Al giorno d'oggi, nell'ambiente degli
appassionati di vasche marine, chi non ha ancora adottato il metodo
"Berlinese", viene guardato come un acquariofilo antiquato.
A noi, invece, sembra doveroso spendere qualche parola per illustrare
il sistema "tradizionale", quella filosofia cioé
grazie alla quale gli acquariofili di vecchia data hanno iniziato
la loro avventura. Possiamo infatti assicurare che, se condotta
da mani esperte, anche una vasca di tipo "tradizionale"
permette di raggiungere risultati di tutto rispetto.
Le vasche marine di vecchia concezione tecnicamente erano il diretto
derivato delle vasche d'acqua dolce. Il sistema "tradizionale"
si differenzia dalla filosofia che sta alla base dei moderni acquari
di barriera principalmente per 10 aspetti:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
|
La vasca è chiusa
da un coperchio
L'acquario è dotato di filtro biologico ricavato in
uno scomparto interno della vasca caricato con cannolicchi
e lana di perlon
E' presente un filtro sottosabbia
L'illuminazione si basa su tubi al neon (invece delle luci
HQI)
Il movimento dell'acqua è tenue
L'utilizzo di rocce vive è modesto
Non c'è la vaschetta filtro (sump) sotto la vasca principale
Non c'è lo schiumatoio oppure c'è uno schiumatoio
poco efficiente
Non c'è il reattore di Calcio
L'arredamento è costituito per lo più da scheletri
di coralli morti |
Oggi l'evoluzione della
tecnologia, associata alle risorse che il mercato ci mette a disposizione
e alla sempre più massiccia pubblicazione di libri sul
tema, indubbiamente ha portato a sviluppare filosofie rivoluzionarie
rispetto a quelle seguite un decennio fa. Ma ciò non significa
che tutti gli acquariofili devono per forza abbracciarle.
L'acquario di vecchia concezione può essere ancor oggi
un buon punto di partenza. Tanto più se pensiamo che la
spesa necessaria ad allestire una vasca di questo genere, è
certamente inferiore a quella necessaria per un acquario di tipo
"Berlinese".
In questo articolo non
intendiamo in nessun modo fornire una guida da seguire alla lettera
(sul tema esistono libri di autori ben più qualificati)
e non vogliamo nemmeno nascondere gli indubbi vantaggi che accompagnano
la moderna filosofia "Berlinese", ma vogliamo semplicemente
esporre dei concetti che, uniti alle esperienze acquisite e ai
risultati ottenuti in sei anni, danno l'idea delle reali possibilità
di successo che ancor oggi accompagnano l'acquario di tipo "tradizionale".
La
vasca
La vasca che portiamo ad esempio è il tipico acquario di
vecchia concezione anche se, rispetto alle caratteristiche che
abbiamo indicato, ha qualche tratto in comune con il moderno acquario
di barriera.
La vasca è stata installata nel dicembre del 1996 e presenta
le seguenti misure: lunghezza 115 cm, altezza 55 e larghezza 50,
per un totale di 250 litri netti.
La copertura è costituita da vetri scorrevoli, che agevolano
la manutenzione senza ridurre l'illuminazione nel caso sia necessario
aprire la vasca nei periodi estivi.
I vetri sono di tipo a specchio. Con questo sistema è possibile
incrementare la luce di circa il 20-30%.
Il vano filtro è di 15cm e copre l'intera larghezza della
vasca. Nella parte superiore, una paratia consente la caduta dell'acqua
di superficie nel filtro.
Sei tubi al neon da 30watt ciascuno, forniscono la luce necessaria
per la crescita dei coralli, perfino delle esigenti Acropore.
Completano la dotazione un filtro sottosabbia, un mini-schiumatoio,
un climatizzatore, un gruppo di continuità, una sonda di
lettura del potenziale Redox e cinque pompe.
Il filtro
I filtri delle vasche in commercio sono sempre e inesorabilmente
troppo piccoli. Costruire o acquistare una vasca su misura sarebbe
la scelta ideale. La larghezza del filtro non deve essere inferiore
ai 18cm. Solo così si possono installare al suo interno
pompe d'adeguata potenza e
possibilmente un piccolo schiumatoio oltre agli accessori necessari
per gestire al meglio il filtro sottosabbia. Il filtro va riempito
con una parte di sabbia corallina grossa, la medesima usata per
il fondo, e con dei cannolicchi. Quest'ultimi vanno scelti con
attenzione: sono da preferire quelli che mettono a disposizione
dei batteri una maggiore superficie colonizzabile. Iniziando dal
fondo del filtro, disporremo nell'ordine i seguenti materiali:
sabbia corallina grossa, cannolicchi, uno strato fine di lana
di perlon, la quantità di Carbone attivo che la vasca richiede
e per finire ancora uno strato di lana.
Le discussioni sull'uso del Carbone attivo e sulla sua funzione
"adsorbente" hanno sempre contraddistinto gli incontri
degli acquariofili. La teoria secondo la quale il Carbone elimina
anche gli oligoelementi, non mi trova completamente d'accordo.
Diciamo subito che è meglio utilizzare un Carbone normale
e non uno iperattivo. Nella mia vasca il Carbone è stato
impiegato fin dall'inizio e ogni due mesi viene sostituito.
L'utilizzo del Carbone in vasche dove gli invertebrati sono numerosi,
di specie diverse e sempre in lotta per guadagnarsi spazio vitale
è essenziale. Le tossine rilasciate in vasca possono essere
mortali per molte specie. Il Carbone attivo svolge al massimo
il suo compito solo nei primi giorni dopo l'immissione in vasca.
Nell'arco di due settimane diviene inefficace ma si trasforma
in superficie colonizzabile dai batteri. In altre parole da filtro
"adsorbente" si trasforma in un modesto filtro biologico
ossidante.
La lana di perlon va divisa in due strati. In questo modo avremo
la possibilità di sostituire dopo una settimana lo strato
superiore che è sempre il più sporco e dopo due
lo strato inferiore. Per potenziare ulteriormente il filtro si
può utilizzare anche il vano nel quale l'acqua risale riempiendolo
parzialmente di sabbia corallina.
Il reparto filtrante della vasca è completato da un mini-sottosabbia.
Non occorre usufruire di tutta la superficie della vasca, ma basta
usarne solamente una parte. In questo modo difficilmente il filtro
s'intaserà. Il problema dell'intasamento è il motivo
che, già da anni, ha portato gli acquariofili a snobbare
il filtro sottosabbia. Eppure con questo sistema possiamo sfruttare
gli enormi vantaggi senza incorrere in gravi problemi. E' sufficiente
ogni due-tre mesi alzare leggermente le prime grate all'imbocco
dell'aspirazione e pulirlo solo in quel punto.
Il
fondo
Il fondo della vasca è alto 2 cm ed è costituito
da sabbia corallina di pezzatura grossa. Dato l'utilizzo di un
filtro sottosabbia, una pezzatura fine ne comprometterebbe non
poco il funzionamento. La sabbia corallina è stata lavata
prima di essere introdotta nella vasca per eliminare eventuali
impurità. L'utilizzo di sabbia corallina viva non è
necessario e influirebbe enormemente sul costo dell'intero impianto.
Le rocce sono state sistemate, ma non appoggiate, alla parete
posteriore, quindi nel restante spazio è stato costruito
il piccolo filtro sottosabbia che copre una lunghezza di 50cm
e una larghezza di 25. E' importante posizionare prima le griglie
del filtro sottosabbia, poi le rocce e quindi il fondo di sabbia
corallina.
 |
In
primo piano Tridacna maxima. Lateralmente Tridacna squamosa
e
una talea ormai in fase di crescita di Acropora nasuta |
L'acqua
marina
La qualità dell'acqua
riveste un'importanza fondamentale. E' fortemente sconsigliato
usare acqua di rubinetto. Un test effettuato oggi la può
dare di qualità soddisfacente o buona. Ma non si può
mai escludere che domani, tra un mese o tra un anno le condizioni
peggiorino. Noi, in quel caso, come faremmo ad accorgerci della
presenza di eventuali sostanze tossiche? Meglio allora, usare
acqua d'osmosi. L'osmosi inversa è un processo per mezzo
del quale la comune acqua di rubinetto viene privata di tutte
le sostanze inquinanti e dei metalli pesanti. L'acqua d'osmosi
è essenziale nella preparazione dell'acqua marina. In commercio
si possono trovare impianti abbastanza economici che nel giro
di un paio d'anni avremmo già ammortizzato. Potremmo così,
con l'aggiunta dei sali appositi, avere un'acqua di qualità
elevata. E' meglio non risparmiare sulla miscela dei sali. Un
sale d'ottima fattura contiene già oligoelementi sufficienti
al fabbisogno della nostra vasca. L'acqua marina va preparata
almeno due giorni prima del suo utilizzo. Ciò consente
un completo scioglimento del sale e il raggiungimento di un buon
potenziale Redox. L'acqua va mantenuta in movimento mediante una
pompa e tenuta in temperatura per mezzo di un riscaldatore. Nell'acquario
l'acqua evapora specialmente nella stagione estiva e quindi è
necessario ripristinare il livello con l'acqua d'osmosi. A tal
proposito è meglio segnare sulla vasca il livello d'esercizio
in modo da tenerlo sempre sott'occhio. La densità della
mia vasca è stabile a 1.023 (misurata a 25° di temperatura).
Per la misurazione consiglio di usare solo densimetri a peso specifico,
in quanto i densimetri ad immersione (simili a termometri a Mercurio
ma più lunghi) sono meno attendibili. Occorre prestare
particolare attenzione alla pulizia del densimetro. Dopo un mese
d'utilizzo il peso specifico può essere alterato dalla
presenza di incrostazioni di Calcare. Lo scostamento del valore,
in questo caso può essere rilevante e quindi falsare la
lettura. Basta pulirlo con aceto e regolarmente effettuare delle
misurazioni comparative con altri densimetri o strumenti elettronici.