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Nuotare
con maschera e pinne in un acquario naturale
di Alberto Scapini
[prima parte] |
Snorkeling nella laguna del reef
Una zona del reef spesso trascurata
da chi ama esplorare la barriera è la
laguna interna. Molto spesso il reef vero e proprio costituisce
una sorta di cintura coralligena che circonda le isole tropicali
oppure un “cordone” che corre parallelo alla costa
e con la sua “cresta” divide il mare aperto da una
zona più interna, detta appunto laguna.
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La
laguna è divisa dal mare aperto dalla corona costituita
dalla barriera corallina vera e propria. La parte esterna
della barriera è battuta dalle onde. La foto è stata
scattata sulla sommità della barriera corallina: a
sinistra c'è il mare aperto e a destra la laguna.
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Nelle lagune coralline molto spesso l’acqua è piuttosto
bassa e particolarmente calda perché non ha un ricambio
continuo e diretto con la massa d’acqua più fredda
dell’Oceano. Inoltre, a differenza del mare aperto, qui l’acqua è calma,
particolarmente cristallina e inondata da una luce solare fortissima.
E ricchissima di forme di vita.
Insomma, la laguna è una sorta di straodinario acquario
naturale: una massa d’acqua relativamente piccola nella quale,
grazie allo snorkeling, è possibile fare degli incontri
sorprendenti esplorando rilassati ogni più piccolo anfratto
e osservando in tutta tranquillità pesci e invertebrati
dalle forme e dai colori strabilianti. E tutto questo senza doversi
avventurare in immersioni profonde attrezzati di bombole, jacket
e profondimetri vari.
L’attrezzatura
L’attrezzatura per lo snorkeling
in laguna è tra le
più semplici ed economiche. Per cominciare basta davvero
poco: maschera e boccaglio. Se non siete dei forti nuotatori è meglio
attrezzarsi anche di pinne. Ma visto che nella laguna spesso l’acqua è profonda
pochi centimetri, al posto delle pinne si possono indossare delle
apposite scarpette di gomma. L’importante – regola
tassativa – è non scendere per nessuna ragione in
acqua a piedi scalzi. Tra la rocce del fondo oppure nella sabbia
si possono celare ricci, bivalvi taglienti, coralli urticanti.
Sarebbe un vero peccato rovinare la vacanza solo per non aver preso
una banale precauzione.
La maschera deve
coprire anche il naso e permettere un campo visivo il più ampio possibile. Oggigiorno
i modelli migliori sono realizzati in silicone. E’ importante
che il bordo si adatti perfettamente alla conformazione del viso.
Conviene provarne vari
modelli. Il test per capire quale fa al caso nostro è molto
semplice: si appoggia al viso e si inspira con il naso, trattenendo
il respiro per qualche secondo: se si verifica l’effetto
ventosa (cioè se la maschera rimane “incollata” al
viso) il modello e la forma sono perfette.
Il boccaglio va
scelto semplice e con il “morso” molto
morbido. Il tubo deve essere abbastanza largo da consentire di
respirare agevolmente ma non così largo da rendere difficoltoso
lo svuotamento nel caso entri acqua. Il boccaglio si collega al
cinghietto della maschera con un gancio in plastica. Un sistema
alternativo, ora in disuso ma assai comodo, è di annodare
al boccaglio una cordicella legata a mo’ di collana così da
poterla infilare attorno al collo: quando serve, il boccaglio si
infila sotto il cinghietto della maschera; quando invece non serve
(per esempio mentre stiamo entrando in acqua) rimane penzolante
al collo e a portata di mano.
Le pinne devono calzare morbide attorno al piede. Devono avere
i bordi rinforzati. Se ci si limita allo snorkeling e non si hanno
ambizioni da apneista è meglio scegliere un modello galleggiante.
Oltre
a maschera, boccaglio e pinne conviene acquistare anche una muta.
Non tanto per difendersi dal freddo (nelle lagune coralline
l’acqua può raggiungere e superare i 30 gradi) quanto
per proteggersi da contatti accidentali con organismi urticanti.
In questo senso sono inutili i modelli a gamba e a manica corta.
Sono invece più adatte allo snorkeling mute umide intere
in neoprene da 3 mm. Oppure, se non si è affatto freddolosi,
anche leggerissime mute in tessuto acrilico. Una muta intera, inoltre,
tiene più caldo perché limita maggiormente l’ingresso
dell’acqua più fredda e, dunque, isola di più.
La
muta può essere completata da un paio di guanti protettivi.
Attenzione però: in alcune riserve marine è tassativamente
vietato indossarli in quanto è proibito qualsiasi contatto
con gli organismi della barriera.
Un accessorio
utile ma non indispensabile per chi si limita allo snorkeling è la cintura di zavorra
dotata di piombi. Il peso, soprattutto se si usa una muta leggera,
può essere
limitato a pochi chili. La cintura può aiutare, ad esempio,
chi preferisce osservare gli organismi del reef dal fondo. Oppure
chi deve contare su un assetto abbastanza stabile per scattare
foto senza doversi inventare acrobazie subacquee.
Infine, se siete
appassionati di fotografia, è bene portare
con sé una macchina subacquea compatta.
Un ultimo banale consiglio: se non avete la muta e siete al mare
solo da pochi giorni, prima di fare snorkeling non lesinate in
creme solari sul collo, sulla schiena e sui polpacci. In acqua,
il calore del sole non lo si avverte e, senza le dovute precauzioni,
dopo un’ora di nuoto le ustioni sono assicurate. Per proteggere
la schiena dal sole è sufficiente anche indossare una semplice
t-shirt in cotone.
L’effetto rifrazione
Un particolare effetto
ottico che si incontra indossando la maschera è la
rifrazione. I raggi di luce, che viaggiano nell’aria a 300.000
km/secondo lungo una linea retta, passando dall’aria all’acqua
riducono la velocità a 225.000 km/secondo.
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Nella
laguna corallina l'acqua è limpida e cristallina.
Ma occorre pinneggiare con attenzione per non smuovere il
fondo che si
trova a pochissimi centimetri dalla superfice. |
Non solo. I raggi
cambiano anche direzione con uno scarto di alcuni gradi rispetto
all’asse “normale”. Ciò comporta un effetto
molto particolare: guardando sott’acqua con la maschera,
tutto sembra ingrandito di circa un quarto. Un pesce di 30 cm ci
sembrerà di quasi 40 cm. Se parliamo di differenza tra la
dimensione dei pesci “stimata” e quella reale, ciò non
riveste grande importanza. Ma dobbiamo tenere presente un altro
effetto ottico della rifrazione: il fondale ci sembrerà molto
più vicino di quanto lo sia. Ad esempio una distanza apparente
di un metro, in realtà sarà di 133 cm. E questo,
in termini di sicurezza, è un dettaglio da tenere presente.
Se per esempio nuotando stimo che il fondale sia esplorabile senza
un grande sforzo, in realtà le cose possono stare diversamente.
Come vedremo più avanti, inoltre, la rifrazione ha degli
effetti anche nel campo della fotografia subacquea.
La discesa in acqua
La vestizione va effettuata in
acqua. E’ inutile partire
dalla spiaggia con muta e pinne addosso per camminare goffi fino
a dove l’altezza dell’acqua consente di cominciare
a nuotare.
Meglio prendere sotto braccio tutta l’attrezzatura ed entrare
nell’acqua fino dove arriva al ginocchio. Occhio – se
non avete le scarpette – a dove si mettono i piedi. Anche
in 10 cm d’acqua si possono nascondere organismi potenzialmente
pericolosi.
Si comincia con l’indossare la muta, avendo cura di bagnarla
prima di infilarla, così da farla scorrere meglio. Poi le
pinne. A questo punto conviene trattare il vetro della maschera
per evitare appannamenti. In commercio esistono prodotti appositi.
Ma ci sono soluzioni più semplici. Se la maschera è nuova,
prima di usarla la prima volta è bene strofinare con energia
il vetro interno con un panno cosparso di comune dentifricio. Altrimenti,
una volta in acqua, basta raccogliere un ciuffo d’alghe grasse
e strofinare il vetro prima di bagnare la maschera. Oppure la stessa
cosa si può fare con la saliva. O con un pezzo di patata.
Una volta strofinato il vetro, la maschera va sciacquata e indossata.
Attenzione che qualche ciuffo di capelli non si infili sotto il
bordo. Il cinghietto non deve trovarsi dietro la testa ma sopra
la nuca. Infine si infila il boccaglio, si controlla che l’attrezzatura
sia a posto, ci si china verso l’acqua e ci si lascia scivolare
dentro.
La tecnica dello snorkeling
Da un punto di
vista tecnico, lo snorkeling è un’attività sportiva
semplicissima, poco impegnativa quanto a sforzo fisico e alla portata
di chiunque, diciamo dai 5 anni in su. In linea teorica non richiede
neppura particolari capacità natatorie.
Gli unici due imprevisti che potremmo incontrare sono davvero poca
cosa: l’entrata di un po’ d’acqua nel boccaglio
oppure qualche infiltrazione nella maschera.
Il primo caso può verificarsi per due ragioni: un’onda
sommerge per un istante lo snorkel oppure, presi dall’osservazione
subacquea, abbiamo inclinato la testa troppo in avanti o troppo
di lato fino ad immergere la bocca del tubo. In entrambi i casi
non c’è da agitarsi. Basta un soffio forte e deciso
dal boccaglio senza nemmeno togliere la testa dall’acqua:
così l’acqua viene espulsa dal tubo e si può riprendere
a respirare con facilità. E’ importante, comunque,
mentre si fa snorkeling inspirare dal boccaglio sempre lentamente.
In questo modo, se avvertiamo un gorgoglìo nel tubo (segno
che è entratata dell’acqua) possiamo affrontare il
piccolo imprevisto prima ancora che l’acqua arrivi alla bocca.
Tutto questo, con un po’ di esperienza diventa istintivo.
Nel
secondo caso (acqua nella maschera) la soluzione è ancora
più semplice: continuando a nuotare si alza il viso verso
l’alto, con la mano destra si spinge il bordo superiore della
maschera contro la fronte, e con il naso si espira lentamente per
qualche secondo. La maschera si svuoterà completamente.
Ciò che conta è non lasciarsi mai prendere dall’affanno,
riflettere prima di agire e intervenire con la massima tranquillità.
Durante
tutta la perlustrazione è importante essere molto
tranquilli, nuotare rilassati. Si inspira dal boccaglio lentamente
e profondamente e si espira più rapidamente, quasi con uno
sbuffo. Si pinneggia tenendo le pinne sotto l’acqua e le
braccia conserte oppure distese dietro la schiena. In questa maniera
eviteremo contatti accidentali con organismi pericolosi e, soprattutto,
eviteremo di spaventare pesci e invertebrati avendo così la
possibilità di incontri ravvicinati. Anzi, di più.
Talvolta non serve nemmeno nuotare alla spasmodica ricerca di vedere
qualcosa. Basta rimanere fermi di fronte ad una formazione corallina
apparentemente spoglia. Se si ha la pazienza di stare immobili
per qualche minuto, lo scenario si popolerà di piccoli organismi
insospettabili. Tutti da osservare con curiosità e attenzione.
Pinneggiare nella laguna
Molto spesso queste piscine
naturali sono degli autentici dedali di formazioni coralline con
passaggi difficili (soprattutto se
l’acqua non è molto profonda) e con “vicoli
ciechi”.
Bisogna prestare molta attenzione a non urtare ricci, formazioni
coralline o altro perché il solo contatto con la pelle può provocare
tagli e ferite anche profonde.
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Un
branco di pesci "farfalla" (Chaetodon auriga e Chaetodon
fasciatus) "danza" attorno al cibo offerto dal
subacqueo. Chaetodon auriga si distingue per la parte bianca
della livrea. |
Prima di scendere in acqua sarà dunque opportuno, per quanto
possibile, farsi un’idea di massima del percorso che intendiamo
seguire, magari salendo su qualche scoglio che sovrasta la laguna.
Naturalmente, una volta in acqua, la prospettiva cambierà radicalmente
e quello che sembrava un facile passaggio potrebbe rivelarsi una “gola” stretta
e impraticabile.
Occorre prestare anche attenzione alle correnti che tavolta, con
il cambio di marea, possono diventare un po’ impegnative.
Nel caso di presenza di correnti è preferibile ipotizzare
un percorso di andata contro corrente e un ritorno (quando saremo
un po’ più affaticati) nel senso della corrente. Se
in alcuni punti la corrente diventa davvero intensa non è il
caso di provare ad affrontarla frontalmente ma è meglio
tagliarla diagonalmente puntando verso riva o verso una zona più tranquilla.
Nel caso il mare aperto (cioè al di là del bordo
del reef) sia mosso, attenzione ad eventuali onde più forti
delle altre che potrebbero scavalcare la barriera corallina ed
entrare nella laguna sbattendovi contro i coralli.
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La
laguna corallina è poco profonda. La struttura molto
spesso è simile ad un labirinto di pozze d'acqua e
formazioni coralline. La schiuma bianca sullo sfondo segna
il confine tra l'anello esterno della barriera corallina
e il mare aperto dove il fondale "precipita" ad
oltre 40 metri di profondità.
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Nel caso di acque particolarmente basse (40-50 cm) invece di pinneggiare
si può procedere con l’aiuto degli appigli che si
trovano sul fondo. In questo caso è assolutamente indispensabile
utilizzare dei guanti oppure prestare gradissima attenzione a dove
si mettono le mani: quella che sembra una banale roccia può essere
in realtà un pericoloso pesce pietra. O una fessura che
sembra fornire un ottimo appiglio potrebbe essere la tana di qualche
piccola ma mordace murena. Senza contare che – non ci stanchiamo
di ripeterlo – coralli e invertebrati non vanno afferrati
in nessun caso: sono taglienti e urticanti e qualsiasi tipo di
contatto li danneggia.
Attenzione anche alle pinne. Basta un colpo maldestro per rovinare
una colonia di Acropora. Se l’acqua è davvero bassa
e ci troviamo a dover superare un passaggio dove è ancora
meno profonda, prese le debite misure, inspiriamo al massimo per
gonfiare i polmoni e aumentare la nostra “linea di galleggiamento”;
poi uniamo le braccia dietro la schiena e diamo un paio di colpi
di pinne forti e decisi. Quindi aspettiamo di aver superato l’ostacolo
senza muovere gambe e braccia. Quando siamo certi che anche le
pinne lo hanno oltrepassato, riprendiamo a nuotare.
| Dicembre 2003 |
[fine prima
parte] |
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