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Le riviste : Hydra link sito
 
Nr. 40, Inverno 2007
 

copertina9000 litri, 10 anni. Storia e stagioni di una vasca di barriera.
Massimo Morpurgo, biologo, collaboratore del Museo di Scienze Naturali di Bolzano, gestisce con successo da 10 anni una fantastica vasca di barriera esposta a Bolzano al Museo di Scienze Naturali. Per festeggiare il compleanno di questo ecosistema, abbiamo invitato Massimo a raccontarne le stagioni e la storia. di Massimo Morpurgo;

Immunità passiva nel Discus. Uno studio scientifico.
I piccoli Discus, caso unico nel mondo dei pesci, si nutrono di uno speciale muco che ricopre la pelle dei genitori durante le cure parentali. E’ un esempio straordinario di adattamento ad un ambiente povero di occasioni, ma è anche qualcosa di più: è la scoperta tutta italiana che esiste un meccanismo di immunità trasmesso dai genitori ai piccoli. Emiliano Di Cicco ha studiato il fenomeno con una tesi di laurea straordinaria e sorpendente.  di Emiliano Di Cicco;

La storia dell’acquariofilia, dai pionieri ai giorno nostri.
L’acquariofilia è stata una moda ed è stata la ragione di vita di tanti lontani pionieri. Oggi sorridiamo davanti a quei primi rudimentali acquari, ma dobbiamo a quella tenacia e a quella dedizione l’acquarioflia moderna. Livio Leoni ci fà viaggiare dall’ottocento ai giorni nostri tracciando una storia dell’acquariofilia, dai primi rudimentali tentativi fino ad oggi, mettendo in relazione le innovazioni acquariofile con le grandi scoperte scientifiche e con gli enormi mutamenti culturali. di Livio Leoni;

RUBRICHE
Editoriale di Giorgio Melandri
On the road di r.hydra

FOCUS
Enneacampus ansorgii di Emiliano Di Cicco
hydra 40, la copertina di Giorgio Melandri
hydra forum 2006, reportage di r. hydra 
Aquagarden, la nuovelle vague di Dario Schelfi
Dario Schelfi, intervista a cura di Giorgio Melandri
Oxyduriosi, una nuova malattia di Emiliano Di Cicco
Recensioni DVD: Life at the edge of reef; Un tuffo nel Tanganica; Nicaragua, Cichlid from the crater. di Giorgio Melandri

Editoriale

Quando ho spedito via email il PDF sul reportage relativo al progetto Coralzoo, Claudia Gili, curatore generale dell’Acquario di Genova, mi ha telefonato e mi ha chiesto se potevo sostituire in tutto il testo “cattività” con “ambiente controllato”.  Poteva sembrare solo un particolare e invece era un contributo importante, l’occasione per una riflessione profonda. L’Acquario di Genova è nell’immaginario collettivo una struttura contemporanea, percepita in modo positivo e correlata a temi moderni come la biodiversità, la didattica ambientale, la salvaguardia. Tutto questo non è casuale, ma è frutto di una quotidiana relazione con l’esterno che fa riferimento a precise linee guida studiate con intelligenza e capacità e impostate per comunicare in positivo il valore di quella esperienza. L’acquariofilia è invece più indietro e non riesce ad uscire allo scoperto con i temi giusti e non riesce, ancor prima, ad attivare un confronto interno che la renda comunicabile in modo completamente positivo. Inutile negarlo, siamo filosoficamente ancora fermi alla cattività. L’ambiente controllato, ovvero l’ambiente dove ospitare nelle condizioni ideali piante, invertebrati e pesci, è possibile tecnologicamente, ma è ancora un tema marginale quando comunichiamo.  “cattività” e “ambiente controllato”non sono sinonimi: la cattività è una costrizione dove il disagio di animali e piante è evidente e gli insuccessi e la mortalità altissimi, dove non si è in grado di riprodurre la proporzione acqua-animali, la corretta alimentazione, il giusto ambiente. L' ambiente controllato invece presuppone che l'acquariofilo sia informato e conosca le caratteristiche dell'ambiente naturale per ricrearle fino quasi a fare scomparire la differenza con la natura o per decidere di rinunciare ad ospitare un animale. Non credo si possa parlare di ambiente controllato senza conoscenza e quindi senza specializzazione e sensibilità.
         L’acquariofilia è passione, questo continuiamo a dirlo, ma non abbiamo cominciato a ragionare sull’idea che per essere moderna l’acquariofilia deve essere anche rispetto, attività naturalistica, conoscenza. E dire che intorno a noi i segnali non mancano, penso ad esempio al divieto di regalare pesci rossi alle giostre, ma noi andiamo avanti così, come se il mondo non ci guardasse. L’acquariofilia, secondo me non a caso, non è considerata un’attività moderna e desiderabile, è vecchia, legata all’idea di cattività, poco spendibile socialmente, poco attenta alla natura e agli ecosistemi naturali e perde terreno diventando un’arte superata. A noi che ne conosciamo invece le potenzialità non resta che l’obbligo di traghettarla fuori da questa impasse, di darle un supporto filosofico e culturale che la renda appetibile e percepita come positiva, attività e conoscenza desiderabile. Credo sia difficile, ma non impossibile e la curiosità che suscitano i concetti di “watergardening” e di “coralgardening” me lo fanno intuire.  D’altra parte, parliamoci chiaro, voi ambireste a una vita in cattività?  Personalmente, e lo dico per giocare un po’ con questo tema e sdrammatizzare, preferirei l’ambiente controllato.

Giorgio Melandri

 
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