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Cryptocaryon irritans, un nemico insidioso
di Claudio Rebonato e Alberto Scapini

 
  I sintomi
Gli acquisti
I pesci
La filtrazione
Il cambio vasca
L'ozono
La lampada UV
La soluzione
Il dosaggio

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Acanthurus japonicus colpito da Cryptocaryon irritans.
I parassiti sono molto grossi e si stanno staccando dal corpo del pesce.
   


Cryptocaryon irritans, più conosciuto come la malattia dei "puntini bianchi", rappresenta, insieme con Oodinium ocellatum la malattia che più di frequente affligge i pesci marini. Purtroppo nei casi più gravi, se non viene curata, conduce alla morte del pesce colpito.
Il parassita è un protozoo ciliato che si attacca al corpo dei pesci. Maturo raggiunge dimensioni variabili tra 0,5 e 2 mm. In natura, questo parassita ha ben poche possibilità di rappresentare una seria minaccia per i pesci: l'immensa quantità d'acqua e le forti correnti presenti in mare fanno in modo che i ciliati vengano dispersi e difficilmente possano giungere ad attaccare qualche esemplare.
Molto diverso è il discorso in acquario: lo spazio angusto di una vasca fa sì che, una volta introdotto un ciliato nell'acquario, questo nel giro di pochi giorni dia vita ad un ciclo di riproduzione esponenziale dove, alla fine, i parassiti che fluttano nella vasca sono talmente numerosi che i pesci non riescono più a sottrarsi agli attacchi.

Come si riproduce il parassita
Il ciclo di vita di Cryptocaryon irritans inizia con l'infezione del pesce da parte di un ciliato. Il parassita non può sopravvivere né riprodursi se, nel corso della sua breve esistenza, non riesce a trascorre un periodo di tempo aggrappato alle pelle, alle branchie o agli occhi di un pesce. Ad una temperatura tra i 24 e i 27 gradi, questo periodo dura tra 5 ai 7 giorni. In questo stadio si nutre dei tessuti dell'ospite e cresce da 60 a 370 micron.
Raggiunta la maturità, il parassita lascia il pesce e fluttua nell'acqua per 12 - 18 ore finché sviluppa una sostanza appiccicosa che gli consente di attaccarsi al substrato (persino ai vetri della vasca) e di trasformarsi in ciste. A questo stadio misura da 200 a 400 micron. Dentro la ciste, i parassiti cominciano a riprodursi ad un ritmo impressionante. All'interno di ciascuna ciste possono svilupparsi anche 200 nuovi tomiti (così si chiamano i parassiti in questo stadio) che misurano dai 25 ai 60 micron. Questa fase ha una durata variabile fra i 3 e i 28 giorni. I singoli tomiti sviluppano delle appendici e, una volta maturi, rompono la parete della ciste e iniziano a nuotare nell'acqua. A questo punto, se non trovano un ospite entro poche ore, muoiono. Secondo alcuni ricercatori, l'uscita dalla ciste avviene di solito nelle ore mattutine.
Se invece i ciliati riescono ad aggrapparsi ad un pesce, si insinuano nei tessuti nell'arco di 5 minuti e cominciano a crescere. E così riparte un nuovo ciclo di vita. Più alta è la temperatura in vasca, più rapido è il ciclo.
E' evidente che se i pesci non hanno la forza di contrastare la parassitosi, questa, ad ogni successiva ondata si presenterà sempre più violenta.

I sintomi
Ecco nell'ordine di comparsa e di gravità quali sono i sintomi che indicano la presenza della parassitosi:

  • Strofinamento dei pesci contro le pareti della vasca e contro gli oggetti.
  • Puntini bianchi della dimensione di una capocchia di spillo sul corpo e sulle pinne del pesce.
  • Eccessiva produzione di muco.
  • Respirazione accelerata.
  • Macchie sul corpo dovute alla distruzione dei tessuti causata dai parassiti.
  • Apatia e stato di torpore

Acquisti a rischio e acquisti sicuri
I pesci appena importati sono spesso soggetti a questo tipo di parassitosi. Buona abitudine, quando si acquistano dei pesci, è verificare lo stato dell'acqua in cui sono tenuti. E' prassi diffusa di molti importatori e negozianti, tenere i pesci in un "intruglio" d'antibiotico e Rame. Quando i pesci escono da quest'acqua e vengono introdotti in acquario ci sono forti probabilità che esplodano malattie che, nell'acqua piena di medicinali, venivano tamponate.
Se invece vediamo che in negozio i pesci sono tenuti in vasca insieme con qualche invertebrato, ciò ci garantisce che l'acqua è priva di "intrugli" medicinali. Per pesci dall'aspetto sano, tenuti in queste vasche, dopo l'acquisto come precauzione è sufficiente effettuare un semplice periodo di quarantena.

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Pesci, vasche e Cryptocaryon
I pesci che vivono nei nostri acquari, invece, possono essere colpiti dal parassita quando si indeboliscono a causa di qualche fattore stressante. Il caso più comune è un repentino abbassamento della temperatura in vasca. Anche uno sbalzo di pochi gradi può stressare il pesce. Esistono specie particolarmente sensibili a questo genere di cambiamenti, ricordiamo ad esempio Acanthurus japonicus. Lo stress provoca un abbassamento delle difese con la conseguenza che l'esemplare diventa più vulnerabile agli attacchi del parassita.
Ma come arriva il parassita in vasca? La risposta è sorprendente: in una qualsiasi vasca normalmente popolata di pesci, nella stragrande maggioranza dei casi Cryptocaryon c'è già. E' in forma latente e non aspetta altro che incontrare un esemplare debole o stressato per attaccarlo. E' chiaro che in una vasca ecquilibrata e ben condotta dove i pesci sono robusti e in salute, il parassita è destinato a rimanere in "sonno". Ma non illudiamoci: in agguato quasi sempre c'è.
Ma come arriva, dunque, in vasca? Le cisti di Cryptocaryon possono essere veicolate attraverso rocce vive provenienti da un altro acquario, attraverso l'immisione di altri pesci ammalati o di invertebrati provenienti da vasche contaminate.
A parte i blennidi ed altre famiglie di pesci il cui corpo è protetto da un forte strato di mucosa, quasi tutte le specie marine possono contrarre il Cryptocaryon. Alcune sono particolarmente esposte. Acanthurus japonicus e Acanthurus leucosternon, solo per citarne alcuni, quando sono malati rappresentano una vera minaccia per tutta la vasca. La cosa che impressiona di questi pesci è che una volta colpiti sviluppano una quantità di parassiti doppia rispetto agli altri pesci. Diventano una specie di "vivaio" ambulante grazie al quale i parassiti hanno la possibilità di riprodursi in maniera strabiliante per attaccare poi in forze gli altri pesci.
Le vasche rispondono in maniera diversa alla presenza di Cryptocaryon irritans e, in alcuni casi, acquari pieni d'invertebrati aiutano a controllare il parassita in quanto molti ciliati finiscono tra i tentacoli dei coralli.
Non è detto che, una volta giunto in vasca un singolo ciliato, la parassitosi esploda in forma violenta. Anzi. Se i pesci sono "in forma" il problema può non presentarsi affatto oppure può manifestarsi solo in forma molto lieve. In questo caso possiamo limitarci ad installare una lampada battericida. Solitamente è sempre un singolo pesce che innesca il contagio e molte volte è sufficiente togliere questo per dar modo agli altri di guarire.

Un errore comune tra i principianti è di ritenere il problema risolto senza interventi quando, a pochi giorni dalla comparsa dei primi puntini bianchi, i pesci tornano puliti da soli. Chi non conosce il ciclo di vita del parassita crede che ciò equivalga ad una guarigione spontanea. Purtroppo si tratta invece della normale caduta dei ciliati dal pesce per incistarsi sul fondo. Dopo qualche giorno, quando le cisti saranno mature, sui pesci torneranno i puntini bianchi.
Qui le possibilità sono due. La seconda ondata della parassitosi può presentarsi in forma più lieve della prima (in questo caso vuol dire che i pesci sono in grado di superare il problema da soli) oppure più estesa. Se la parassitosi aumenta di violenza, urge iniziare una terapia.
Insomma, i pesci non vanno tolti dalla vasca principale per essere curati all'insorgere dei primi "puntini bianchi", ma solo quando ci si rende conto, dopo ondate successive sempre più violente di parassitosi, che non sono in grado di sconfiggere il parassita da soli.

 
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