In sintesi
Il Carbone attivo è uno dei più efficaci materiali
filtranti che l'acquariofilo abbia a disposizione. Si tratta di
un materiale scuro dall'aspetto granuloso e microporoso in grado,
quindi, di trattanere particelle e sostanze inquinanti come coloranti,
medicinali e metalli pesanti. Non può invece eliminare
i composti dell'Azoto (Nitriti e Nitrati).
Il suo effetto è rapidissimo: bastano poche ore per far
tornare cristallina l'acqua di una vasca. La sua funzione filtrante
è triplice: meccanica (le particelle in sospensione vengono
bloccate dai pori del granulato); chimico-fisica (le sostanze
disciolte vengono attratte elettrostaticamente e quindi "catturate")
ed infine può avere anche unazione biologica (se
il materiale non viene sostituito nell'arco di pochi giorni, nei
micropori si insediano colonie batteriche che lavoreranno come
un filtro biologico).
Per essere utilizzato, il Carbone Attivo va versato in speciali
sacchetti di rete di nylon a maglie sottilissime, va quindi risciacquato
in acqua tiepida e va poi inserito nel filtro. La capacità
filtrante si esaurisce nel giro di pochi giorni. Una volta utilizzato
va gettato via. L'uso non deve essere massiccio ma saltuario e
nelle dosi consigliate.
Alcuni invertebrati (ad esempio Xenia sp.) pare vengano disturbati
dalla presenza di Carbone attivo nel filtro.
Nel dettaglio
L'uso del Carbone attivo, è sempre stato al centro di accese
discussioni tra gli acquariofili. Ha un fortissimo potere adsorbente
ma, purtroppo, non distingue tra quelli che sono gli elementi
utili e quelli nocivi per un acquario. Funziona molto bene per
eliminare sostanze coloranti, Fenoli ed alcuni composti organici
ma non per la maggior parte degli ioni. E' impensabile tentare
di eliminare i Nitrati dalla vasca utilizzando Carbone attivo.
Al contrario, per esempio, toglie elementi "utili" come
lo Iodio. È inutile quindi dosare giornalmente lo Iodio
in una vasca nella quale si usa Carbone attivo.
Gli appassionati più attenti avranno notato che non si
parla di un semplice potere "assorbente" del Carbone
attivo ma di potere "adsorbente". Che significa? Significa
che il Carbone attivo non solo filtra le particelle in sospensione
nell'acqua ma anche ad-sorbe, cioé grazie alle proprie
caratteristiche (chimiche, fisiche ed elettrostatiche) attira,
cattura e trattiene le sostanze disciolte nell'acqua.
In un acquario di barriera, il Carbone attivo va impiegato solo
in caso di necessità e va quindi rimosso dalla vasca nell'arco
di pochi giorni (una o due settimane) perché si satura
in fretta e il potere adsorbente si riduce drasticamente nel giro
di pochi giorni. Lasciarlo in vasca per un tempo più lungo
significa semplicemente trasformarlo in un filtro biologico.
La quantità consigliata di Carbone attivo è di circa
di 0,7 litri per 500 litri d'acqua. Il Carbone attivo va versato
in appositi sacchetti di nylon a maglia sottile e prima di essere
utilizzato deve essere sciacquato in acqua calda. Durante quest'operazione
l'aria esce dai micropori emettendo un caratteristico sibilo.
Solo dopo questa operazione il materiale è pronto per luso.
Non bisogna confondere questa fase chiamata "degassificazione"
con la fase d'attivazione del materiale che viene effettuata industrialmente.
L'acquariofilo stesso, durante la degassificazione, può
determinare la qualità del prodotto: più veloce
è il processo, migliore è la qualità del
Carbone attivo.
Il sacchettino con il Carbone attivo va sistemato in vasca. E
meglio evitare di posizionarlo in modo che l'intero flusso d'acqua
vi passi attraverso in maniera forzata. Piuttosto è preferibile
lasciare il sacchetto adagiato, per esempio nel sump, in modo
che il flusso lo lambisca soltanto. Il sacchetto va tolto prima
di un cambio parziale dell'acqua.
In particolare è consigliabile l'uso di Carbone attivo
quando lacqua comincia ad assumere una caratteristica colorazione
giallastra, segno del lento accumulo di Fenoli (sono il prodotto
del "lavoro" dei batteri), ben visibile se si immerge
in vasca un oggetto bianco (un piatto di porcellana) e lo si osserva
attraverso il vetro dellacquario.
Il Carbone attivo è anche un ottimo "paracadute"
nel caso di improvvisi inquinamenti dovuti a sostanze tossiche,
come per esempio metalli pesanti. E' indispensabile usare il Carbone
attivo, ad esempio, quando si nota una respirazione accelerata
dei pesci, segno di avvelenamento, oppure quando sono stati usati
medicinali in vasca (operazione, questa, da effettuare solo ed
esclusivamente in una vasca di quarantena).
La differenza di qualità che contraddistingue i vari tipi
di Carbone attivo è talmente elevata che l'acquariofilo
farebbe bene a testare la qualità di un prodotto prima
di utilizzarlo. Un test che possiamo effettuare è controllare
il rilascio dei Fosfati. Durante i processi di carbonizzazione
e di attivazione del Carbone, il Fosforo normalmente fissato alla
struttura delle materie prime, può finire disciolto e qualora
tutte le successive operazioni non fossero eseguite in modo corretto,
quantità rilevanti di Fosforo presenti nel Carbone attivo,
finirebbero in vasca. I Carboni attivi migliori non rilasciano
Fosforo, se non in quantità minima.
Il test va effettuato in questo modo: poniamo 5 grammi di Carbone
attivo in un recipiente con due litri d'acqua. Dopo un'ora controlliamo
la concentrazione dei Fosfati nell'acqua utilizzando un apposito
test colorimetrico.
Il Carbone attivo viene prodotto trattando differenti materiali
come la torba, il sangue, lo zucchero e il guscio delle noci di
cocco. Quest'ultimo sembra essere il migliore. Su alcune confezioni
viene erroneamente riportato che il Carbone attivo è attivato
dall'acquariofilo attraverso la semplice sciacquatura del prodotto.
In realtà lattivazione è un processo effettuato
industrialmente per esempio attraverso l'uso di vapore a una temperatura
di 800°.
Il prodotto finale può avere laspetto di pezzi irregolari,
cilindretti, polvere o altro. La forma, tuttavia, non riveste
un ruolo importante nel valutare la qualità ma è
la superficie interna dei micropori a fare la differenza: maggiore
è la superficie, tanto più forte sarà la
capacità filtrante. La porosità nel Carbone attivo
ha dei valori strabilianti: varia dai 400 fino ad arrivare ai
1.500 m2/g. Una volta iniziato il processo di adsorbimento, il
Carbone attivo arriverà ad un preciso equilibrio chimico-fisico
tra la concentrazione delle sostanze da eliminare ancora presenti
nellacqua e quelle già adsorbite.
Se successivamente viene effettuato anche un semplice cambio d'acqua,
questo fattore d'equilibrio viene modificato e il Carbone attivo
tenderà a rilasciare una piccolissima parte delle sostanze
adsorbite. Ma si tratta comunque di un rilascio di entità
trascurabile e di impatto irrilevante sullacquario.
Una volta saturo, il Carbone attivo si trasforma in substrato
per i batteri. Non è tuttavia in grado di eliminare i Nitrati.
Semmai può succedere semplicemente che i batteri colonizzatori
traggano nutrimento dalla grande quantità di sostanze organiche
adsorbite e ripuliscano parte della superfice rendendo il Carbone
attivo ancora parzialmente utilizzabile.
Le dimensioni dei pori possono essere divise in tre classi: macropori,
mesopori e micropori. La grandezza di un batterio è di
1-10nm, superiore al diametro di un microporo, che è di
0,4-1nm. Non tutta la superficie del Carbone attivo, quindi, è
colonizzabile e il processo denitrificante innescato è
da considerarsi modesto.
Tutte queste considerazioni confermano che il metodo usato attualmente
dalla maggior parte degli acquariofili, cioè di usare il
Carbone attivo solo occasionalmente, è il più corretto.
(c.r.)
Dicembre 2002