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Dagli
errori al metodo Berlinese, ecco la mia storia di acquariofilo
di
Gianluca Bin |
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| La nuova vasca perfettamente
funzionante |
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Devo dire che il mio primo
approccio all'acquariofilia non è stato dei migliori, purtroppo
non solo per mia ignoranza, ma soprattutto per quella del negoziante
che mi seguiva: ripensandoci oggi non aveva la più pallida
idea di come allevare un organismo marino.
Certo, il giorno in cui ho cominciato a studiare, a guardarmi attorno
ed a scambiare opinioni con altri appassionati, le cose sono cambiate.
E' stato il mio primo acquario a farmi capire l'importanza di comprendere
prima d'agire: un principio che applico ancora oggi in tutte le
cose importanti che faccio.
La mia vasca era un "Koro 100", modificato con quattro
tubi al neon, il classico filtro biologico interno pieno di cose
inutili, 10 kg di rocce vive, 10 centimetri di sabbia corallina
grossa e niente più.
Dopo circa due anni dall'avvio, nell'acquario c'era di tutto: pesci
angelo con gli invertebrati, murene con i gamberetti. Per non parlare
di percentuali d'inquinamento stratosferiche.
Ero sempre più demoralizzato per i modesti risultati raggiunti.
Ho deciso quindi che per dare una vita più dignitosa ai miei
animali avrei dovuto dedicare loro uno spazio più adeguato.
Così dopo progetti di ogni tipo ho fatto costruire una vasca
nuova e più grande.
Nel frattempo i pesci erano cresciuti notevolmente e gli invertebrati
venivano divorati dai pesci: è chiaro che ci voleva uno spazio
dedicato agli uni ed agli altri. Quindi ho allestito la nuova vasca,
progettata da me e realizzata da un vetraio della zona.
A quel punto, ho preso un'altra decisione e cioè ho conservato
solamente una delle due vasche, dedicandomi interamente all'acquario
di barriera, molto più ricco di vita, di scoperte da fare
e di soddisfazioni, rispetto all'acquario modello "Moby Dick"
, pieno di pescioni enormi.
Una volta avviata la nuova vasca, ho scelto animali compatibili
e dopo avere contattato la struttura italiana più adeguata
ad ospitare dei pesci marini tropicali, ho impacchettato tutto e
sono andato all'Acquario di Genova per lasciare i miei organismi
in vasche bellissime e grandissime, dove avrebbero potuto crescere
e proliferare per anni, invece di finire in qualche negozio che
li avrebbe rivenduti di nuovo a qualche altro appassionato inesperto.
Il nuovo acquario era fantastico e particolare: alto 90 cm per 70
cm di larghezza e 180 cm di lunghezza: un vero tratto di barriera
corallina.
Dopo alcuni mesi di maturazione, ho inserito i primi ospiti e poi,
per la bellezza di tre anni, tutto è filato in maniera splendida:
ho visto triplicare le dimensioni delle mie tridacne, dei coralli
molli e di tutta una serie di organismi che con il tempo sono comparsi.
Anche
questa vasca però aveva dei limiti. Era dotata di un filtro
biologico, uno meccanico, un secondo biologico a letto fluido, un
terzo biologico "asciutto bagnato", uno schiumatoio. Non
dava i risultati che mi aspettavo anche se era veramente bellissima.
La mia passione sono sempre stati i coralli duri e nello specifico
Acropore, Pocillopore, Seriatopore, Montipore e molte altre specie.
Purtroppo nella mia vasca sembrava che non vi fosse speranza di
sopravvivenza per loro. Proliferavano solo i coralli molli e le
tridacne. L'unica spiegazione che mi sono dato, è che la
presenza massiccia di bioballs, cannolicchi ed uno spesso strato
di sabbia, favorisse l'accumulo di Nitrati oltre 50 mg/l e di Fosfati.
Purtroppo, una mattina del gennaio 1999, la vasca ha fatto un rumore
sinistro: dopo neanche 30 secondi mi sono ritrovato con i piedi
immersi in 20 cm d'acqua salata, insieme a tutto quello che la forza
di 1.100 litri erano riusciti a trascinarsi dietro: pesci, coralli,
rocce, sabbia, ecc.
Grazie al cielo, il mio nuovo negozio di fiducia si trovava a 500
metri da casa, così il negoziante, dopo essere corso da me
armato di scatoloni di polistirolo e sacchi di plastica, ha caricato
tutto sul furgone ed immesso dopo pochi minuti pesci e invertebrati
in alcune delle sue 35 vasche marine.
L'unica cosa che ho perso è stata una bellissima Trachyphyllia
purtroppo finita schiacciata sotto una roccia. Invece a sorpresa,
dopo circa un'ora dal disastro, ho trovato il mio piccolo Gramma
loreto sotto il letto in due centimetri d'acqua, vivo e vegeto con
l'acqua a 13 gradi. Il sopravvissuto è ancora ospite del
mio nuovo acquario.
Per fortuna in quel periodo avevo appena cominciato a conoscere
la filosofia Berlinese, un metodo che pone al centro del sistema
acquario non un filtro meccanico o biologico con bioballs, cannolicchi
o altre cose artificiali, ma solamente ciò di cui la natura
ha dotato il mare, vale a dire le rocce vive. Inutile dire che la
mia successiva vasca è stata progettata e realizzata secondo
la filosofia Berlinese.
Ma questa è un'altra storia.
Agosto 2002
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