Metodo Tradizionale - la vasca dopo due mesi

La vasca dopo due mesi dall’installazione. In basso a destra il piccolo Alcyonium sp. che troverete adulto più avanti

Al giorno d’oggi, nell’ambiente degli appassionati di vasche marine, chi non ha ancora adottato il metodo “Berlinese“, viene guardato come un acquariofilo antiquato.
A noi, invece, sembra doveroso spendere qualche parola per illustrare il sistema “metodo tradizionale“, quella filosofia cioé grazie alla quale gli acquariofili di vecchia data hanno iniziato la loro avventura. Possiamo infatti assicurare che, se condotta da mani esperte, anche una vasca di tipo “tradizionale” permette di raggiungere risultati di tutto rispetto.
Le vasche marine di vecchia concezione tecnicamente erano il diretto derivato delle vasche d’acqua dolce. Il sistema “tradizionale” si differenzia dalla filosofia che sta alla base dei moderni acquari di barriera principalmente per 10 aspetti:

  1. La vasca è chiusa da un coperchio
  2. L’acquario è dotato di filtro biologico ricavato in uno scomparto interno della vasca caricato con cannolicchi e lana di perlon
  3. E’ presente un filtro sottosabbia
  4. L’illuminazione si basa su tubi al neon (invece delle luci HQI)
  5. Il movimento dell’acqua è tenue
  6. L’utilizzo di rocce vive è modesto
  7. Non c’è la vaschetta filtro (sump) sotto la vasca principale
  8. Non c’è lo schiumatoio oppure c’è uno schiumatoio poco efficiente
  9. Non c’è il reattore di Calcio
  10. L’arredamento è costituito per lo più da scheletri di coralli morti

Oggi l’evoluzione della tecnologia, associata alle risorse che il mercato ci mette a disposizione e alla sempre più massiccia pubblicazione di libri sul tema, indubbiamente ha portato a sviluppare filosofie rivoluzionarie rispetto a quelle seguite un decennio fa. Ma ciò non significa che tutti gli acquariofili devono per forza abbracciarle.
L’acquario di vecchia concezione può essere ancor oggi un buon punto di partenza. Tanto più se pensiamo che la spesa necessaria ad allestire una vasca di questo genere, è certamente inferiore a quella necessaria per un acquario di tipo “Berlinese”.
In questo articolo non intendiamo in nessun modo fornire una guida da seguire alla lettera (sul tema esistono libri di autori ben più qualificati) e non vogliamo nemmeno nascondere gli indubbi vantaggi che accompagnano la moderna filosofia “Berlinese”, ma vogliamo semplicemente esporre dei concetti che, uniti alle esperienze acquisite e ai risultati ottenuti in sei anni, danno l’idea delle reali possibilità di successo che ancor oggi accompagnano l’acquario di tipo “tradizionale”.

Metodo Tradizionale – la vasca

La vasca che portiamo ad esempio è il tipico acquario di vecchia concezione anche se, rispetto alle caratteristiche che abbiamo indicato, ha qualche tratto in comune con il moderno acquario di barriera.
La vasca è stata installata nel dicembre del 1996 e presenta le seguenti misure: lunghezza 115 cm, altezza 55 e larghezza 50, per un totale di 250 litri netti.
La copertura è costituita da vetri scorrevoli, che agevolano la manutenzione senza ridurre l’illuminazione nel caso sia necessario aprire la vasca nei periodi estivi.
I vetri sono di tipo a specchio. Con questo sistema è possibile incrementare la luce di circa il 20-30%.
Il vano filtro è di 15cm e copre l’intera larghezza della vasca. Nella parte superiore, una paratia consente la caduta dell’acqua di superficie nel filtro.
Sei tubi al neon da 30watt ciascuno, forniscono la luce necessaria per la crescita dei coralli, perfino delle esigenti Acropore.
Completano la dotazione un filtro sottosabbia, un mini-schiumatoio, un climatizzatore, un gruppo di continuità, una sonda di lettura del potenziale Redox e cinque pompe.

Metodo Tradizionale – il filtro

I filtri delle vasche in commercio sono sempre e inesorabilmente troppo piccoli. Costruire o acquistare una vasca su misura sarebbe la scelta ideale. La larghezza del filtro non deve essere inferiore ai 18cm. Solo così si possono installare al suo interno pompe d’adeguata potenza e possibilmente un piccolo schiumatoio oltre agli accessori necessari per gestire al meglio il filtro sottosabbia.
Il filtro va riempito con una parte di sabbia corallina grossa, la medesima usata per il fondo, e con dei cannolicchi. Quest’ultimi vanno scelti con attenzione: sono da preferire quelli che mettono a disposizione dei batteri una maggiore superficie colonizzabile. Iniziando dal fondo del filtro, disporremo nell’ordine i seguenti materiali: sabbia corallina grossa, cannolicchi, uno strato fine di lana di perlon, la quantità di Carbone attivo che la vasca richiede e per finire ancora uno strato di lana.
Le discussioni sull’uso del Carbone attivo e sulla sua funzione “adsorbente” hanno sempre contraddistinto gli incontri degli acquariofili. La teoria secondo la quale il Carbone elimina anche gli oligoelementi, non mi trova completamente d’accordo. Diciamo subito che è meglio utilizzare un Carbone normale e non uno iperattivo. Nella mia vasca il Carbone è stato impiegato fin dall’inizio e ogni due mesi viene sostituito.
L’utilizzo del Carbone in vasche dove gli invertebrati sono numerosi, di specie diverse e sempre in lotta per guadagnarsi spazio vitale è essenziale. Le tossine rilasciate in vasca possono essere mortali per molte specie. Il Carbone attivo svolge al massimo il suo compito solo nei primi giorni dopo l’immissione in vasca. Nell’arco di due settimane diviene inefficace ma si trasforma in superficie colonizzabile dai batteri. In altre parole da filtro “adsorbente” si trasforma in un modesto filtro biologico ossidante.
La lana di perlon va divisa in due strati. In questo modo avremo la possibilità di sostituire dopo una settimana lo strato superiore che è sempre il più sporco e dopo due lo strato inferiore. Per potenziare ulteriormente il filtro si può utilizzare anche il vano nel quale l’acqua risale riempiendolo parzialmente di sabbia corallina.
Il reparto filtrante della vasca è completato da un mini-sottosabbia. Non occorre usufruire di tutta la superficie della vasca, ma basta usarne solamente una parte. In questo modo difficilmente il filtro s’intaserà. Il problema dell’intasamento è il motivo che, già da anni, ha portato gli acquariofili a snobbare il filtro sottosabbia. Eppure con questo sistema possiamo sfruttare gli enormi vantaggi senza incorrere in gravi problemi. E’ sufficiente ogni due-tre mesi alzare leggermente le prime grate all’imbocco dell’aspirazione e pulirlo solo in quel punto.
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Metodo Tradizionale – il fondo

Il fondo della vasca è alto 2 cm ed è costituito da sabbia corallina di pezzatura grossa. Dato l’utilizzo di un filtro sottosabbia, una pezzatura fine ne comprometterebbe non poco il funzionamento. La sabbia corallina è stata lavata prima di essere introdotta nella vasca per eliminare eventuali impurità. L’utilizzo di sabbia corallina viva non è necessario e influirebbe enormemente sul costo dell’intero impianto.
Le rocce sono state sistemate, ma non appoggiate, alla parete posteriore, quindi nel restante spazio è stato costruito il piccolo filtro sottosabbia che copre una lunghezza di 50cm e una larghezza di 25. E’ importante posizionare prima le griglie del filtro sottosabbia, poi le rocce e quindi il fondo di sabbia corallina.

Metodo Tradizionale – l’acqua marina

Metodo Tradizionale - Tridacna maxima e Tridacna squamosa

In primo piano Tridacna maxima. Lateralmente Tridacna squamosa e una talea ormai in fase di crescita di Acropora nasuta

La qualità dell’acqua riveste un’importanza fondamentale. E’ fortemente sconsigliato usare acqua di rubinetto. Un test effettuato oggi la può dare di qualità soddisfacente o buona. Ma non si può mai escludere che domani, tra un mese o tra un anno le condizioni peggiorino. Noi, in quel caso, come faremmo ad accorgerci della presenza di eventuali sostanze tossiche? Meglio allora, usare acqua d’osmosi.
L’osmosi inversa è un processo per mezzo del quale la comune acqua di rubinetto viene privata di tutte le sostanze inquinanti e dei metalli pesanti. L’acqua d’osmosi è essenziale nella preparazione dell’acqua marina. In commercio si possono trovare impianti abbastanza economici che nel giro di un paio d’anni avremmo già ammortizzato. Potremmo così, con l’aggiunta dei sali appositi, avere un’acqua di qualità elevata.
E’ meglio non risparmiare sulla miscela dei sali. Un sale d’ottima fattura contiene già oligoelementi sufficienti al fabbisogno della nostra vasca. L’acqua marina va preparata almeno due giorni prima del suo utilizzo. Ciò consente un completo scioglimento del sale e il raggiungimento di un buon potenziale Redox. L’acqua va mantenuta in movimento mediante una pompa e tenuta in temperatura per mezzo di un riscaldatore.
Nell’acquario l’acqua evapora specialmente nella stagione estiva e quindi è necessario ripristinare il livello con l’acqua d’osmosi. A tal proposito è meglio segnare sulla vasca il livello d’esercizio in modo da tenerlo sempre sott’occhio. La densità della mia vasca è stabile a 1.023 (misurata a 25° di temperatura).
Per la misurazione consiglio di usare solo densimetri a peso specifico, in quanto i densimetri ad immersione (simili a termometri a Mercurio ma più lunghi) sono meno attendibili. Occorre prestare particolare attenzione alla pulizia del densimetro. Dopo un mese d’utilizzo il peso specifico può essere alterato dalla presenza di incrostazioni di Calcare. Lo scostamento del valore, in questo caso può essere rilevante e quindi falsare la lettura. Basta pulirlo con aceto e regolarmente effettuare delle misurazioni comparative con altri densimetri o strumenti elettronici.

Metodo Tradizionale – le rocce vive

Metodo Tradizionale - Euphyllia paradivisa

Euphyllia paradivisa. In basso si intravede un pezzo riprodotto. E’ in costante riproduzione da quattro anni

Per ottenere un risultato finale eccellente bisogna arredare la vasca utilizzando solo rocce vive. Le rocce sono proposte a vari prezzi. Oltre a sceglierne la forma e la grandezza per la propria vasca, è importante valutarne la qualità. Una buona roccia marina si riconosce dalla leggerezza, dalla porosità, dal fatto che la superficie è incrostata di microrganismi e di alghe calcaree.
Nella vasca, inizialmente, ho inserito 40kg. di rocce vive, con un rapporto rispetto al totale netto dell’acqua pari ad un quarto. Questa quantità, che forse a molti apparirà eccessiva, è tipica della filosofia Berlinese e mi ha garantito un processo di maturazione molto veloce.

Metodo Tradizionale – le alghe

Le prime alghe che vedremo comparire hanno l’aspetto di una patina marrone. Si tratta di Diatomee: infesteranno prevalentemente il fondo della vasca ma è del tutto normale.
E’ un processo che si manifesta in tutte le vasche appena allestite e non deve allarmare. Dopo due-tre settimane queste alghe scompariranno e cominceranno a crescere le alghe superiori.
In questa fase non bisogna farsi prendere dall’euforia e cominciare ad introdurre pesci o invertebrati. Il ciclo delle alghe è inevitabile: nella mia vasca si è prolungato per circa due mesi.
Fin dall’inizio consiglio di usare acqua calcarea(kalkwasser): può essere utilizzata come ripristino dell’acqua evaporata e contribuisce alla crescita delle alghe calcaree. Dopo questo periodo se si verifica una nuova fioritura d’alghe verdi infestanti controlliamo i valori dell’acqua e i componenti del nostro acquario.

 

Metodo Tradizionale – gli oligoelementi

Nelle miscele di sali d’alta qualità, gli oligoelementi sono già presenti in quantità sufficiente a garantire il fabbisogno giornaliero degli invertebrati. Tuttavia alcuni di loro devono essere integrati ogni giorno. L’utilizzo d’acqua calcarea, si è rilevato per la mia vasca un toccasana. Sicuramente grazie ad essa oggi l’acquario ha un aspetto rigoglioso.
Mezzo litro d’acqua calcarea al giorno è sufficiente per una vasca di 250 litri. Inoltre, ogni giorno, uso degli integratori per aumentare ulteriormente la presenza di Calcio e Stronzio, elementi che i coralli duri usano per la costruzione del loro scheletro. Ultimo elemento “traccia” che integro è lo Iodio.
Naturalmente la quantità di prodotti da utilizzare è proporzionale al numero d’invertebrati presenti in vasca.
Per i primi mesi consiglio di utilizzare acqua calcarea e Calcio. In questo modo si evitano fioriture d’alghe infestanti, poi una volta assestata la vasca e con l’introduzione dei primi invertebrati, si può procedere gradualmente all’integrazione.
Le Scleractinie (coralli duri) e le Tridacne sono esigenti in fatto di Calcio e quindi una vasca in cui il loro numero è elevato necessiterà di un’integrazione maggiore.
Ogni vasca è particolare: i test in commercio sono senza dubbio utili (anche se non precisissimi) per stabilire la presenza di un determinato elemento, ma è l’acquariofilo che deve capire le reali necessità. Posso suggerire di non effettuare test a raffica per capire se la propria vasca necessita di Ferro, Magnesio o altro: è una battaglia persa.
Ad uno sguardo esperto, basta dare un’occhiata all’aspetto dei propri animali per valutare la salute e le necessità dell’acquario.

Metodo Tradizionale – lo schiumatoio

L’acquario in questione è dotato di schiumatoio. Ma, anche sotto questo aspetto, definisco la mia, una vasca di tipo “tradizionale” in quanto il mini-schiumatoio inserito nell’esiguo spazio del filtro è poco efficiente e di certo non ha contribuito in maniera rilevante al successo.
Tuttavia, indipendentemente dal tipo di filosofia adottata, ritengo fondamentale l’uso di uno schiumatoio. I modelli alimentati a pietra porosa non sono sicuramente una scelta ottimale, meglio adottare schiumatoi alimentati per mezzo di pompe.

Metodo Tradizionale – l’illuminazione

Metodo Tradizionale - Pachyclavularia violacea

Pachyclavularia violacea con colorazione marrone

La luce è fonte di vita. In acquario la luce è l’elemento principe che rende possibili molti processi biologici. La scelta delle lampade, o meglio, il tipo di colore e di gradazione sono alla base della crescita dei coralli. La nostra vasca-esempio monta tre tubi bianchi da 10.000° Kelvin, una lampada per invertebrati dal colore giallo e due tubi blu di colorazione differente. Questa scelta non è casuale ma è frutto di vari test effettuati in questi anni.
Per una vasca nella quale crescono coralli di diverse famiglie, ciascuna con esigenze differenti, il set di tubi descritto si è rivelato il più efficace.
Non è corretto pensare che ad una maggiore quantità di luce equivalga un maggiore successo nel mantenimento degli invertebrati.
Certamente, le già citate Scleractinie e Tridacne necessitano di molta luce, ma è altrettanto vero che molti altri invertebrati non la tollerano. Lo spirito d’adattamento degli animali è senz’altro notevole ma è meglio stare attenti e cercare di conciliare le diverse esigenze. Nella vasca alcuni Actinodiscus che non amano particolarmente la luce intensa, il forte movimento dell’acqua e la vicinanza con altre specie si sono adattati, ma non è detto che sia sempre così.
Il set di luci va sostituito ogni anno, prestando attenzione ad alternare i cambi dei tubi. L’ideale è un periodo di un mese tra un cambio e il successivo. Il cambio di tutto il set porterebbe a delle conseguenze disastrose all’interno dell’acquario. Le luci in questa vasca restano accese per un totale di dodici ore, accendendo prima e spegnendo poi le lampade blu.

Metodo Tradizionale – il movimento dell’ acqua

Il movimento dell’acqua all’interno della vasca è garantito dall’impiego di cinque pompe. Una pompa da 1.000 lt/h, risiede nel vano di risalita dell’acqua. Sempre nello stesso vano, trova posto anche un’altra pompa della medesima potenza che però, essendo utilizzata per il ricircolo dell’acqua attraverso il condizionatore, riduce la sua portata della metà. La pompa del filtro sottosabbia è collocata nello scomparto d’entrata dell’acqua e ha una potenza di 1.200 lt/h. Due pompe all’interno della vasca con potenza di 1.000 lt/h completano la dotazione.
Facendo un rapido calcolo si può notare come il cambio teorico dell’acqua all’interno della vasca sia circa di 18 volte l’ora.
Il movimento in vasca deve essere robusto, in questo modo gli animali possono usufruire della corrente per ripulirsi dai sedimenti e per assorbire le sostanze nutrienti. Posizioneremo gli invertebrati sessili che più prediligono il movimento nei punti in cui è più forte, mentre gli altri troveranno posto in zone più riparate.
L’intensa corrente dell’acqua è salutare anche per i pesci che sono costretti a nuotare vigorosamente.

Metodo Tradizionale – il gruppo di continuità

Metodo Tradizionale - Alcyonium sp.

Alcyonium_sp. Impressionante la crescita di questo esemplare. Deve essere potato ogni due mesi. Diametro attuale 25cm.

Un’improvvisa mancanza di corrente è uno dei peggiori inconvenienti che possano accadere ad un acquario. Normalmente, una vasca in normali condizioni, può sopportare un’interruzione di corrente pari a cinque ore. Viceversa, in un acquario trascurato e con valori chimici pessimi, gli animali muoiono in un’ora, fulminati dai Nitriti. In commercio, purtroppo, non esistono apparecchi studiati per risolvere questo problema.
Del resto, a quanto pare, per la maggior parte degli acquariofili questo problema non riveste una particolare importanza, se non quando la “tragedia” si è già consumata.
Un consiglio personale che mi sento di dare, dunque, è di investire del denaro in un gruppo di continuità. E’ sufficiente visitare un negozio d’apparecchiature elettriche o anche un negozio di computer. Naturalmente bisogna porre sotto carico solo il minimo indispensabile: la pompa principale del filtro. Una pompa della potenza di 1.000 lt/h normalmente consuma 14watt. Il mio gruppo di continuità ha una potenza di 1.000 watt, garantendomi un’autonomia di circa sette ore. Il costo si aggira intorno ai 500 Euro.
Per restare in tema suggerisco anche un altro accessorio che non deve mancare nella casa di un acquariofilo: la segreteria telefonica. Il modello da acquistare deve essere alimentato a corrente elettrica e non funzionare con un’alimentazione propria.
E’ chiaro che in caso d’interruzione di corrente, la segreteria non risponderà e noi sapremo che sta sorgendo un problema. A questo punto un vicino o un amico può recarsi a casa nostra e cercare di risolverlo o quantomeno di tamponarlo.

Metodo Tradizionale – la temperatura

Metodo Tradizionale - Naso lituratus

Naso Lituratus, età in vasca sei anni. Si intravede anche la malformazione della bocca nello Zanclus accennata nell’articolo.

La gestione della temperatura avviene mediante un climatizzatore. In questo modo non c’è da preoccuparsi d’eventuali sbalzi di temperatura. Specialmente nei cambi di stagione accade che il condizionatore riscaldi con luci spente e raffreddi verso sera quando le luci sono da molte ore accese. I parametri impostabili del condizionatore permettono di simulare a grandi linee quello che avviene in natura.
Nella vasca, ogni giorno, avviene uno sbalzo termico di 1,5° e questo fenomeno è salutare per gli invertebrati. Nei mesi più caldi la temperatura non supera mai i 27° mentre d’inverno s’abbassa fino a 23-24°. I pesci sopportano meno questi sbalzi di temperatura e può succedere che si ammalino di Cryptocaryon irritans. E’ solo una forma passeggera: una vasca d’invertebrati è in grado di debellare la malattia. Nella vasca è consigliabile tenere anche un termometro per verificare che l’impostazione del climatizzatore sia sempre corretta. Una precauzione da adottare, per mettersi al riparo da eventuali problemi, è effettuare dei controlli biennali alle apparecchiature.
Durante questi test devono essere verificati accuratamente lo stato interno della serpentina del condizionatore e di tutte quelle parti che vengono in contatto con l’acqua, perché in caso di rotture, quest’inconveniente porterebbe alla morte di tutta la popolazione della vasca.

Metodo Tradizionale – la maturazione

Non è facile indicare dei tempi di maturazione, in quanto ogni vasca ha una sua storia. La vasca-esempio ha avuto da subito un aspetto gradevole e i coralli si aprivano immediatamente non appena sistemati. Dopo avere effettuato i controlli chimici dei valori più importanti, quali pH, Nitrati, Nitriti e Ammoniaca, a distanza di due mesi dal suo allestimento ho introdotto i primi coralli.
Si trattava di specie resistenti come gli Actinodiscus. Visto che i coralli non avevano problemi ho continuato ad introdurli con cadenza settimanale. In poco tempo la vasca ha preso forma e colore. Moltissimi dei primi coralli introdotti sono ancora presenti nella vasca e hanno con il tempo generato nuove colonie. Dopo l’introduzione dei coralli ho continuato a popolare la vasca con i pesci. I valori dell’acqua erano sempre nella norma.

Valori dell’acqua

ElementoValore
Ph8.3
Temperatura24 – 27°
Densità1.023
Nitrati20 – 30 mg/l
NitritiAssenti
AmmoniacaAssente
Fosfati0,05 – 0,10 mg/l
°dKH7 – 10
Calcio450 – 550 mg/l

Nonostante l’integrazione giornaliera d’acqua calcarea e Calcio, le alghe calcaree hanno fatto la loro comparsa solo dopo due anni e fisso in questo periodo il termine della maturazione della vasca. Da quel momento i coralli hanno cominciato non solo ad essere completamente espansi ma anche a riprodursi.

Metodo Tradizionale – i pesci

Metodo Tradizionale - Pygoplites diacanthus

Pygoplites diacanthus ancora in livrea giovanile

Un acquario non può essere considerato completo senza pesci. In natura i pesci dividono lo spazio con gli invertebrati, quindi perché non cercare di riprodurre lo stesso habitat anche in vasca?
Il giusto equilibrio deve essere trovato compensando il maggior inquinamento dovuto alla popolazione di pesci con cambi d’acqua più frequenti. Per la capacità di questa vasca, i pesci che vi abitano, secondo molti testi, sono considerati troppi.
La mia esperienza, invece, dimostra che è possibile avere una vasca d’invertebrati stupenda anche con un buon numero di pesci. Da molti anni nuotano nell’acquario un Naso lituratus, uno Zanclus e una coppia d’Amphiprion ocellaris. Accanto ai pesci c’è anche una coppia di Lismata debelius. Lo Zanclus è stato inserito in vasca solo perché presenta una malformazione nella parte inferiore della bocca, che gli impedisce di prendere il cibo in modo normale: uno Zanclus in perfetta salute divorerebbe tutti gli invertebrati.
Attualmente trova posto in vasca anche un giovane esemplare di Pygoplites diacanthus della lunghezza di 4 cm, uno Ctenochaetus hawaiiensis ed uno Pseudochromis fridmani. Gli esemplari di Pygoplites possono essere tenuti in vasche d’invertebrati solo in giovane età: anche per loro, da adulti, la convivenza con gli invertebrati è da escludere. Una volta cresciuto, troverà posto in una delle vasche di casa.
Tutti gli Acanturidi, i Pomacentridi e alcuni Centropyge sono adatti a convivere con gli invertebrati oltre a moltissimi altri. Per una lista completa vi invito a consultare un buon libro. Mi preme rilevare che ogni esemplare deve essere valutato singolarmente, perché lo stesso pesce in vasche diverse può assumere comportamenti differenti.

Metodo Tradizionale – gli invertebrati

Metodo Tradizionale -  Ctenochaetus hawaiiensis

Ctenochaetus hawaiiensis in livrea giovanile. Questo Acanturide da adulto assumerà un colore dominante verde.

A differenza degli anni passati, oggi possiamo introdurre in acquario una gran varietà di specie. Ciò, però, può causare notevoli problemi di convivenza. Una scelta oculata ci mette al riparo da esperienze negative, e nello stesso tempo evita la pesca sconsiderata di specie che assolutamente non possono vivere in acquario. Mi spiego: un invertebrato la cui longevità in Natura non è ancora documentata ma è comunque lunga, non può essere considerato adatto alla vita d’acquario solo per il fatto che in qualche modo riesce a sopravvivere uno o due anni. Questo tipo di invertebrato deve essere lasciato nel suo luogo d’origine.
Invece dobbiamo prendere in considerazione solo quei coralli che anche in acquario trovano condizioni adatte per crescere e riprodursi. Mi limito a citarne solo alcuni che appartengono al genere “impossibile”: Goniopora stokesi e Fungia. Questi generi sono talmente delicati che perfino in acquari perfetti trovano il modo di soffrire fino alla morte.
Visto che l’alternativa non manca, introduciamo piuttosto nella nostra vasca Actinodiscus sp., Sarcophyton sp., Euphyllia sp., Plerogyra sinuosa, Trachyphyllia sp. ed altri.
Questi invertebrati, in fondo, non necessitano di attenzioni particolari. Richiedono solo qualità dell’acqua e il rispetto delle regole principali su cui si fonda oggi l’acquariofilia. La costanza, l’attenzione ed il rispetto con cui noi accudiremo il nostro acquario, saranno le basi del nostro successo. Non lasciamoci andare ad acquisti particolarmente attraenti che poi si rivelano fallimentari. Questi errori mi hanno accompagnato nei primi mesi della mia avventura, ma poi grazie ad una documentazione appropriata e facendo tesoro delle esperienze altrui, ho abbracciato la filosofia descritta sopra e non l’ho più abbandonata.
Di seguito citerò non tanto tutti gli invertebrati che si sono succeduti in questa vasca, ma coloro che la abitano da almeno quattro anni: Pachyclavularia violacea(varie colorazioni), Turbinaria pelpata, Parazoanthus gracilis, Nemenzophyllia sp., Physogyra lichtensteini, Euphyllia paradivisa, Litophyton sp.(varietà verde), Blastomussa merleti, Sarcophyton sp., Zoanthus sp. (varietà verde e rosso-bruno), Acropora nasuta, Tridacna maxima, Tridacna squamosa, Cynarina lacymalis, Lobophytum crassum, Trachyphyllia, Caulastrea furcata, Actinodiscus sp., Turbo sp., Lysmata debelius, Fromia sp.

Metodo Tradizionale – la manutenzione

In questi anni ho potuto costatare che molte persone si lasciano andare a considerazioni che reputano corrette solo perché trovate su pubblicazioni professionali. Bene, uno di questi testi sostiene che la vasca di tipo tradizionale è di difficile manutenzione.
Di seguito vi elenco le semplici operazioni che vengono eseguite da sei anni sulla nostra vasca-esempio:

  • Cambio d’acqua settimanale del 10% (25 litri)
  • Pulizia settimanale della vasca che consiste nella sifonatura del fondo e nella sostituzione dei materiali di consumo
  • Pulizia mensile della parte iniziale del filtro sottosabbia
  • Controllo e verifica mensile di accessori e apparecchiature
  • Cambio del carbone ogni due mesi
  • Test chimici principali ogni tre mesi
  • Sostituzione delle luci ogni anno.

Per queste semplici e veloci operazioni, il tempo richiesto è di circa due ore la settimana e si allinea in pieno a quello necessario in altre filosofie.

Metodo Tradizionale – considerazioni finali

Veduta panoramica della vasca nel luglio 2002
Veduta panoramica della vasca nel luglio 2002

Sicuramente il successo di quest’acquario non deve portare a credere che tutte le vasche di tipo “tradizionale”, seguendo gli stessi criteri, portino al medesimo risultato. Le tecniche descritte sono sicuramente una base di partenza sicura per allestire un buon acquario, e questa vasca come risultato finale non ha nulla da invidiare ad un acquario costruito secondo il metodo Berlinese.

I metodi da seguire per realizzare un acquario di successo, cambiano nel corso degli anni, e a volte seguono mode che si esauriscono nel tempo.

Il metodo Berlinese è sicuramente il sistema più “semplice” e “sicuro” che permette anche ad un principiante di ottenere ottimi risultati.

Considerando tuttavia la percentuale di vasche che adottano ancor oggi in Italia la filosofia “tradizionale”, si può affermare che questo sistema accompagnerà ancora per molti anni la nostra passione.

 

INFO ARTICOLO:

 

Claudio Rebonato  

 

 ( 4 luglio 2002 )  

 

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