasche tra i 30 e i 40 litri una popolazione ragionevole può
essere di 2 o 3 esemplari di taglia tra i 4 e i 5 cm. Tra i 40 e
i 60 litri saliamo a 3-4 esemplari; tra i 60 e gli 80 litri arriviamo
a 4-5 pesci.
Parliamo di specie. Vanno benissimo un po tutti i pesci della
Famiglia Gobiidae. Particolarmente adatto è quel piccolo
gioiello vivente che è Gobiodon okinawae: un pesce tranquillissimo
e dalle modeste esigenze territoriali. La taglia non supera
i 2,5cm e l'ideale sarebbe introdurre in vasca una coppia. Lunica
controindicazione per questa specie è che rischia di infastidire
(o danneggiare) colonie di coralli duri a polipi piccoli dei quali,
saltuariamente, si ciba.
Un altro bel gobide è Gobiodon citrinus, di taglia più
grande (6-7 cm) ma sempre adatto a un nano-reef.
Anche il Genere Pseudocromis offre specie adatte: P. paccagnellae
e P. fridmani, ad esempio. Quest'ultimo tende a rimanere nascosto:
è timido e non ama una forte illuminazione. Ma la sua livrea
ha un colore entusiasmante.
Tra i piccoli pesci, da evitare il Genere Synchiropus: si nutre
in continuazione di microrganismi presenti sul fondo e tra le rocce.
In un nano-reef avrebbe gravi difficoltà a trovare cibo.
Un nano-reef particolare può essere dedicato esclusivamente
alla coppia simbionte costituita da un gobide (Cryptocentrus cryptocentrus)
e da un gamberetto pistola (Alpheus sp.). I due, in natura, abitano
una tana comune e fanno coppia fissa stando sempre all'erta davanti
all'ingresso.
Ospiti tranquilli sono anche alcuni blennidi (ottimi divoratori
d'alghe infestanti, tra l'altro). Ricordiamo Salarias fasciatus
e il più appariscente Ecsenus bicolor. Anche la Famiglia
Eleotridae ci offre qualche possibilità con Nemateleotris
magnificus e con l'ancor più bello N. decora, due specie
i cui esemplari prediligono la vita in coppia. Infine possiamo chiudere
l'elenco dei pesci più adatti per il nostro piccolo acquario
con il tranquillo e robusto Pterapogon kauderni.
La manutenzione.
Fortunati i possessori di nano-reef che hanno in salotto anche un
normale acquario di barriera maturo e rodato. Avranno costantemente
a disposizione una riserva dacqua stagionata per i cambi,
frammenti di invertebrati da trapiantare nella mini vasca ed, infine,
un ambiente adatto ad ospitare pesci o invertebrati cresciuti oltre
la taglia consentita in un nano-reef. Insomma, la vasca grande è
un bel "paracadute" in caso di difficoltà con l'altra.
Chi non ha questa fortuna dovrà rassegnarsi a prestare molta
più attenzione alla gestione del nano-reef.
Gli interventi devono ridursi al minimo indispensabile: immergere
le mani è sempre un piccolo trauma per un ecosistema così
esile. Quanto alle operazioni giornaliere, bastano un paio di somministrazioni
di cibo ai pesci. E, più che mai in un nano-reef, è
importante somministrare solo la quantità di cibo che viene
consumata. Meglio cibo vivo o preparati in fiocchi che cibo surgelato.
Se limpianto non è dotato di sistema di rabbocco automatico
dellacqua evaporata, per evitare sbalzi di salinità,
questa va aggiunta ogni giorno fino a ripristinare il livello desiderato.
Il bicchiere dello schiumatoio va svuotato e sciacquato in acqua
tiepida ogni 2-3 giorni.
Molto importante tenere sotto controllo Calcio e dKH.
Soprattutto nel caso si allevino coralli duri e Tridacne. Anche
la concentrazione di Nitrati è una buona spia dello stato
di salute della vasca.
Se si ha a disposizione un secondo acquario di dimensioni normali,
piuttosto di utilizzare i prodotti in commercio per reintegrare
gli oligoelementi nel nano-reef (in pochi litri d'acqua è
sempre difficile centrare il dosaggio), è consigliabile puntare
sui cambi dacqua.
Devono essere sempre molto "prudenti": dellordine,
cioé, di un 10 per cento ogni 10-15 giorni. Anche in caso
d'emergenza, infine, sono da evitare nel modo più assoluto
cambi consistenti (cioé di oltre il 20-30 per cento) con
acqua marina appena preparata.
Quando, con il passare dei mesi, ci renderemo conto che i cambi
d'acqua si rendono sempre meno necessari, vorrà dire che
avremo vinto la sfida: saremo riusciti a riprodurre in pochi litri
d'acqua un ecosistema equilibrato e funzionante. In altre parole
avremo ricostruito in salotto un frammento di barriera corallina.
Luglio 2002
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