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Cryptocaryon irritans, un nemico insidioso


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Il cambio vasca L'ozono La lampada UV La soluzione Il dosaggio


Le tecniche terapeutiche
Esistono varie tecniche per debellare il Cryptocaryon. Quasi tutte hanno discreti risultati ma solo una permette di pulire perfettamente dai parassiti un esemplare colpito.

Il sistema a micro-filtrazione.Consiste nell'installare in vasca un sistema di filtraggio forzato basato su cartucce filtranti da 0,5 a 5 micron, provenienti dall'industria idraulica. Questo sistema può essere utile solo nei casi in cui la parassitosi è di media gravità.
Tra l'altro è un sistema abbastanza costoso: le cartucce filtranti hanno un prezzo che varia da 10 a 30 euro. Esistono anche cartucce provenienti dagli Usa (costruite appositamente per il mercato acquariofilo) del costo di 60 Euro. L'autonomia di queste cartucce filtranti è per giunta limitata: s'intasano e diventano inutilizzabili dopo due-tre settimane d'esercizio.
Il sistema prevede almeno due filtri collegati tra loro e l'uso di una potente pompa centrifuga con una prevalenza di almeno tre metri. Il primo filtro, con una capacità di filtrazione di 5 micron ferma le particelle più grossolane, mentre il secondo, con maglie ancora più piccole, esegue la micro-filtrazione vera e propria e riesce ad intercettare anche i ciliati di Cryptocaryon.


Il sistema del cambio vasca. E' molto efficace, ma molto complicato. Occorre avere a disposizione una batteria di piccole vasche indipendenti (almeno due-tre). Consiste nello spostare ogni due giorni il pesce ammalato da una vasca all'altra in modo che i ciliati staccatesi dalla pelle rimangano nella vasca precedente. Una volta tolto il pesce, naturalmente la vasca deve essere accuratamente sciacquata e ripulita, pena l'inutilità del trattamento. Il cambio di vasca deve essere effettuato quando la maggior parte dei "puntini bianchi" si sono staccati dai pesci. La difficoltà di sincronizzare questa fase con le nostre esigenze e l'impossibilità da parte della maggioranza degli acquariofili di avere in casa più vasche di cura, lo rende un sistema di difficile utilizzo. La cura va comunque protratta per almeno tre settimane.

Il sistema con l'Ozono. E' uno dei più validi, in quanto permette di curare i pesci anche in vasche d'invertebrati.
L'Ozono però rappresenta un problema se non viene usato con schiumatoi efficientissimi e dotati di pompa centrifuga; il gas può essere molto dannoso per l'uomo.
La quantità d'Ozono impiegata per uccidere i parassiti è molto alta e se non è dosata in modo corretto, rischiamo d'uccidere prima i pesci che debellare il Cryptocaryon.
L'Ozono immesso in vasca tramite lo schiumatoio, deve essere monitorato attraverso un controller elettronico che chiude il flusso qualora il valore Redox, che noi controlleremo tramite una sonda, supera il valore programmato di 470 mv.


La lampada battericida UV. E' un altro metodo di cura. Tuttavia va più considerato come un sistema di prevenzione che non un rimedio risolutivo. Quando il problema diventa serio, anche questo metodo mostra i suoi limiti. Le lampade a raggi ultravioletti (UV) sono certificate con un'autonomia molto alta ma l'esperienza insegna che la loro potenza si esaurisce in un arco di tempo relativamente breve.
Le vecchie lampade battericide, cioè quelle che sono inserite in un tubo di plexiglas e che sono a contatto con l'acqua, vanno sostituite ogni 50 giorni per assicurare un funzionamento efficiente. La lampada deve essere lasciata sempre in funzione, perché ogni spegnimento ne diminuisce la durata.
E' molto difficile tarare la potenza del sistema battericida.
Se la pompa vi fa scorrere un flusso d'acqua troppo veloce, i raggi non hanno il tempo di "bruciare" i ciliati. Se, viceversa, il flusso dell'acqua è troppo lento (soprattutto in vasche grandi) prima di passare sotto gli UV, il parassita avrà tempo di riprodursi.
Una formula sperimentata con successo indica il seguente rapporto di irrorazione di raggi UV: 91,900 microwatt al secondo per ogni centimetro quadrato.
Le nuove lampade UV, attualmente in commercio, sono molto più corte e il bulbo non è a contatto con l'acqua. Quest'accorgimento è senza dubbio efficace perché, anche se la lampada non migliora in termini di potenza battericida, comunque ha una durata maggiore.

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La tecnica più efficace
Le tecniche descritte finora sono tutte efficaci per forme leggere di Cryptocaryon irritans ma sono inutili in casi gravi. Come agire allora?
Per curare in modo risolutivo il Cryptocaryon abbiamo bisogno di un preparato a base di Rame. Per utilizzarlo è indispensabile utilizzare una vasca di quarantena: il Rame è letale per tutti gli invertebrati anche a bassissime concentrazioni.
Anche se nella nostra vasca principale non abbiamo invertebrati (naturalmente crostacei compresi), ritengo inopportuno usare il Rame: le rocce vive e quasi tutti i batteri sarebbero annientati e ci vorrebbero molti mesi prima di rivedere la vasca tornare "viva". E in ogni caso non sarebbe più la vasca di prima.
I prodotti in commercio a base di Rame sono tutti efficaci, ma si differenziano per la loro tossicità.
I comuni test per la misurazione del Rame per uso acquariofilo non sono così precisi da potercisi affidare ciecamente.
Per una lettura della reale concentrazione in vasca dovremmo avere a disposizione test professionali oppure, meglio ancora, degli strumenti elettronici costosissimi e di difficile reperibilità. Meglio allora affidarsi alle esperienze di persone che da anni curano questa parassitosi.
Indipendentemente dalla marca di medicinale adottato è essenziale leggere scrupolosamente il dosaggio d'ogni prodotto, per non incorrere in errori che si rivelano mortali per i pesci. Direi di più: quando ci si trova ad usare un prodotto per la prima volta e non si hanno informazioni a riguardo, di regola è meglio dimezzare la dose consigliata nelle istruzioni.
Non è costume di questo sito citare le case produttrici, ma la vita dei pesci è troppo importante per non fornire un'indicazione utile: il prodotto si chiama Sea Cure ed è reperibile in molti punti vendita d'acquariofilia. L'esperienza lo conferma il meno pericoloso nel dosaggio. Resta in ogni modo inteso che in mani esperte i prodotti in commercio risultano tutti validi.
Per trattare con successo questa malattia dobbiamo mantenere un livello terapeutico di Rame ionico pari a 0,15 parti per milione (ppm).
La vasca di quarantena deve essere priva di qualsiasi tipo di fondo. Come riparo per i pesci, specialmente per i più timidi, possiamo usare delle piccole anfore o qualche roccia, ma in quantità limitata. Il Rame viene assorbito da questi materiali in modo differente e quindi calcolare il ridosaggio diventerebbe impossibile.
Se presente nel filtro, il carbone attivo deve essere tolto: eliminerebbe il Rame.
Nella vasca dobbiamo inserire un aeratore che permetta ai pesci una respirazione migliore e la temperatura va mantenuta sui 26°.
E' vero che Cryptocaryon irritans si riproduce più in fretta (e quindi è più vulnerabile) a temperature più alte, ma è meglio aspettare un paio di giorni in più; così facendo avremo il tempo di portare il Rame alla concentrazione corretta e manterremo in vasca una quantità più elevata d'Ossigeno. Teniamo presente che i pesci quando sono afflitti da questo parassita sono già debilitati e quindi non dobbiamo accentuare lo stress con delle pessime condizioni dell'acqua.
Le istruzioni che accompagnano la confezione sono da seguire alla lettera perché si sono rivelate esatte anche dalle nostre esperienze.


Il dosaggio
A parte rare epidemie violente di Cryptocaryon irritans, questo parassita concede il tempo di intervenire. Dopo i dosaggi prestabiliti del prodotto, occorre controllare attentamente il decorso della malattia; non dobbiamo cadere nel classico "tranello" dell'acquariofilo inesperto aggiungendo a raffica altro Rame solo perché i "puntini bianchi" non sono già spariti.
Anche quando i pesci ne sono letteralmente coperti, abbiamo ancora tempo per intervenire. L'importante, ripeto, è controllare che la parassitosi non degeneri. Normalmente dopo otto giorni di trattamento in vasca di quarantena il Cryptocaryon è debellato, ma in ogni caso terremo ancora i pesci nella vasca di cura per altri 15-20 giorni.
E' buona norma in questo periodo fare dei cambi d'acqua. Il Rame, deve essere ridosato sulla base della quantità d'acqua cambiata.
Il Rame, naturalmente, uccide anche una quantità di batteri presenti nel filtro della vasca di quarantena (10-20%) e questo può provocare un temporaneo aumento dei Nitriti in vasca. Per questa ragione, nella vasca di quarantena il cibo deve essere somministrato con parsimonia, per non incorrere in inquinamenti eccessivi. Il normale processo di ossidazione dei Nitriti riprenderà nell'arco di due giorni. Raccomandiamo di verificare la respirazione dei pesci e di effettuare giornalmente nei quattro giorni in cui inseriamo il Rame, il test relativo ai Nitriti.
Se il test vi segnala una forte concentrazione di Nitriti e i pesci respirano affannosamente tanto da non contare più i battiti delle branchie, urge cambiare immediatamente il 50% dell'acqua e, se non è possibile trasferirli in un'altra vasca, occorre trattare l'acqua con carbone iper-attivo. Controllate i vostri esemplari per le due ore successive e se lo stato di disagio permane, non resta che toglierli dalla vasca in quanto il filtro non funziona più in modo adeguato.
Sovente potete notare che gli esemplari colpiti dalla parassitosi respirano con una branchia sola. Ciò è causato dalla quantità elevata di muco che producono nel tentativo di proteggersi dai parassiti.
Questo muco fa da "collante" e rende la branchia meno elastica; non rappresenta tuttavia un problema e tutto tornerà normale quando il pesce avrà vinto la parassitosi.


Vasca di quarantena
La piccola vasca di quarantena dove vengono curati i pesci. Indispensabile aggiungere un aeratore per facilitargli la respirazione.

Ecco le informazioni e i dosaggi che usiamo da anni nelle nostre vasche:

Capienza reale vasca
((Lunghezza x Larghezza x Altezza / 1000) – 20%)
50Litri
   
Materiale all’interno una piccola anfora
   
Temperatura 26°
   
Un aeratore  

1 giorno sei gocce al mattino e sei gocce alla sera
   
2 giorno sei gocce alla sera
   
3 giorno tre gocce alla sera
   
4 giorno tre gocce alla sera


Naturalmente dovete calcolare il dosaggio in base alla dimensione della vostra vasca.
Dopo questo trattamento, con il prodotto indicato, il dosaggio è sufficiente ad uccidere i parassiti.
Lasciate passare alcuni giorni e valutate attentamente la situazione. Se vedete che la parassitosi non peggiora, significa che siete sulla buona strada e non dovete più aggiungere altro Rame.
La presenza di cisti molto grosse sul corpo dei pesci non rappresenta un peggioramento ma solo il normale sviluppo del ciclo di vita dei parassiti. La cosa più importante è verificare che dopo ogni ciclo di Cryptocaryon irritans i pesci migliorino. Nel caso invece si noti che la situazione peggiora, aggiungete ancora alcune gocce di Rame per altri due giorni e poi lasciate passare ancora un po' di tempo.
La possibilità di arrivare ad un'intossicazione con il preparato citato è molto remota, in quanto, come già detto, si contraddistingue per un basso grado di tossicità in rapporto alle dosi prescritte.

Ci sono capitate situazioni in cui abbiamo curato pesci con la malattia già allo stadio finale ed abbiamo dovuto portare il Rame ad una concentrazione elevata in tempi rapidi, altrimenti i pesci non sarebbero sopravvissuti. In questo caso è difficile, se non impossibile, stabilire con esattezza dosi e tempi; solo l'esperienza e un pizzico di buona sorte ci potranno aiutare.


Agosto 2002
 
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