titoletto
 
Il metodo Tradizionale
di Claudio Rebonato
L vasca dopo due mesi
La vasca dopo due mesi dall'installazione. In basso a destra il piccolo Alcyonium sp. che troverete adulto a pagina 2

1 - 2 - 3
  Vasca
Filtro
Fondo
Acqua marina
Rocce vive
Alghe
Oligoelementi
Schiumatoio
Illuminazione
Movimento
Blackout
Temperatura
Maturazione
Pesci
Invertebrati
Manutenzione

Al giorno d'oggi, nell'ambiente degli appassionati di vasche marine, chi non ha ancora adottato il metodo "Berlinese", viene guardato come un acquariofilo antiquato.
A noi, invece, sembra doveroso spendere qualche parola per illustrare il sistema "tradizionale", quella filosofia cioé grazie alla quale gli acquariofili di vecchia data hanno iniziato la loro avventura. Possiamo infatti assicurare che, se condotta da mani esperte, anche una vasca di tipo "tradizionale" permette di raggiungere risultati di tutto rispetto.
Le vasche marine di vecchia concezione tecnicamente erano il diretto derivato delle vasche d'acqua dolce. Il sistema "tradizionale" si differenzia dalla filosofia che sta alla base dei moderni acquari di barriera principalmente per 10 aspetti:

1.
2.

3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
La vasca è chiusa da un coperchio
L'acquario è dotato di filtro biologico ricavato in uno scomparto interno della vasca caricato con cannolicchi e lana di perlon
E' presente un filtro sottosabbia
L'illuminazione si basa su tubi al neon (invece delle luci HQI)
Il movimento dell'acqua è tenue
L'utilizzo di rocce vive è modesto
Non c'è la vaschetta filtro (sump) sotto la vasca principale
Non c'è lo schiumatoio oppure c'è uno schiumatoio poco efficiente
Non c'è il reattore di Calcio
L'arredamento è costituito per lo più da scheletri di coralli morti

Oggi l'evoluzione della tecnologia, associata alle risorse che il mercato ci mette a disposizione e alla sempre più massiccia pubblicazione di libri sul tema, indubbiamente ha portato a sviluppare filosofie rivoluzionarie rispetto a quelle seguite un decennio fa. Ma ciò non significa che tutti gli acquariofili devono per forza abbracciarle.

L'acquario di vecchia concezione può essere ancor oggi un buon punto di partenza. Tanto più se pensiamo che la spesa necessaria ad allestire una vasca di questo genere, è certamente inferiore a quella necessaria per un acquario di tipo "Berlinese".

In questo articolo non intendiamo in nessun modo fornire una guida da seguire alla lettera (sul tema esistono libri di autori ben più qualificati) e non vogliamo nemmeno nascondere gli indubbi vantaggi che accompagnano la moderna filosofia "Berlinese", ma vogliamo semplicemente esporre dei concetti che, uniti alle esperienze acquisite e ai risultati ottenuti in sei anni, danno l'idea delle reali possibilità di successo che ancor oggi accompagnano l'acquario di tipo "tradizionale".

torna sopra

La vasca
La vasca che portiamo ad esempio è il tipico acquario di vecchia concezione anche se, rispetto alle caratteristiche che abbiamo indicato, ha qualche tratto in comune con il moderno acquario di barriera.
La vasca è stata installata nel dicembre del 1996 e presenta le seguenti misure: lunghezza 115 cm, altezza 55 e larghezza 50, per un totale di 250 litri netti.
La copertura è costituita da vetri scorrevoli, che agevolano la manutenzione senza ridurre l'illuminazione nel caso sia necessario aprire la vasca nei periodi estivi.
I vetri sono di tipo a specchio. Con questo sistema è possibile incrementare la luce di circa il 20-30%.
Il vano filtro è di 15cm e copre l'intera larghezza della vasca. Nella parte superiore, una paratia consente la caduta dell'acqua di superficie nel filtro.
Sei tubi al neon da 30watt ciascuno, forniscono la luce necessaria per la crescita dei coralli, perfino delle esigenti Acropore.
Completano la dotazione un filtro sottosabbia, un mini-schiumatoio, un climatizzatore, un gruppo di continuità, una sonda di lettura del potenziale Redox e cinque pompe.


Il filtro
I filtri delle vasche in commercio sono sempre e inesorabilmente troppo piccoli. Costruire o acquistare una vasca su misura sarebbe la scelta ideale. La larghezza del filtro non deve essere inferiore ai 18cm. Solo così si possono installare al suo interno pompe d'adeguata potenza e
possibilmente un piccolo schiumatoio oltre agli accessori necessari per gestire al meglio il filtro sottosabbia. Il filtro va riempito con una parte di sabbia corallina grossa, la medesima usata per il fondo, e con dei cannolicchi. Quest'ultimi vanno scelti con attenzione: sono da preferire quelli che mettono a disposizione dei batteri una maggiore superficie colonizzabile. Iniziando dal fondo del filtro, disporremo nell'ordine i seguenti materiali: sabbia corallina grossa, cannolicchi, uno strato fine di lana di perlon, la quantità di Carbone attivo che la vasca richiede e per finire ancora uno strato di lana.
Le discussioni sull'uso del Carbone attivo e sulla sua funzione "adsorbente" hanno sempre contraddistinto gli incontri degli acquariofili. La teoria secondo la quale il Carbone elimina anche gli oligoelementi, non mi trova completamente d'accordo. Diciamo subito che è meglio utilizzare un Carbone normale e non uno iperattivo. Nella mia vasca il Carbone è stato impiegato fin dall'inizio e ogni due mesi viene sostituito.
L'utilizzo del Carbone in vasche dove gli invertebrati sono numerosi, di specie diverse e sempre in lotta per guadagnarsi spazio vitale è essenziale. Le tossine rilasciate in vasca possono essere mortali per molte specie. Il Carbone attivo svolge al massimo il suo compito solo nei primi giorni dopo l'immissione in vasca. Nell'arco di due settimane diviene inefficace ma si trasforma in superficie colonizzabile dai batteri. In altre parole da filtro "adsorbente" si trasforma in un modesto filtro biologico ossidante.
La lana di perlon va divisa in due strati. In questo modo avremo la possibilità di sostituire dopo una settimana lo strato superiore che è sempre il più sporco e dopo due lo strato inferiore. Per potenziare ulteriormente il filtro si può utilizzare anche il vano nel quale l'acqua risale riempiendolo parzialmente di sabbia corallina.
Il reparto filtrante della vasca è completato da un mini-sottosabbia. Non occorre usufruire di tutta la superficie della vasca, ma basta usarne solamente una parte. In questo modo difficilmente il filtro s'intaserà. Il problema dell'intasamento è il motivo che, già da anni, ha portato gli acquariofili a snobbare il filtro sottosabbia. Eppure con questo sistema possiamo sfruttare gli enormi vantaggi senza incorrere in gravi problemi. E' sufficiente ogni due-tre mesi alzare leggermente le prime grate all'imbocco dell'aspirazione e pulirlo solo in quel punto.

torna sopra

Il fondo
Il fondo della vasca è alto 2 cm ed è costituito da sabbia corallina di pezzatura grossa. Dato l'utilizzo di un filtro sottosabbia, una pezzatura fine ne comprometterebbe non poco il funzionamento. La sabbia corallina è stata lavata prima di essere introdotta nella vasca per eliminare eventuali impurità. L'utilizzo di sabbia corallina viva non è necessario e influirebbe enormemente sul costo dell'intero impianto.
Le rocce sono state sistemate, ma non appoggiate, alla parete posteriore, quindi nel restante spazio è stato costruito il piccolo filtro sottosabbia che copre una lunghezza di 50cm e una larghezza di 25. E' importante posizionare prima le griglie del filtro sottosabbia, poi le rocce e quindi il fondo di sabbia corallina.

tridacna_maxima
In primo piano Tridacna maxima. Lateralmente Tridacna squamosa e
una talea ormai in fase di crescita di Acropora nasuta


L'acqua marina
La qualità dell'acqua riveste un'importanza fondamentale. E' fortemente sconsigliato usare acqua di rubinetto. Un test effettuato oggi la può dare di qualità soddisfacente o buona. Ma non si può mai escludere che domani, tra un mese o tra un anno le condizioni peggiorino. Noi, in quel caso, come faremmo ad accorgerci della presenza di eventuali sostanze tossiche? Meglio allora, usare acqua d'osmosi. L'osmosi inversa è un processo per mezzo del quale la comune acqua di rubinetto viene privata di tutte le sostanze inquinanti e dei metalli pesanti. L'acqua d'osmosi è essenziale nella preparazione dell'acqua marina. In commercio si possono trovare impianti abbastanza economici che nel giro di un paio d'anni avremmo già ammortizzato. Potremmo così, con l'aggiunta dei sali appositi, avere un'acqua di qualità elevata. E' meglio non risparmiare sulla miscela dei sali. Un sale d'ottima fattura contiene già oligoelementi sufficienti al fabbisogno della nostra vasca. L'acqua marina va preparata almeno due giorni prima del suo utilizzo. Ciò consente un completo scioglimento del sale e il raggiungimento di un buon
potenziale Redox. L'acqua va mantenuta in movimento mediante una pompa e tenuta in temperatura per mezzo di un riscaldatore. Nell'acquario l'acqua evapora specialmente nella stagione estiva e quindi è necessario ripristinare il livello con l'acqua d'osmosi. A tal proposito è meglio segnare sulla vasca il livello d'esercizio in modo da tenerlo sempre sott'occhio. La densità della mia vasca è stabile a 1.023 (misurata a 25° di temperatura). Per la misurazione consiglio di usare solo densimetri a peso specifico, in quanto i densimetri ad immersione (simili a termometri a Mercurio ma più lunghi) sono meno attendibili. Occorre prestare particolare attenzione alla pulizia del densimetro. Dopo un mese d'utilizzo il peso specifico può essere alterato dalla presenza di incrostazioni di Calcare. Lo scostamento del valore, in questo caso può essere rilevante e quindi falsare la lettura. Basta pulirlo con aceto e regolarmente effettuare delle misurazioni comparative con altri densimetri o strumenti elettronici.

 

1 - 2 - 3

Questo articolo è stato letto 19.309 volte. link
   
Home page Mappa del sito
 
Secondo le leggi di copyright, questo articolo non può essere copiato e le immagini non possono essere usate in altre pubblicazioni senza autorizzazione. Tutti i diritti sono riservati.