Gli ospiti del nostro acquario possono celare pericoli per l'uomo
che non sono da trascurare ed ai quali è meglio prestare
molta attenzione. In Natura esistono migliaia di specie animali
e vegetali dotate di potenti sostanze tossiche. Molti di questi
organismi vivono in mare e sono liberamente in commercio nel mercato
dell'acquariologia.
Un esempio è dato da tutti gli invertebrati del genere
Palythoa sp.e Zoanthus sp.: il loro muco contiene una sostanza
chiamata Palytossina. Si tratta di una potentissima neurotossina
che, se viene in contatto con tagli e abrasioni sulle mani o sulle
braccia, può portare anche a conseguenze serie. La dose
letale è di 0.6 microgrammi per ogni chilo di peso corporeo.
Queste specie vanno quindi maneggiate con molta attenzione o indossando
dei guanti.
Pericolosi sono anche alcuni gasteropodi delle famiglia Conidae.
Ne esistono parecchie specie e quindi sono difficilmente identificabili:
possiedono "dardi" velenosi (contengono appunto Conitossina)
che vengono letteralmente "sparati" per catturare prede
o allontanare nemici.
Il veleno di questi dardi è potenzialmente letale anche
per luomo perché può portare ad un arresto
cardiaco.
Per fortuna queste specie molto di rado arrivano in acquario:
non vengono commercializzate per la loro indole carnivora e predatoria.
Che dire poi dei bellissimi pesci scorpione, come Pterois volitans
e P. radiata? Possiedono delle spine velenose all'interno della
loro pinna dorsale che utilizzano per difendersi dal morso di
predatori più grandi. Il problema nasce quando un ignaro
bagnante o un acquariofilo è punto accidentalmente da questi
pesci: il veleno causa fortissimi bruciori, gonfiore della zona
colpita e nei casi più gravi arresto cardiaco.
Veleni a parte, non dobbiamo neppure scordare il "bisturi"
dei pesci chirurgo. Tutti gli Acanthuridae sono dotati sulla coda
di due spine appuntite e molto taglienti che, all'occorrenza,
vengono estratte per ferire potenziali nemici. Attenzione quindi
a maneggiare esemplari di questa famiglia di pesci.
Meno gravi, ma ugualmente fastidiose, sono le punture dei ricci,
soprattutto i diffusissimi ricci Diadema. Sono dotati di aculei
lunghi e fragilissimi che possono causare ferite facilmente infettabili.
E meglio dunque maneggiare il meno possibile questi Echinodermi
oppure usare pinze e guanti da sub. Quando si viene feriti dagli
aculei di un riccio, è bene estrarre il frammento, se presente,
disinfettare la ferita e applicare una crema antibiotica.
Tra i coralli pericolosi, troviamo al primo posto le Milleporidae
o coralli di fuoco. I loro minuscoli tentacoli urticanti causano
ustioni degne d'una medusa. Per ciò che riguarda le Attinie,
meglio conosciute come Anemoni di mare, tutte possiedono nematocisti
urticanti pronti a colpire qualunque pesce o invertebrato si avvicini
troppo.
Gli unici a poter convivere con questi invertebrati senza riportare
danni sono i pesci pagliaccio.Le Attinie possono risultare urticanti
anche per gli acquariofili, soprattutto per chi ha la pelle delicata
e facilmente irritabile. Se appartenete a quest'ultimo gruppo
di persone, è meglio utilizzare guanti protettivi in lattice
o da sub. Attenzione ad evitare il contatto tra la mucosa rimasta
sui guanti e parti del corpo ancora più sensibili delle
mani, come braccia, collo e viso.
Anche il contatto con la peluria ispida di vermi Policheti, soprattutto
di esemplari adulti, può provocare irritazioni e forti
bruciori e può persino portare al temporaneo intorpidimento
dell'arto colpito.
Altra cosa importante da ricordare, è disinfettare bene
qualsiasi ferita causata da coralli duri e rocce vive, giacché
anch'essi possono causare infezioni fastidiose, se non addirittura
provocare granulomi: talvolta nella vasca si celano batteri tipici
dei mari tropicali e quindi sconosciuti al nostro organismo.
Le tossine d'origine animale o vegetale sono quasi tutte termolabili.
Ciò significa che un buon metodo per alleviare il dolore
è posizionare la parte colpita dal veleno dentro o sotto
acqua molto calda per alcuni minuti, naturalmente senza rischiare
un'ustione.
Nei casi più gravi o dei quali è difficile valutare
la gravità non bisogna esitare a contattare un centro antiveleni
(il Niguarda di Milano risponde 24 ore su 24 allo 02-66101029)
oppure più semplicemente chiamare il 118.
Luglio 2002