Filtro_sottosabbia

Filtro_sottosabbia a 12 placche – foto www.caridina-shrimps-shop.com

Il filtro sottosabbia in un acquario marino.
Meno di una decina d’anni fa, prima dell’avvento dei moderni acquari “Berlinesi”, il filtro sottosabbia abbinato ad una filtro biologico interno, rappresentava una delle poche tecniche a disposizione dell’acquariofilo marino.
Oggi, alla luce della tecnica attuale, il filtro sottosabbia come sistema di filtraggio appare obsoleto e va scomparendo anche se, per la verità, non è rarissimo osservare qualche acquario dotato di sottosabbia che funziona in modo più che dignitoso.
Il filtro sottosabbia si basa su un principio quanto mai semplice: la sabbia che costituisce il fondo della vasca viene utilizzata come materiale filtrante. Attraverso di essa viene fatta scorrere l’acqua ottenendo così un filtraggio sia di tipo meccanico che biologico.
Sotto il materiale di fondo, grazie ad un’apposita griglia, viene ricavato uno scomparto nel quale l’acqua della vasca scende attraversando la sabbia e filtrandosi. L’acqua viene poi ripompata in alto attraverso un tubo verticale che pesca nello scomparto del sottosabbia. Il filtro può funzionare attraverso una pompa vera e propria oppure attraverso un aeratore il cui diffusore viene infilato nel tubo verticale.

Il filtro sottosabbia nel dettaglio

Il filtro Sottosabbia è stato uno dei primi filtri utilizzati in acquariofilia. All’epoca le decorazioni degli acquari marini erano costituite da pietre e coralli morti: ambienti sterili in cui era davvero difficile mantenere in vita pesci. Per non parlare di invertebrati.
Uno dei primi utilizzatori di questo filtro fu Robert Straughan. Lo consigliava nel suo libro The Salt Water Aquarium in the Home, all’epoca (era il 1976) uno dei libri più popolari tra gli acquariofili americani. Ma tra di loro sembra che il metodo non desse che risultati mediocri. Al contrario, nell’acquario di Straughan sembrava funzionare piuttosto bene. La spiegazione, vista oggi, è semplice: Robert Straughan utilizzava nella sua vasca acqua marina naturale e, soprattutto, rocce vive. Al contrario, gli acquariofili impiegavano acqua marina artificiale. Straughan, in questo modo, inoculava nell’acquario colonie batteriche prelevate in natura dando vita ad un processo di filtrazione biologica potente ed equilibrato.

Un filtro sottosabbia si realizza disponendo a incastro sul fondo della vasca alcune griglie quadrate di plastica di circa 15 cm di lato. Si tratta di accessori realizzati appositamente per il mercato acquariofilo. Ma non è difficile realizzare da soli una griglia con un rete di plastica rigida da giardinaggio a maglie sottili, tenuta sollevata dal fondo per esempio con degli anelli di tubo in pvc dell’altezza di 15 – 20 mm. Una volta realizzata la struttura in plastica, va fissato su di essa il tubo verticale (di solito di plastica trasparente) che dovrà pescare dallo scomparto del sottosabbia per pompare l’acqua sopra la superficie. L’altezza del tubo deve essere di qualche centimetro superiore al livello dell’acqua. La bocca del tubo fissata sulla griglia deve rimanere rialzata dal vetro del fondo di almeno 10-15 mm.

Sistemato il tubo, le griglie di plastica vanno coperte con uno strato alto 3 o 4 centimetri di sabbia corallina media e grossa, precedentemente lavata e setacciata per eliminare le pezzature più piccole e per togliere le impurità.
Sopra il tubo di plastica va applicata una pompa per filtri sottosabbia. Oppure possiamo infilare nel tubo il diffusore d’aria di un potente aeratore. Il diffusore va calato nel tubo fino quasi a raggiungere il fondo della vasca. Una volta azionato l’aeratore, le bollicine trascineranno con sé l’acqua dal fondo. Otterremo in questo modo una discreta circolazione d’acqua.
Con il passare delle settimane, soprattutto se inseriremo in vasca anche delle rocce vive, il fondo dell’acquario si popolerà di una miriade di microrganismi e di batteri che con la loro attività daranno vita ad un filtro biologico ossidante.

Al giorno d’oggi il sistema del sottosabbia sta cadendo in disuso perché poco efficiente e perché, soprattutto, presenta il non trasurabile svantaggio di otturarsi facilmente, compromettendo in maniera notevole la resa. Dopo qualche mese di funzionamento, gran parte del fondo è stato otturato dai detriti e non è più in grado di far passare – e quindi filtrare – l’acqua.
Il filtro sottosabbia può comunque rivelarsi una soluzione vincente nel caso di vasche particolari, nelle quali è sconsigliata la presenza di una forte corrente o di un sistema di filtraggio vigoroso. E’ il caso ad esempio di una vasca destinata solo all’allevamento di microrganismi o, più semplicemente, di cavallucci marini.

Per esperienza posso dire che il filtro sottosabbia è montato nella mia vasca di coralli da sei anni e funziona ancora in modo eccellente. Il metodo tradizionale – come abbiamo visto – presuppone che l’intero fondo della vasca venga ricoperto dalle griglie in plastica. Secondo la mia esperienza, invece, ciò è un errore perché nel corso degli anni compromette la funzionalità del filtro.
Ecco invece il sistema che ho adottato. Premetto che l’acquario in questione è dotato di molte rocce vive e di un comparto con filtro biologico a immersione. Nella parte posteriore della vasca disponiamo le rocce vive e copriamo con queste circa metà della vasca. Nella parte anteriore, invece, posizioniamo le griglie di plastica tanto da coprire circa il 70 per cento della lunghezza. Una pompa con una potenza di 1.200 lt/ora è sufficiente per un filtro sottosabbia lungo 80 cm. Un filtro dalla superficie limitata e facilmente accessibile per la pulizia non s’intaserà mai.

Posso assicurare che questa soluzione contribuisce in maniera sostanziale al filtraggio della vasca. L’unica manutenzione è di cadenza mensile e consiste nel sollevare le prime grate situate vicino all’entrata dell’acqua e ripulirle dai sedimenti che le intasano. L’operazione non richiede più di dieci minuti.

INFO ARTICOLO:

 

Alberto Scapini - Claudio Rebonato  

 

 ( 2 novembre 2002 )  

 

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