9000 litri, 10 anni. Storia e stagioni di una
vasca di barriera.
Massimo Morpurgo, biologo, collaboratore del Museo di Scienze
Naturali di Bolzano, gestisce con successo da 10 anni una
fantastica vasca di barriera esposta a Bolzano al Museo
di Scienze Naturali. Per festeggiare il compleanno di questo
ecosistema, abbiamo invitato Massimo a raccontarne le stagioni
e la storia. di Massimo Morpurgo;
Immunità passiva
nel Discus. Uno studio scientifico.
I piccoli Discus, caso unico nel mondo dei pesci, si
nutrono di uno speciale muco che ricopre la pelle dei
genitori durante le cure parentali. E’ un esempio straordinario
di adattamento ad un ambiente povero di occasioni, ma è anche
qualcosa di più: è la scoperta tutta italiana
che esiste un meccanismo di immunità trasmesso dai
genitori ai piccoli. Emiliano Di Cicco ha studiato il fenomeno
con una tesi di laurea straordinaria e sorpendente. di
Emiliano Di Cicco;
La
storia dell’acquariofilia,
dai pionieri ai giorno nostri.
L’acquariofilia è stata una moda ed è stata
la ragione di vita di tanti lontani pionieri. Oggi sorridiamo
davanti a quei primi rudimentali acquari, ma dobbiamo a
quella tenacia e a quella dedizione l’acquarioflia
moderna. Livio Leoni ci fà viaggiare dall’ottocento
ai giorni nostri tracciando una storia dell’acquariofilia,
dai primi rudimentali tentativi fino ad oggi, mettendo
in relazione le innovazioni acquariofile con le grandi
scoperte scientifiche e con gli enormi mutamenti culturali.
di Livio Leoni;
RUBRICHE
Editoriale di Giorgio Melandri
On the road di r.hydra
FOCUS
Enneacampus ansorgii di Emiliano Di Cicco
hydra 40, la copertina di Giorgio Melandri
hydra forum 2006, reportage di r. hydra
Aquagarden, la nuovelle vague di Dario Schelfi
Dario Schelfi, intervista a cura di Giorgio Melandri
Oxyduriosi, una nuova malattia di Emiliano Di Cicco
Recensioni DVD: Life at the
edge of reef; Un tuffo nel Tanganica; Nicaragua, Cichlid
from the crater. di Giorgio Melandri
Editoriale
Quando ho spedito via email il PDF sul reportage relativo
al progetto Coralzoo, Claudia Gili, curatore generale dell’Acquario
di Genova, mi ha telefonato e mi ha chiesto se potevo sostituire
in tutto il testo “cattività” con “ambiente
controllato”. Poteva sembrare solo un particolare
e invece era un contributo importante, l’occasione
per una riflessione profonda. L’Acquario di Genova è nell’immaginario
collettivo una struttura contemporanea, percepita in modo
positivo e correlata a temi moderni come la biodiversità,
la didattica ambientale, la salvaguardia. Tutto questo non è casuale,
ma è frutto di una quotidiana relazione con l’esterno
che fa riferimento a precise linee guida studiate con intelligenza
e capacità e impostate per comunicare in positivo
il valore di quella esperienza. L’acquariofilia è invece
più indietro e non riesce ad uscire allo scoperto
con i temi giusti e non riesce, ancor prima, ad attivare
un confronto interno che la renda comunicabile in modo completamente
positivo. Inutile negarlo, siamo filosoficamente ancora fermi
alla cattività. L’ambiente controllato, ovvero
l’ambiente dove ospitare nelle condizioni ideali piante,
invertebrati e pesci, è possibile tecnologicamente,
ma è ancora un tema marginale quando comunichiamo. “cattività” e “ambiente
controllato”non sono sinonimi: la cattività è una
costrizione dove il disagio di animali e piante è evidente
e gli insuccessi e la mortalità altissimi, dove non
si è in grado di riprodurre la proporzione acqua-animali,
la corretta alimentazione, il giusto ambiente. L' ambiente
controllato invece presuppone che l'acquariofilo sia informato
e conosca le caratteristiche dell'ambiente naturale per ricrearle
fino quasi a fare scomparire la differenza con la natura
o per decidere di rinunciare ad ospitare un animale. Non
credo si possa parlare di ambiente controllato senza conoscenza
e quindi senza specializzazione e sensibilità.
L’acquariofilia è passione,
questo continuiamo a dirlo, ma non abbiamo cominciato a ragionare sull’idea
che per essere moderna l’acquariofilia deve essere anche rispetto, attività naturalistica,
conoscenza. E dire che intorno a noi i segnali non mancano, penso ad esempio
al divieto di regalare pesci rossi alle giostre, ma noi andiamo avanti così,
come se il mondo non ci guardasse. L’acquariofilia, secondo me non a
caso, non è considerata un’attività moderna e desiderabile, è vecchia,
legata all’idea di cattività, poco spendibile socialmente, poco
attenta alla natura e agli ecosistemi naturali e perde terreno diventando un’arte
superata. A noi che ne conosciamo invece le potenzialità non resta che
l’obbligo di traghettarla fuori da questa impasse, di darle un supporto
filosofico e culturale che la renda appetibile e percepita come positiva, attività e
conoscenza desiderabile. Credo sia difficile, ma non impossibile e la curiosità che
suscitano i concetti di “watergardening” e di “coralgardening” me
lo fanno intuire. D’altra parte, parliamoci chiaro, voi ambireste
a una vita in cattività? Personalmente, e lo dico per giocare
un po’ con questo tema e sdrammatizzare, preferirei l’ambiente
controllato.
Giorgio Melandri |